Politica

Zingaretti riparte da zero: via la sede dal ‘Nazareno’

Nicola Zingaretti riparte da zero. E lo fa da uno dei luoghi più simbolici della recente storia del Partito Democratico: la sede nazionale del partito. Egli vuole infatti spostarla, ben lontana dal ‘largo del Nazareno’. Perché? Per mandare un segnale di discontinuità con il passato, dalla corrente monopolista di Matteo Renzi come ex segretario.

Quel nome infatti è comunemente associato al famoso ‘Patto del Nazareno’ del 2014, quello avvenuto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sancendo il definitivo avvicinamento tra i due leader. Lo scopo era quello di dialogare sul Titolo V della Costituzione, sulla riforma del bicameralismo perfetto e sulla legge elettorale. Si parlò all’epoca di “profonda sintonia”. Quell’accordo è divenuto il sinonimo di un ‘inciucio 2.0’, tra un Pd sempre più in difficoltà a causa della mancanza della maggioranza in Senato, conseguenza della legge elettorale Calderoli, e Forza Italia che a quel punto diventava l’ago della bilancia per la stabilità del governo di centrosinistra.

Ora questi espedienti non sono più necessari perché il Partito Democratico è all’opposizione, ma serve ripartire da zero. Bisogna chiudere con un passato pesante e scomodo, formato da faide interne e da poca sostanza. Zingaretti lo ha capito e ha deciso di iniziare proprio da quella sede così simbolica.

Vorrei cambiare la sede nazionale del Pd, spostarla da via del Nazareno e costruire delle sedi a Roma, e in tutto il paese, dove il primo piano sia dedicato al co-working delle idee per ragazzi e ragazze, che ci dicano ‘state sbagliando, dobbiamo cambiare posizione”. Si riparte dal basso, dalla voglia di coinvolgere le nuove generazioni, dal bisogno (almeno si spera) di capire quali sono stati gli errori, così spiega il neo segretario a CheTempocheFa intervistato da Fabio Fazio.

Proprio la volontà di ricostruire un’immagine sincera del Pd è la preoccupazione maggiore di Zingaretti in occasione delle elezioni europee. Esse infatti, rappresentano una competizione elettorale simbolica per il partito, da sempre schierato a favore dell’Ue. Il neo segretario del Pd sta dunque incontrando tutti i possibili interlocutori, da Emma Bonino ai Verdi, da Federico Pizzarotti a Carlo Calenda (promotore del manifesto “Siamo Europei”), che non hanno manifestato la volontà di sostenere un progetto comune.

Quello che per me è importante è che nel campo delle forze del centrosinistra non ci siano guerre. Noi daremo al paese una proposta politica aperta unitaria ricca e competitiva e se accanto ci saranno liste che si muovono in questo spirito non dovremmo viverlo con tensione e polemica ma uniti dallo stesso obiettivo. Il problema sono i sovranisti. Noi siamo uniti nel combattere questo obiettivo, vedremo con quali strumenti”, così commenta Zingaretti, in seguito a tale impasse.

Le parole d’ordine sono dunque unità e cooperazione, due concetti chiave per un Pd che deve necessariamente rinascere se non vuole essere condannato ad una posizione minoritaria, sia a livello nazionale che europeo.

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