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Foto del buco nero, De Laurentis: “Un nuovo inizio”

“Commossa, emozionatissima”, questa la reazione di Mariafelicia De Laurentis, astrofisico dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – quando per la prima volta vede il buco nero immortalato in una fotografia. “Tutto quello che avevamo studiato sui libri, immaginato, teorizzato, adesso è concreto: c’è la prova tangibile impressa in uno scatto”.
Il buco nero dal 10 aprile 2019 – data in cui la notizia è stata pubblicata sull’Astrophysical Journal Letters – non è più qualcosa di invisibile, senza volto. Adesso per  l’umanità ha una forma precisa: un anello rossastro che circoscrive una sfera nera dalla massa di sei miliardi e mezzo di volte più grande del Sole; e ha una geografia precisa: è situato al centro della galassia M87, lontano 55 milioni di anni luce dalla Terra.

Duecento scienziati, provenienti da tutto il mondo, hanno lavorato giorno e notte, domeniche e festivi per ottenere questo risultato. Dal Giappone agli Stati Uniti, passando per esponenti di tutta Europa, “conferenze tra fusi orari distantissimi” scherza De Laurentis. Sveglie nel cuore della notte, per ragionare su quei dati raccolti da “otto radiotelescopi disseminati in tutto il Pianeta ma che lavorano insieme, come fossero un’unica super antenna, un’antenna talmente potente che può vedere – per capirci – una mela posata sulla Luna“.
Nel gruppo di ricerca internazionale anche 5 italiani. Due le donne, assieme a De Laurentis c’è Elisabetta Liuzzo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna. “Su 200 ricercatori noi donne siamo solo una decina, ma non per discriminazioni di genere nel progetto, anzi il clima è sereno e inclusivo per le scienziate, è proprio un problema alla base: sono poche le donne che fanno questo mestiere, l’astrofisico viene ancora visto culturalmente come un lavoro da uomini”.
I radiotelescopi del progetto Event Horizon Telescope hanno raccolto dati per dieci giorni nell’aprile 2017 ma sono serviti ben due anni per ricostruire la fotografia e “inchiodare” il buco nero aprendo così tantissimi scenari per la fisica e la gravitazione.
È vero che questa scoperta è una conferma della teoria di Einstein – che aveva previsto i buchi neri – ma questa notizia non è certo la chiusura di un capitolo, fossilizzandoci sul passato, infatti: “Quello che abbiamo visto è semmai l’inizio di un nuovo libro per l’astronomia gravitazionale. Noi oggi abbiamo scritto la prima pagina e chissà quali scoperte, quali altre teorie vedremo fiorire nei prossimi anni, ora che così vicino possiamo indagare un buco nero ed osservare nel dettaglio un regime di campo forte”.
Già con la scoperta di febbraio 2016 delle onde gravitazionali, si era avuta la prova dei buchi neri. Sebbene non fossero stati direttamente visti, indirettamente si erano determinati, in quanto le onde gravitazionali in questione erano proprio state generate dalla collisione di due buchi neri. “Tuttavia quei buchi neri dedotti erano piccoli in confronto a quello fotografato che fa parte dei cosiddetti buchi supermassicci”.
E la notizia sui social network ha avuto una risonanza straordinaria. Anche De Laurentis è tutto il giorno che non fa altro che rispondere alle domande dei giornalisti. Ma oltre ai plausi della stampa mondiale si sono diffusi anche diversi meme che prendono in giro, del tipo: più che pensare ai buchi neri, si pensi alle buche in tangenziale.
“In realtà oltre al fatto che una scoperta di questo livello sia una conquista per tutta la nostra civiltà, un passo avanti per la storia dell’uomo – come è stata la camminata sulla Luna – investire in ricerca spaziale ha delle ricadute concrete sulla vita di tutti i cittadini, perché la tecnologia che si sviluppa in questo settore poi viene utilizzata anche nell’industria e nel campo medico, insomma è tutt’altro che soldi sprecati”.
Mentre tutti quei cittadini amanti del cinema extraterrestre e che stanno facendo paragoni col film “Interstellar”, De Laurentis chiarisce che “il buco nero che abbiamo rilevato non ha nulla a che vedere col wormhole della pellicola. Il buco nero è una regione dello spazio-tempo, con un campo gravitazionale così intenso che nulla può più uscirne, inclusa la luce, invece, il wormhole è un buco nello spazio-tempo, capace di mettere in comunicazione due punti distantissimi dell’Universo, come fosse una scorciatoia e che si apre e chiude in intervalli brevissimi. Ma ad oggi tutto questo è solo un’ipotesi senza fondamento, è solo fantascienza“.

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