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Il racconto di una prostitua disabile finita nell’inferno del clan ‘spazzatura’

Attualità & Cronaca

Una ragazza sordomuta ha descritto agli agenti della Mobile di Catania gli indicibili soprusi a cui la sottoponevano i suoi aguzzini

 

AGI – Voci dall’inferno. Nell’inchiesta “Bokluk”, culminata ieri nell’operazione della Squadra mobile di Catania, che ha fatto luce su una tratta di bulgare rese schiave, definite “spazzatura” e costrette a prostituirsi, emerge un drammatico racconto, diventato l’architrave dell’indagine, di una giovane prostituta sordomuta.

Raccapriccianti sono i dettagli forniti dalla prostituta, ‘muta’, così come viene chiamata dai capi banda, “Quanto guadagno? 25/30 euro a prestazione, a volte 50 euro. Consegnavo tutto il denaro ad Emil per evitare di essere derubata, fatto avvenuto diverse volte. Vado nel luogo dove mi prostituisco alle 20.30 di ogni sera anche con la pioggia tanto che ho l’ombrello per ripararmi…”.

La ragazza punta l’indice contro la Milena Milanova, “quella con i denti larghi”: “È lei che mi controllava, spesso era ubriaca. Una volta mi ha preso da dietro le spalle e mi ha picchiato in strada mentre mi stavo prostituendo”. Parole tenere per un uomo bulgaro con cui aveva avuto una relazione: “Si lo conosco, prima avevamo un legame, gli voglio bene, mi accompagnava ogni sera e rimaneva lì con me. A fine serata mi abbracciava, mi baciava quando finivo di prostituirmi”.

Con la polizia la giovane finita in una casa protetta alla fine si lascia andare: “Tra qualche mese voglio tornare nel mio paese, voglio rivedere i miei figli che chiedono della mamma, uno è muto come me…”. Nell’operazione Bokluk sono state otto le persone arrestate (tre in carcere, cinque ai domiciliari) e un obbligo di dimora. Coinvolti italiani e bulgari. Le prostitute guadagnavano dai mille ai 1.400 euro a settimana, ed erano in cinque in strada tra via Tezzano e la piazza della Stazione ferroviaria. 


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