Arte

Il Papa ai musei ecclesiastici: tutti hanno diritto al bello, specie i più poveri

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Papa Francesco riceve gli operatori e le operatrici che prestano servizio, anche volontario, nei musei ecclesiastici in Italia, ma successivamente lo attende un’altra udienza in Aula Paolo VI con 5000 persone e, preferendo salutare ad uno ad uno i 400 presenti, rinuncia a leggere il discorso preparato consegnandolo alla presidente dell’Associazione che ringrazia per le parole che gli ha rivolto. Prima dei saluti c’è però il tempo per una foto tutti insieme.

Nel discorso consegnato l’apprezzamento di Francesco

Nel discorso, dato per letto, Il Papa parla dei musei ecclesiastici in Italia come di realtà museali, grandi e piccole, in continua crescita e accomunate “da una medesima missione: documentare visibilmente il percorso fatto lungo i secoli dalla Chiesa nel culto, nella catechesi, nella cultura e nella carità”. Ricorda che, come il patrimonio naturale, anche quello storico, artistico e culturale, “parte dell’identità comune di un luogo e base per costruire una città abitabile”, è minacciato. E’ necessario invece “integrare la storia, la cultura, l’architettura di un determinato luogo”, e rendere tutto questo accessibile a tutti. Per questo il museo deve porsi in relazione con il territorio. “Si tratta – scrive – di aiutare le persone a vivere insieme, a vivere bene insieme (…). In questa prospettiva è normale collaborare con musei di altre comunità religiose. Le opere d’arte e la memoria di diverse tradizioni e stili di vita parlano di quella umanità che ci rende fratelli e sorelle”.

I musei sono spazi di condivisione

Papa Francesco parla del contributo che i musei possono dare per migliorare la qualità della vita delle persone, creando spazi di relazione e “occasioni per creare comunità”. Nei grandi centri come nelle piccole città il museo “sostiene la consapevolezza di una identità che ‘fa sentire a casa’. Sempre e per tutti aiuta ad alzare lo sguardo sul bello”.

Comunicare con la Chiesa la Buona Notizia

Francesco riconosce la passione che spinge gli operatori per l’arte e la cultura, la passione per la gente del proprio territorio, ma anche “per la Chiesa e la sua missione” e descrive la loro importanza: “I musei in cui operate rappresentano il volto della Chiesa, la sua fecondità artistica e artigianale, la sua vocazione a comunicare un messaggio che è Buona Notizia. Un messaggio non per pochi eletti, ma per tutti. Tutti hanno diritto alla cultura bella! Specie i più poveri e gli ultimi, che ne debbono godere come dono di Dio.”

Mantenere il dialogo con gli artisti di oggi

Il Papa apprezza poi l’impegno degli operatori dei musei ecclesiastici per la continua formazione attraverso giornate e corsi specifici, ma anche lo sforzo di comunicazione delle iniziative dei musei attraverso i media, e il lavoro svolto in sinergia con gli archivi e le biblioteche. Sottolinea poi l’aspetto importante del dialogo con gli artisti contemporanei dicendo che: “È un lavoro di sapienza e di apertura, non sempre apprezzato; è un lavoro “di frontiera”, indispensabile per continuare il dialogo che la Chiesa sempre ha avuto con gli artisti. L’arte contemporanea recepisce i linguaggi a cui specialmente i giovani sono abituati”. Una sensibilità questa che non può mancare, raccomanda, e l’arte contemporanea sacra “può essere luogo importante di confronto e di dialogo con la cultura di oggi”.

La santità è la vera bellezza della Chiesa

Infine Francesco ai membri dell’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani dice che la recente Esortazione sul tema della santità “Gaudete et exsultate” li riguarda in modo particolare, “perché i musei ecclesiastici sono anche risonanza della santità del Popolo di Dio”. E conclude: “È affascinante questa prospettiva! Ma prima di tutto ricorda a tutti noi che siamo chiamati a diventare santi, dentro il santo Popolo fedele di Dio. La santità è la più vera bellezza della Chiesa. Una bellezza che dà senso e pieno valore anche al vostro servizio alla Chiesa e nella Chiesa, che vi apprezza e vi ringrazia”.


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