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Perché le lezioni del 1984 di un ex-agente del KGB sono ancora attuali

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Di Margherita Russo

Nel 1984 Yuri Alexandrovich Bezmenov, un ex-agente del KGB che aveva disertato in Canada nel 1970, rilasciò un’intervista nella quale spiegava il piano a lungo termine messo in atto dall’allora regime comunista nell’URSS per indebolire l’Occidente attraverso la guerra psicologica e la “de-moralizzazione”. Ciò sostanzialmente implicava cambiare la percezione della realtà al punto che, nonostante l’abbondanza di informazioni, la gente non fosse più in grado di giungere a conclusioni sensate nel proprio interesse e in quello della propria famiglia, comunità o nazione.

Bezmenov spiegava che questo processo di “grande lavaggio del cervello” si sviluppa in quattro fasi fondamentali: il primo stadio è chiamato “de-moralizzazione” (ossia, perdita del senso morale), e richiede da 15 a 20 anni. L’esempio più eclatante da lui fornito sono gli hippies degli anni ’60, che negli anni ’80 sono ovunque arrivati a posizioni di potere nel governo e negli affari. Questa generazione è programmata per pensare e reagire in modo pavloviano, ed è incapace di cambiare idea anche quando posti davanti all’evidenza e a dati di prima fonte.

La de-moralizzazione secondo Bezmenov è un processo “irreversibile”, e in effetti egli pensava che il processo di de-moralizzazione dell’Occidente fosse già completato. Una volta compiuto, la seconda fase del lavaggio del cervello ideologico è la “destabilizzazione”, seguita da una “crisi” e, infine, un periodo di “normalizzazione”, che è un eufemismo per l’instaurazione di un regime totalitario.

Molte contraddizioni interne, così come influenze esterne, causarono il crollo improvviso e precipitoso dell’Unione Sovietica nel 1991, così che qualsiasi timore di un’invasione sovversiva guidata dal KGB oggi sarebbe completamente infondata. Tuttavia, è difficile non intravedere in quella visione originale lo stato odierno di molte nazioni moderne occidentali. Le società sembrano sempre più costituite da tribù polarizzate, dove un numero crescente di individui rifiutano i fatti a favore di fragili narrazioni e opinioni (come un immaginario riscaldamento globale, falsificato da tutti i dati storici disponibili, o il la fallace affermazione che l’”Europa” ci avrebbe “dato la pace”), o dove la “relativizzazione” della realtà ha raggiunto livelli tali che i “fatti” vengono percepiti come interpretabili in una miriade frattalica di modi. Sembra insomma quasi che il piano sovversivo originale abbia preso una vita propria dopo la caduta del comunismo sovietico, o sia stato continuato da altri gruppi di interesse.

Se definirla una minaccia “comunista” oggi è fuori moda o rischia di ferire la sensibilità di qualcuno, potremmo chiamarla totalitarismo o autoritarismo, e poco importa se si vuole considerare il KGB o la CIA come la mente principale dietro il processo di sovversione sociale in corso (recenti ricerche negli archivi storici ci mostrano come i contatti tra i due blocchi fossero in realtà molto più frequenti di quanto si pensi). Nella sostanza, rimane un’ideologia basata sull’annientamento delle identità individuali e nazionali, dove un’oligarchia centralizzata e distante, irresponsabile nei confronti delle masse sottostanti sempre più livellate, uniformi e standardizzate, esercita un livello senza precedenti di controllo e sorveglianza sulle libertà civili, fisiche e, ciò che è ancora più inquietante, psicologiche.

Di Tim Bryce, 25 aprile 2012

Nel classico film di Hitchcock del 1935 “I 39 scalini” non si parla di una scalinata, ma piuttosto di una serie di missioni clandestine necessarie per rovesciare un governo. Il film è appassionante ma, a quanto pare, in realtà ci vogliono molti meno passi per sovvertire un governo, per l’esattezza quattro. Ciò, almeno, è quello che afferma Yuri Bezmenov, ex agente del KGB. Durante gli anni ’60, Bezmenov prestò servizio per il KGB principalmente in India, dove aveva il compito di diffondere propaganda sovietica e disinformazione nel mondo occidentale. Alla fine disertò in Occidente nel 1970 e si stabilì in Canada, dove tenne conferenze e scrisse articoli sulle tecniche usate dal KGB per sovvertire l’Occidente.

