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La corruzione infesta le stanze del Campidoglio, indagato l’assessore Frongia

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Il Movimento 5 Stelle investito da una fiumana di casi di corruttela in capo ai suoi esponenti che operano nella Giunta del Comune capitolino, riguardo la vicenda fosca dello stadio della Roma

di Monica Montanaro

Il Campidoglio sembra essere travolto da una serie di eventi negativi avveratisi a mo’ di effetto domino, vari membri della Giunta capitolina sono stati investiti da inchieste giudiziarie aperte nei loro confronti per il reato di corruzione e relative tangenti.

L’inchiesta ormai avviata da tempo è quella che concerne la costruzione del nuovo stadio della Roma, per la quale è stato tratto in arresto l’altro ieri l’ex presidente dell’ Assemblea Capitolina Marcello De Vito, l’ultimo sulla lista investito anch’egli dall’accusa del reato di corruzione è l’assessore allo Sport del Comune di Roma, Daniele Frongia, già vice sindaco della medesima Giunta Raggi, poi decaduto dalla carica dopo la vicenda giudiziaria del caso Marra. Codesti casi di corruttela rientrano nel filone investigativo che aveva visto indagato e posto sotto arresto dei giudici mesi addietro il noto costruttore romano Luca Parnasi sempre nel solco della vicenda dello stadio della Roma.

Dopo aver appreso della notizia per la quale è indagato per corruzione, il componente della Giunta romana, fedelissimo del sindaco Virginia Raggi, ha risposto ai lanci di accuse nei suoi confronti con tali affermazioni: “Mai compiuto alcun reato. Ho appreso di essere coinvolto nell’indagine ‘Rinascimento’ del 2017, per la quale non ho mai ricevuto alcuna comunicazione, elezione di domicilio o avviso di garanzia. Con il rispetto dovuto alla magistratura inquirente, avendo la certezza di non aver mai compiuto alcun reato e appurato che non ho mai ricevuto alcun avviso di garanzia, confido nell’imminente archiviazione del procedimento risalente al 2017”.

Il procedimento aperto dalla magistratura riguardo la melma corruttiva che si è abbattuta e ha coinvolto vari attori responsabili dell’opera di edificazione del nuovo stadio della Roma, già avviata nel giugno scorso, che ha visto al centro della stessa nomi altisonanti, come l’imprenditore edile Luca Parnasi, proprietario della società Eurnova, incaricato di conseguire il progetto dello stadio romano, e altri personaggi a lui collegati che prestavano la loro opera professionistica a supporto del costruttore romano, e l’ex presidente di Acea Luca Lanzalone. Pertanto da questa inchiesta si è sviluppato il nuovo filone di indagini che ha condotto al disvelamento dei fenomeno di corruzione imperversante all’interno del Comune di Roma, dal quale ne sono scaturiti gli arresti in capo a cinque persone, tra cui quello all’ex presidente dell’Assemblea Capitolina De Vito.

Le persone arrestate protagoniste di tale vicenda giudiziaria sono l’avvocato Camillo Mezzacapo, l’architetto Fortunato Pititto, e l’imprenditore Gianluca Bardelli. La procura imputa a De Vito di aver incassato laute tangenti, in quanto ha rilasciato autorizzazioni per alcuni progetti immobiliari inerenti alla costruzione dello stadio della Roma.

Ieri mattina condotto al cospetto del gip del tribunale di Roma, Tomaselli, per essere sottoposto alla prassi di rito dell’interrogatorio, De Vito non ha proferito parola avvalendosi della facoltà di non rispondere, e tramite il suo legale ha riferito che darà la sua disponibilità ad essere interrogato dai giudici tra qualche giorno.

Nel carcere di Regina Coeli si è tenuto ieri l’interrogatorio di garanzia da parte del gip all’avvocato Camillo Mezzacapo, anch’egli arrestato per il reato di corruzione, il quale ha dichiarato a sua difesa: “Non ho percepito nessuna tangente, ma solo compensi per attività professionali, curavo transazioni e attività che si svolgono di norma nella pubblica amministrazione”. Mezzacapo durante l’interrogatorio ha aggiunto: “La ‘Mdl srl’ non è una società ‘cassaforte’ e non è in alcun modo riconducibile a De Vito”.

Dalle indagini condotte dagli inquirenti emergerebbe anche grazie all’ausilio dello strumento delle intercettazioni e attraverso il vaglio dei flussi di denaro che confluivano e si ricollegavano alle società gestite dall’avvocato Mezzacapo, è stato appurato che lo stesso riceveva laute tangenti, una prassi illecita che includeva anche l’ex presidente De Vito, il quale si serviva della società Mdl  riconducibile allo  stesso avvocato per far fruttare i suoi proventi illeciti. Si sospetta che De Vito e Mezzacapo in combutta avrebbero intascato tangenti ammontanti ad una cifra di 230 mila euro ed altre tangenti sarebbero dovute pervenire nelle loro mani, corrispondenti ad una cifra di 160 mila euro.

Nonostante De Vito sia stato rimosso tempestivamente dal capo del Movimento Di Maio ed espulso come un oggetto pregiudicante l’immagine immacolata , trasparente ed impeccabile del gruppo politico al governo, il Movimento 5 Stelle sembra essere travolto da un’onda anomala di casi giudiziari pesanti, pendenti a carico dei suoi membri sedicenti “cittadini” votati all’onestà perpetua, ma i fatti reali sembrano sconfessare e smentire tale auto definizione cristallina e scevra da pecche e macchie all’onorabilità propria, intaccando la parvenza di Movimento “diverso” dagli altri partiti politici vetusti e corrotti.

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