Attualità

Verona in trincea

Verona è sempre più divisa. Da una parte gli organizzatori, dall’altra i boicottatori. Il Congresso Mondiale delle Famiglie si appresta ad essere uno degli eventi più contestati degli ultimi anni. Si svolgerà dal 29 al 31 marzo con l’appoggio sia del governatore veneto Luca Zaia che del ministro della famiglia Lorenzo Fontana. Emblematico è anche l’approvazione del Ministro dell’Interno Matteo Salvini ma anche la presenza del Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, o ancora di Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo, esponente di Forza Italia.

Non solo personaggi politici nostrani, ma anche internazionali come la parlamentare Lucy Akello (sostenitrice della pena di morte per il reato di “omosessualità aggravata”), Katalin Novak (ministra ungherese per la famiglia), l’arciprete ortodosso Dmitri Smirnov,  la leader croata del movimento ‘On behalf of the Family’ Zeljka Markic (“preferirei dare mio figlio all’orfanotrofio, piuttosto che in adozione ad una coppia dello stesso sesso”), e tanti altri.

Un evento che si propone di discutere attorno alla lotta contro le famiglie e i matrimoni omosessuali, sull’abrogazione della legge sul divorzio e sull’aborto, dei contraccettivi, dell’eutanasia, della ‘sodomia’, dei finanziamenti a favore di LGBT, delle leggi a favore dell’eguaglianza a livello nazionale, etc..

Molti sono i contestatori dell’evento: spunta infatti una lista di albergatori convenzionati al Congresso con l’invito “Se vuoi stare alla larga da personaggi omofobi, antifemministi, sessisti e oscurantisti e se non vuoi contribuire alle finanze di chi li ospita, boicottali”. Anche l’Università di Verona fa sapere tramite il rettore Nicola Sartor che “Il 4 dicembre scorso ho declinato la richiesta di utilizzo di spazi universitari per ospitare l’evento. L’Università è un luogo di studio aperto al confronto scientifico fondato sulla libertà della ricerca e dell’insegnamento”. Infatti l’ateneo veronese era stata la prima scelta da parte degli organizzatori e, in seguito al rifiuto, hanno optato per il palazzo comunale della Gran Guardia.

Intanto il capogruppo della leghista al Comune di Verona Mauro Bonato, si è dimesso, motivando: “Se va avanti così torneremo a tempi antichi dove le donne fanno solo le schiave degli uomini. Verona non merita questo”. Bonato rimprovera la Lega di aver abbandonato la propria ragione costitutiva: l’autonomia regionale e non “temi etici o familiari”.

Tale evento ha creato problemi anche nella compagine di governo, tanto che la componente pentastellata ha preso le distanze dall’alleato leghista. Luigi Di Maio ha commentato: “Ognuno va agli eventi che vuole ma io a quegli eventi non ci vado. Quella visione della donna sostanzialmente mero ‘angelo del focolare’ non rappresenta niente della cultura del M5s”; inoltre riferendosi a Salvini continua “Questa è una decisione sua: io dico soltanto che chi si permette di dire che le donne devono stare in casa, come se fossero degli esseri inferiori, non appartiene assolutamente alla mia cerchia di amicizie e di frequentazioni”. In seguito a queste discussioni, il patrocinio della Presidenza del Consiglio è stata ritirata.

Stefano Buffagni (M5S), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha aperto lo scontro tra le componenti della maggioranza lanciando l’hashtag #NotInMyName, opponendosi a quello che lui considera un ritorno a valori medioevali: “C’è stato un tempo in cui le donne più emancipate e gli omosessuali venivano bruciati sui roghi. Pare qualcuno abbia nostalgia di quel periodo oscuro. Non io!”, scrive su Facebook.

Appare evidente come tale evento sia destinato a far parlare di sé, sia per i contenuti che per le opposizioni.

 

 

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