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“Giusti fra le nazioni” i coniugi che salvarono gli ebrei a Dossello

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“Giusti fra le nazioni” è l’onorificenza che lo Yad Vashem, l’ente nazionale israeliano per la memoria della Shoah, riserva ai non ebrei che riuscirono a salvare a rischio della propria vita anche un solo ebreo dal genocidio nazista. I loro nomi sono scolpiti sul Muro d’onore del “Giardino dei giusti” a Gerusalemme.

Oltre 700 italiani sono stati proclamati “Giusti fra le nazioni” . Tra loro, anche i coniugi Edoardo Nicoli ed Elisabetta Belotti, nati nell’allora Comune di Vall’Alta, che a Dossello accolsero due famiglie ebree, i Gallico e Goldstaub, ricercate dai nazifascisti e destinate allo sterminio. Il riconoscimento è stato assegnato in seguito a una richiesta ufficiale deliberata dal Consiglio comunale di Albino nel 2016.

sono morti rispettivamente nel 1956 e nel 1974. Sono ancora vivi, invece, due dei cinque figli della coppia: Osanna ed Edgardo Nicoli, ora emigrati nel Canton Ticino. Saranno loro a ricevere per i genitori il riconoscimento dalle mani della rappresentante israeliana Avital Kotzer Adari.

La cerimonia si terrà lunedì 15 aprile alle 11 nella sala consiliare di Albino. Ci sarà anche Lidia Gallico, ebrea di Mantova, che ha scritto le sue memorie nel libro Una bambina in fuga dedicandolo al “Nicoli Barbù”, delle cui generalità non si ricordava altro, ospitata a Dossello con il padre Enzo e la madre Tina, poi salvatisi in Svizzera. La signora Lidia sarà accompagnata dalle figlie, Lorenza e Eleonora Cazzaniga Donsemondi, questa con il figlio Francesco Molon.

Ha assicurato la sua presenza Emma Goldstaub, superstite dell’altra famiglia che venne ospitata dai Nicoli con il nonno Vittorio, il padre Alberto, la madre Luciana Levi, e i fratelli Franco, vivente, ma all’estero, e Giulio. Ci sarà anche Adriana Ventriglia Goldstaub di Milano, che sposò Giulio Goldstaub, che dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, di cui è una qualificata esponente, ha permesso negli scorsi anni di rintracciare Franco Goldstaub, che in seguito ha testimoniato di essere stato ospitato da Edoardo Nicoli, con i suoi familiari, compresa la sorella Emma.

Don Angelo Zois

Non potrà invece essere presente, per ragioni di salute, Michele Bassino, che con il fratello Vittorio visse ad Albino centro, vi frequentò le scuole, prima di tornare a Milano, dove la mamma Ernestina Goldstaub fu presa per essere deportate e uccisa ad Auschwitz, come il padre Vittorio, catturato a Genova. Verrà inoltre ricordata, fra i Goldstaub che non passarono per Albino, un’altra figlia di Vittorio, Bianca, che uscì viva dall’inferno di Auschwitz e di cui sono state pubblicate le memorie a cura di Edmondo De Benedetti nel 2017. Potrà essere presente, infine,  Giuseppe Zois, nipote di don Angelo Zois, parroco di Dossello che sostenne la famiglia Nicoli nell’accoglienza e nella precipitosa fuga alla fine di gennaio 1944.

Le ricerche per identificare la famiglia di cui parla il libro Una bambina in fuga hanno permesso anche di risalire ad altri albinesi della Valle del Luio che hanno ospitato ebrei, come Battista Nicoli “Moc” a Casale, che ospitò un insegnante con la figlia Flora e altri due giovani, e come Alessandro Signori “Sertùr”a Fiobbio.

La cerimonia sarà anche un riconoscimento indiretto a tutti gli albinesi sconosciuti, che in quel difficile periodo, specie in Valle del Luio (a Fiobbio, Casale, Abbazia e Vall’Alta), seppero come i coniugi Nicoli andare a loro rischio contro il potere e la cultura imperanti. A riconoscimento dei meriti della Valle del Luio sono stati invitati tutti i parroci della “Valle”, a partire da don Adelio Quadri di Dossello. Al pomeriggio, nella frazione è prevista l’inaugurazione di una targa in onore di don Angelo Zois.

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