Nel 1984 è stato protagonista di un’intervista televisiva che è ancora disponibile su YouTube. Durante questa intervista, Bezmenov spiega che le attività del KGB riguardavano ben poco lo spionaggio tipico alla James Bond (solo il 15%), ma si concentravano maggiormente (85%) sulla “sovversione ideologica”, utilizzata per minare segretamente il governo americano [e in generale i governi occidentali N.d.T.] attraverso azioni non apertamente politiche di guerra psicologica. Lo scopo di questo programma era cambiare la percezione della realtà usando tecniche di lavaggio del cervello subliminali per un lungo periodo di tempo. La gente agisce sulla base della propria percezione della realtà, indipendentemente dal fatto che sia corretta o fallace. Non si preoccupa tanto dei fatti quanto dei propri modi di vedere il mondo e dei propri interessi personali. Controllando le percezioni delle persone, esse diventano più inclini a trarre conclusioni errate, facilitando così la manipolazione delle masse. L’obiettivo del programma del KGB era quindi quello di programmare le persone a rigettare le verità come fallaci, nonostante l’evidenza.
Come spiega Bezmenov nell’intervista, quattro fasi sono necessarie per trasformare il pensiero e il comportamento della popolazione:

1. De-moralizzazione – questo processo può richiedere circa 15-20 anni (una generazione) per essere completato. Durante questa fase, la fibra morale e l’integrità del paese vengono messe in discussione, creando così dubbi nelle menti delle persone. Per ottenere ciò, è necessario manipolare i media e il mondo accademico allo scopo di influenzare i giovani. Mentre la generazione più giovane abbraccia nuovi valori, come il marxismo e il leninismo, la vecchia generazione perde lentamente il controllo semplicemente tramite il logoramento. Come già detto, i fatti e la verità non contano più durante questo stadio, mentre la creazione di percezioni è di fondamentale importanza.

2. Destabilizzazione: lo scopo di questo passaggio è modificare lo status quo, in particolare l’economia del paese, le relazioni estere e i sistemi di difesa. L’intento è quello di creare un governo pervasivo che eserciti il controllo in modo invasivo nella società e nella vita dei suoi cittadini. Questo può richiedere da due a cinque anni per essere realizzato, sempre con il sostegno attivo del mondo accademico, che spinge soprattutto i più giovani in questa direzione. In questa fase vengono promessi diritti, vantaggi e sussidi ad alcuni strati della popolazione per incoraggiare il loro sostegno. Fondamentalmente, si corrompono le persone perché accettino il piano.

Bezmenov sostiene che, una volta che questa fase è completata, intellettuali ed idealisti non sono più necessari e, dal momento che senza dubbio saranno i primi a protestare contro le politiche del governo una volta scoperta la verità, vengono rapidamente eliminati in un modo o nell’altro. In proposito cita gli esempi di Nicaragua, Grenada, Afghanistan e Bangladesh.

3. Crisi: questo è un passo importante che dura fino a sei settimane e comporta un cambiamento rivoluzionario di potere. È qui che un evento cataclismatico sconvolge e divide il Paese, creando così il panico tra i cittadini. Esempi recenti includono gli sconvolgimenti del 2011 in Medio Oriente, in particolare Egitto e Libia. Per gli americani, i sintomi potrebbero includere la sospensione della Costituzione e l’alterazione dei controlli e degli equilibri del governo e, alla fine, la legge marziale.

4. Normalizzazione – è lo stadio finale, durante il quale la popolazione finalmente acquiesce e inizia ad accettare il comunismo. Può richiedere fino a due decenni.

Bezmenov sosteneva che la prima fase, la De-moralizzazione, era stata completata molto prima della sua intervista del 1984. In effetti, i sovietici stessi erano rimasti sorpresi di quanto facilmente fosse stata eseguita. Un chiaro indicatore del decadimento morale del paese è il declino delle organizzazioni religiose che, storicamente, sono sempre state un sostegno per la moralità, ma oggi sono in regresso. Riteneva inoltre che la seconda fase fosse in via di completamento nel 1984, ma a quanto pare non aveva previsto la caduta dell’URSS, che portò il processo a una temporanea sospensione. Ciononostante, non sarebbe azzardato sostenere che oggi in America si stanno realizzando molti degli scenari descritti da Bezmenov, e che la terza fase sembra approssimarsi.

Yuri Bezmenov morì nel 1993 senza mai vedere la realizzazione della sua profezia, che si spera non si realizzerà mai. Tuttavia, come ci ricorda Bezmenov, la sovversione richiede soltanto pazienza e perseveranza per alterare le percezioni delle persone.

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