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La garanzia di un lavoro

In Italia persiste il ridotto livello occupazionale. I dati ISTAT non fanno che confermare l’evoluzione di questo pernicioso fenomeno sociale. Mentre nel Paese i sacrifici continuano a gravare anche sull’economia spicciola, sul fronte dell’occupazione si continua a vedere ”buio”. Un buio preoccupante. Dati recenti offrono una visione d’insieme che non promette migliori attese. Più del 9% dei giovani (tra i 18 e i 25 anni) non è ancora riuscito a trovare un’occupazione stabile. Anche se, ora, restiamo in cauta osservazione sugli effetti del “reddito di cittadinanza”.

Promuovere l’occupazione non è solo un impegno politico; implica anche delle profonde implicazioni sociali. Se, dalle percentuali, si passa ai numeri, il quadro occupazionale è inquietante: più di un milione di senza lavoro e oltre quattrocentomila i sottoccupati (meno di venti ore settimanali d’attività retribuita). Ma non solo. E’ aumentato il numero d’ore di cassa integrazione a fronte di una crescita della produzione industriale sotto il 3%. Per il 2020 non è previsto apprezzabile miglioramento.

Dietro la recessione, indubbiamente, c’è da ricercare una gestione errata delle risorse, favorita da una politica sempre meno interessata alla tutela del sociale. L’evento, ora, ha una valenza generale e i giovani sono in difficoltà più che per il passato. Certo è che dal 2010 in poi trovare un’occupazione stabile è sempre più difficile.

In economia spicciola, non sempre la proiezione dei grandi numeri trova oggettivo riscontro nel quotidiano. Pur senza voler fare del pessimismo a buon mercato, la fibrillazione economica nazionale continua. Sul fronte istituzionale, dopo il varo di questo Esecutivo di Centro/Destra, ogni previsione resta un azzardo sul quale preferiamo non cimentarci. Almeno sino a quando il Binomio Di Maio/Salvini non avrà scoperto tutte le sue “carte politiche”.

Giorgio Brignola

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