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Agguato nel foggiano contro il maresciallo Di Gennaro

Il Killer ha infierito sparando tutti i colpi 

Accanimento forsennato che il pregiudicato Giuseppe Papantuono,  sparando tutti i proiettili a sua disposizione, ha riversato sul carabiniere Di Gennaro caduto vittima del piano perverso del killer foggiano

di Monica Montanaro

Proseguono rapide le indagini ingaggiate dai reparti investigativi incaricati del caso e dal personale inquirente della Procura di Foggia, dalle quali si è evinto che il killer Giuseppe Papantuono in preda ad un impulso vendicativo ha riversato sul corpo del maresciallo Vincenzo Di Gennaro tutta la sua furia omicida, sparandogli tutti i colpi di proiettile che aveva all’interno del suo caricatore.

Nella conferenza stampa indetta per spiegare nei dettagli la dinamica del caso di omicidio avvenuto sabato scorso nella località del foggiano, Cagnano Varano, contro il maresciallo dei carabinieri Vincenzo Di Gennaro, e del tentato omicidio del suo collega Pasquale Casertano, è intervenuto il procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro, incaricato del mandato di condurre le indagini sul caso in questione.

Il procuratore Vaccaro nel corso della conferenza dinanzi ai media ha riferito i punti salienti e lo stato di avanzamento delle indagini in merito all’agguato avvenuto nell’hinterland foggiano: “Ieri mattina Papantuono ha intercettato i due carabinieri che transitavano nella medesima sua strada con l’auto di servizio, e ne ha approfittato chiamandoli al suo cospetto. I carabinieri si sono recati presso di lui e quando si sono fermati ed abbassato il finestrino per chiedergli cosa fosse successo, Papantuono senza esitare ha sparato loro contro, colpendo i due militari, scaricando tutti i proiettili che vi erano nel suo caricatore della pistola”.

Il racconto del procuratore prosegue disaminando gli altri dettagli estrapolati dalla ricostruzione eseguita dai carabinieri, testimoni del tragico delitto. Papantuono dopo l’efferato omicidio, ha tentato di impadronirsi delle pistole dei due agenti vittima del suo piano truculento, non riuscendovi poiché il collega del Di Gennaro, ancora in vita, in quanto soltanto ferito, ha immediatamente cercato di contattare il 118 dalla sua auto di servizio, venendo ostacolato altresì dal killer ancora in atto di ledere, ma grazie al pronto intervento degli uomini della polizia locale e dall’arrivo tempestivo e provvidenziale di altri agenti dei carabinieri, papantuono è stato immobilizzato e tratto in stato di arresto.

Dunque, il killer Giuseppe Papantuono, 65 anni, già noto alle forze dell’ordine e pregiudicato perché in passato era stato arrestato in flagranza di reato, arresto avvenuto nel febbraio del 2017 per porto e detenzione di coltello in seguito all’aggressione ai danni di un uomo di 44 anni mentre era all’interno di un locale commerciale, quest’ultimo dopo l’accoltellamento subito era rimasto ferito a causa una lesione inferta sulla schiena. Per tale reato Giuseppe  Papantuono aveva subito una sentenza di condanna alla pena di un anno di carcere per lesioni. Inoltre, qualche giorno fa lo stesso Papantuono era stato denunciato per il porto di coltello, e sorpreso in strada dagli uomini dell’Arma dei carabinieri mentre deteneva della sostanza di tipo stupefacente, per tale ragione aveva subito una perquisizione domiciliare.

Proprio la misura preventiva ed investigativa ingaggiata dalle forze del’ordine, ossia la perquisizione presso il suo domicilio, aveva scatenato nel killer l’impulso omicida di vendetta per l’onta subita, e nella medesima occasione aveva espresso all’indirizzo di altri carabinieri, non corrispondenti agli stessi caduti vittima dell’agguato realizzato da Papantuono a Cagnano Varano, espressioni di minaccia imminente.

Pertanto, Giuseppe Papantuono, è stato tratto in stato di arresto con l’accusa rivoltagli di omicidio aggravato per il fatto di averlo cagionato, nella contingenza dell’espletamento delle proprie funzioni, nei confronti di un pubblico ufficiale in servizio.

Specificatamente, nel decreto di fermo i reati contestati imputabili a Giuseppe Papantuono sono omicidio aggravato, tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco. Attendendosi al rito procedurale, il personale inquirente ha predisposto l’interrogatorio ai fini investigativi, sottoponendolo all’indagato, durante il quale quest’ultimo non ha proferito alcuna parola, avvalendosi della facoltà di legge, di non rispondere alle domande dei giudici.

Il caso dell’omicidio del valente maresciallo dell’Arma dei carabinieri ha scatenato un vespaio di polemiche e malumori anche sul fronte politico, ingenerate dal fatto che il killer recidivo Papantuono avesse dei precedenti penali, appurati da una condanna giudiziaria, e, per di più, che fosse in stato di libertà nonostante tale misura restrittiva carceraria.

Moltissimi gli interventi commossi e sentiti provenienti da svariati settori della società, dai vertici della classe politica sino agli strati più popolari. In primis quelli giunti dai colleghi e dai superiori dell’Arma dei carabinieri a cui apparteneva l’ex maresciallo caduto. Rimangono impresse le parole intrise di rabbia, dolore ed affetto esternate dal comandante provinciale dei carabinieri di Foggia, il colonnello Marco Aquilio, il quale nel corso della conferenza stampa ordinariamente organizzata post delitto, ha espresso tali sue frasi tenere: “Di Gennaro ha trascorso gran parte della sua carriera in Calabria, dieci anni fa è arrivato in provincia di Foggia e sicuramente a breve sarebbe diventato comandante di stazione. Era un bravissimo maresciallo che sapeva fare il carabiniere a tutto tondo, determinato con i criminali e sempre disponibile nei confronti della popolazione più debole”.

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