Pubblichiamo la trascrizione di questo breve video in cui la blogger francese Coralie Delaume spiega per sommi ma precisi capi il contenuto dell’accordo del 2015 tra gestori autostradali e governo francese (accordo firmato da Macron, allora Ministro dell’Industria). L’accordo, gravemente squilibrato a favore delle società concessionarie e contro gli interessi degli automobilisti francesi, era ovviamente stato secretato e solo in seguito alla battaglia legale di un attivista ha potuto finalmente essere reso noto al pubblico. Cose che accadono in Francia, ma non solo, come ben sappiamo anche noi in Italia dopo la drammatica vicenda del ponte Morandi. Ovunque le istituzioni pubbliche vengano “catturate” dai sedicenti competenti provenienti dalla élite, esse difendono gli interessi della classe che rappresentano a scapito della gran massa dei cittadini, e grazie anche alla compiacenza dei grandi media cercano di coprire la verità dei fatti. Spetta ai pochi bravi giornalisti d’inchiesta far emergere la verità, e ai cittadini trarne le conseguenze al momento del voto.

Coralie Delaume

Traduzione per Vocidallestero di Carlo Rimassa

Il 18 marzo scorso il Consiglio di Stato ha dato ragione a Raymond Avrillier, militante ecologista di Grenoble, sconfessando l’ex Ministro dell’Economia, Emmanuel Macron. Il Consiglio ha  ingiunto allo Stato di rendere pubblico un accordo segreto firmato nel 2015 da Ségolène Royal, all’epoca Ministro dell’Ecologia, Emmanuel Macron, come detto Ministro dell’Economia, e le societa’ concessionarie delle autostrade francesi. Il testo dell’accordo è ormai pubblico, e qui ne daremo un breve sommario. Segnalo inoltre che si può avere il resoconto completo di tutta la vicenda delle privatizzazioni dellle autostrade, a partire dall’inizio degli anni 2000 fino a giorni nostri, leggendo la lunga inchiesta di Benoit Collombat, giornalista della cellula investigativa di Radio France. Si tratta di una inchiesta corredata di numerosi documenti, pubblicata lo scorso 30 Marzo e dal Titolo: Autostrade – Storia segreta della privatizzazione

Passiamo a dei rapidi cenni su alcuni fatti importanti. È noto che le autostrade sono state date in concessione alle filiali di tre gruppi industriali; per queste aziende, le concessioni rappresentano una vera macchina da soldi. Il primo gruppo, il più’ importante, è Vinci, che gestisce 4380 chilometri di autostrade. Da notare che il capitale di Vinci è detenuto per il 58% da investitori stranieri. Il secondo gruppo è Eiffage, che gestisce 2080 chilometri di strade, e il terzo è Abertis, che non è’ una azienda francese ma spagnola, con 1075 chilometri.

Ancora a proposito del contesto della vicenda; nel 2015, Ségolène Royal, ministro dell’Ecologia, decide a nome dello Stato di congelare unilateralmente le tariffe autostradali; un vero e propio ‘ukase’. Il provvedimento e’ contrario alla clausole del contratto firmato dalle società concessionarie; quindi, che cosa succede? Le società concessionarie minacciano di ricorrere in giudizio per far rispettare il contratto. Cominciano allora delle aspre trattative, che si concludono nell’Aprile del 2015 con la firma di un protocollo di accordo tra le concessionarie stesse e lo Stato, vale a dire  Emmanuel Macron e Ségolène Royal, il cui capo di gabinetto non era altri che Elisabeth Borne, attuale Ministro dei Trasporti nonché Direttore per le Concessioni presso Eiffage dal 2007 al 2008.

A proposito del protocollo, Radio France spiega che il Ministro dei Trasporti dell’epoca, Alan Vidalies, rifiutò di firmarlo in quanto non era stato coinvolto nelle trattative. Cito le sue parole: “A quarantott’ore dalla firma, fui convocato al Ministero dell’Ecologia. Il negoziato sia era svolto tra persone competenti e consapevoli, quindi suppongo la mia firma fosse solo pro-forma. Non essendo stato coinvolto nelle discussioni, rifiutai di firmare un protocollo che non avevo né sottoposto a verifiche né approvato“.

