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Zingaretti e Casal Bruciato, racconto di una sinistra sempre più lontana

Il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti, al Corriere della Sera Tv, ha annunciato: “A Casal Bruciato riapriremo la sezione del Pd. Non si può andare in questi quartieri solo quando esplode la protesta, come ha fatto pure giustamente la sindaca Raggi; bisogna starci 365 giorni all’anno, tornare nei luoghi dove la vita, se non ci sono politica e servizi, può provocare questi istinti”. Tuttavia, questa azione, sembra essere l’ennesima dimostrazione della lontananza del partito dalla vita reale, e soprattutto, dalle periferie.

L’elezione del nuovo segretario doveva essere un punto di partenza, una nuova linfa alla crisi strutturale di un partito che aveva visto crollare vertiginosamente i propri consensi dal 2014. Le proiezioni elettorali per le elezioni europee danno infatti il Partito Democratico ad un incerto 20%, che si abbassa prendendo in considerazione il contesto nazionale.  Questo lento declino viene ancora frenato dall’elettorato fedele, quello di appartenenza che è disposto a votarlo nonostante tutto. Per un partito, reggersi su questi deboli presupposti, è sintomatico del cedimento strutturale e dell’incapacità di rappresentare una forza attrattiva per nuovi elettori. L’appeal del Pd, se si guarda alle premesse politiche, alle convinzioni programmatiche, alla leadership della classe dirigente, appare una forza politica sempre più asfittica.

La fortuna del centrosinistra risiede in una dimensione congiunturale: la crisi del Movimento 5 Stelle e del suo potenziale innovativo. Il M5S infatti, alla prova di governo, sta attraversando un periodo difficile dato sia dalla presenza soffocante dell’alleato leghista Matteo Salvini che monopolizza la scena politica, sia dalle difficoltà derivanti dall’essersi messi per la prima volta veramente in gioco. La loro debolezza strutturale è data dal mancato radicamento territoriale e fidelizzazione con il proprio elettorato a causa della natura contestataria del movimento. Da questa situazione il Partito Democratico “guadagna” però terreno.  Ma attenzione, si tratta di uno spazio politico estremamente contendibile ed incerto, protagonista di un eterno tiro alla fune tra i due partiti.

Il Partito Democratico si è prefissato l’obiettivo della ristrutturazione totale sulla base di un “rinnovamento che parte dal basso” che stenta sempre più a vedere la luce, soprattutto nell’attuale campagna elettorale in cui dovrebbe rappresentare un messaggio proattivo all’interno di una retorica nazionale ed internazionale sovranista. Il tentativo sempre più debole di personalizzare il partito, o meglio, di creare una cerchia di consenso unanime nei confronti di un individuo che possa rappresentare unità e coesione (in questo caso Luca Zingaretti), appare un sforzo sempre meno riuscito perché manca della capacità di leadership politica in grado di affrontare la complessa eredità renziana.

Riaprire la sede Pd a Casal Bruciato, secondo queste premesse, sembra essere un’azione simbolica fine a se stessa, nel momento in cui, in quel contesto specifico ma emblematico per l’opinione pubblica del paese, l’unico gesto vagamente di sinistra è stato fatto da un uomo di chiesa (Konrad Krajewski). Un gesto di rottura necessario soprattutto in quelle periferie sempre più dimenticate, soprattutto da coloro che ne avevano fatto la loro forza.

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