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Larga maggioranza con 232 voti, tre dissidenti M5s. Il ministro dell’Interno all’Aula: “Per andare a processo dovrei mentire e sostenere che non ho fatto l’interesse pubblico”.

Il Senato ‘salva’ il ministro dell’Interno e nega l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, accusato di sequestro aggravato di persona per aver negato lo sbarco lo scorso agosto, per diversi giorni, a 137 migranti che si trovavano a bordo della nave della Guardia costiera. Il vicepremier, che oggi si e’ commosso in Aula, twitta: “Una sola parola, amici: grazie”. Con 237 voti a favore, 61 voti contrari e nessun astenuto, l’Assemblea di palazzo Madama ‘blinda’ il leader leghista e liquida una volta per tutte il ‘caso Diciotti‘, evitando il processo al titolare del Viminale. Oltre alla Lega e al Movimento 5 stelle, votano contro la richiesta del Tribunale dei ministri anche Fratelli d’Italia e Forza Italia. Votano invece a favore Pd e Leu. Nonostante il malessere interno ai 5 stelle, il Movimento regge l’onda d’urto e ‘perde’ pochi pezzi: in tre, le senatrici Paola Nugnes, Virginia La Mura ed Elena Fattori, votano a favore del processo in dissenso dal gruppo. Poche altre le ‘defezioni’ (in tutto sette, tra cui Matteo Mantero), ma si tratta – precisano i pentastellati – di assenze ‘giustificate’ da missioni o congedi. In sostanza, alla maggioranza ‘allargata’ mancano un pugno di voti: Lega, M5s, FI e FdI hanno infatti in tutto 243 senatori. A questi voti vanno aggiunti alcuni senatori del gruppo Misto che hanno votato contro il processo. Dalle opposizioni, pero’, si fa notare che senza il soccorso del centrodestra M5s e Lega da soli non avrebbero incassato la maggioranza assoluta, fermandosi a quota 153 rispetto ai 165 voti che hanno i giallo-verdi (2 le assenze nella Lega, 7 nel Movimento dove in piu’ 3 hanno votato in maniera difforme). Al di la’ dei numeri, la maggioranza si compatta e si presenta unita di fronte all’Aula. Con il premier Giuseppe Conte che, come aveva annunciato ieri, arriva in Senato “sereno e confidente”. Non si fa invece vedere Luigi Di Maio, per i 5 stelle c’e’ Riccardo Fraccaro (e in un primo momento anche Danilo Toninelli), che siede da solo sui banchi del governo quando Salvini prende la parola e sceglie di intervenire dai banchi della Lega, senza pero’ dimenticare di ringraziare gli alleati pentastellati.

Il via libera c’è stato grazie anche al voto di Fi, Fdi, alcuni del gruppo Misto e altri delle autonomie, per un totale di 237 voti. Sulla carta, Lega e M5S contavano 165 voti, 4 più della maggioranza assoluta fissata a 161. Tre senatrici hanno votato contro, portando i gialloverdi a 162. A complicare la situazione, le assenze per congedo o missione: 7 fra gli M5S e 2 nella Lega: 9 in tutto. A questo punto Salvini poteva contare su 153 voti. Da dove sono arrivati i nove necessari per assicurare la maggioranza ‘politica’? 6 dal gruppo Misto: Buccarella (ex M5S), Calandrini (subentrato a Marsilio), Cario, De Bonis, Martelli (ex M5S) a cui aggiungere Merlo (organicamente in maggioranza in quanto sottosegretario agli Esteri). Dalle Autonomie sono poi arrivati i voti favorevoli di Pier Ferdinando Casini, Meinhard Durnwaldner e Dieter Steger. Se si considera che Buccarella e Martelli hanno sostanzialmente sempre votato con la maggioranza, mentre Merlo ha un incarico di governo e Cario ha già votato una fiducia, i numeri della maggioranza gialloverde sono a quota 157.

“Non mi emoziono quando parlo – premette Salvini prendendo la parola in Aula – ma quando c’e’ di mezzo un reato… mi sono scritto il discorso, perche’ se mi si accusa che, col mio lavoro, ho fatto privatamente qualcosa che – rivendica – ho fatto e faro’ per difendere la sicurezza del Paese e dei miei figli, allora perdonate un po’ di emozione”. Entrando nel merito della questione sollevata dal Tribunale dei ministri, Salvini spiega che “la decisione sulla Diciotti e’ stata una iniziativa del governo, coerente con gli interessi pubblici del Paese. Il governo ha sviluppato misure e azioni per la lotta al contrasto dell’immigrazione clandestina e ringrazio i colleghi dei 5 Stelle perche’ le cose si fanno in due, evidentemente”. Quindi, Salvini non solo rivendica le scelte assunte, ma garantisce anche: “Non saro’ mai il ministro che lascia morire in mare qualcuno senza muovere in dito: abbiamo soccorso, salvato e anche aperto un contenzioso”. Infine, si difende assicurando che “io e il governo a cui mi onoro di appartenere non saremo mai complici dei trafficanti di droga e di armi”. Con la voce rotta dall’emozione, conclude: “Comunque votiate siate certi che continuero’ il mio lavoro senza nessuna paura”. Critico il Pd, che attacca: “La prima parte dello scambio e’ avvenuto. Oggi e’ stato salvato Salvini dalla Lega e da M5s con l’aiuto di Forza Italia. Domani tocca a Toninelli: e’ una vergogna”, dice il capogruppo Andrea Marcucci, riferendosi al voto di domani sulle mozioni di sfiducia a Toninelli. Tranchant il commento del dem Francesco Verducci: “Il voto di oggi sancisce la fine del Movimento. Politicamente non esistono piu'”.

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