Allora, cosa c’è dentro questo accordo? Per parecchio tempo non è stato possibile saperlo, in quanto era stato segretato. A partire dall’Aprile 2015, e per due volte, un senatore centrista, Hervé Maurey, membro della Commissione Sviluppo Sostenibile e Infrastrutture, chiede che gli siano trasmessi i documenti, ma il Primo Ministro, all’epoca Manuel Valls, rifiuta. Da parte sua, il famoso militante ecologista Raymond Avrillier si lancia in una battaglia legale per ottenere la pubblicazione dell’accordo. Si rivolge per prima cosa alla CADA (Commissione di Accesso agli Atti Amministrativi), senza risultato, e poi al Tribunale Amministrativo, che gli dà ragione nel 2016. Ma il Ministro dell’Economia, Emmanuel Macron, contesta la decisione e a sua volta si rivolge al Consiglio di Stato per cercare di far annullare la sentenza del Tribunale Amministrativo. Il 18 Marzo di quest’anno la vicenda termina, il Consiglio di Stato sconfessa Bercy (sede del Ministero dell’Economia) e lo obbliga a rendere pubblico il protocollo segreto. Il testo è adesso pubblico. La decisione del Consiglio di Stato è più che altro simbolica, visto che il testo era già arrivato nelle mani della stampa. Nel settembre 2017 France 2 ne aveva già rivelato ampi stralci, e nel gennaio di quest’anno Mediapart lo aveva pubblicato integralmente; le circa venti pagine che lo compongono sono consultabili sul sito di Mediapart.

Vediamo adesso in sintesi cosa contiene questo accordo non più segreto; a titolo di obbligo per le societa’ concessionarie, queste si impegnano a finanziare interventi sulla rete per 3.2 miliardi di euro in dieci anni. Da notare che le filiali di Abertis, Eiffage e Vinci conferiranno questi interventi alle proprie case madri; in effetti, Vinci ed Eiffage sono imprese di costruzione di livello internazionale.

In cambio di questo impegno, le società concessionarie ottengono anzitutto un allungamento della durata delle concessioni, tramite la firma di una modifica al contratto originale; tutto questo senza passare per alcuna gara pubblica. Inoltre, c’è una clausola di neutralità fiscale, che obbliga lo stato a rifondere le concessionarie nel caso di aumento delle tasse sui ricavi. Se per esempio lo Stato dovesse aumentare la tassa per la manutenzione del territorio, o le accise demaniali, o qualsiasi altra imposta, sarebbe obbligato a mettere in atto misure di compensazione tali da rendere gli aumenti completamente indolori per le societa’ concessionarie (per esempio concedendo aumenti dei pedaggi, o ulteriori allungamenti nella durata delle concessioni stesse).

Terzo punto dell’accordo, le concessionarie ottengono un rimborso sonante dei mancati guadagni causati dal blocco delle tariffe del 2015, spalmato su quattro anni. Il che vuol dire che per i prossimi quattro anni, dal 2019 al 2023, i pedaggi aumenteranno di più di quanto non fosse già previsto. L’accordo dice testualmente che “Le parti concordano che i mancati guadagni dovuti al congelamento dell’adeguamento tariffario del 1 febbraio 2015 saranno rimborsati integralmente a ciascuna societa’ tramite un aumento addizionale che avra’ luogo il 1 Febbraio di ciascun anno, dal 2019 al 2023, oltre agli aumenti gia’ previsti dal contratto“.
Aumenti addizionali” significa che nel contratto originale c’era già una formula per definire gli aumenti annuali, che questi aumenti sono avvenuti regolarmente tra il 2016 e il 2018, e che a partire dal 2019, per quattro anni, ci saranno degli ulteriori aumenti. Secondo l’Arafer (Autorita’ di controllo delle attivita’ ferroviarie e  stradali), questi aumenti aggiuntivi dovrebbero ammontare a circa 150 milioni; chiaramente, sono 150 milioni a carico degli automobilisti.

Infine, l’accordo adesso reso pubblico concede alle società autostradali il rimborso dell’aumento della tassa di occupazione demaniale decisa nel 2013, aumento che già era stato inglobato negli aumenti dei pedaggi per il periodo 2016-2018.

Nel complesso, l’accordo si traduce in aumenti considerevoli per gli utenti delle autostrade, aumenti che arricchiscono gli azionisti delle società concessionarie. Nel firmare l’accordo lo Stato ha capitolato completamente, e si capisce come mai volesse mantenerlo segreto il più a lungo possibile.
Purtroppo, potrebbero esserci sviluppi ancora peggiori. In un prossimo video, parleremo del progetto folle di privatizzazione delle Routes Nationales (le statali di maggior importanza)