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L’addio di Greco, l’ex ragazzo di Mani Pulite lascia una Procura lacerata 

Attualità & Cronaca

Compiuti 70 anni, il procuratore di Milano Francesco Greco appende la toga al chiodo e abbandona la guida della Procura di Milano. Lascia un ufficio sempre più lacerato dagli scontri interni con un finale per lui, che ha colto tanti successi in carriera, inimmaginabile  

© agf – Francesco Greco

E’ arrivato con una Procura spezzata dalla contesa tra il suo predecessore, Edmondo Bruti Liberati, e il suo vice, Alfredo Robledo. Se ne va a 70 anni, a pensione scoccata, con un ufficio fatto a brandelli dallo scontro innescato dalle dichiarazioni, anche contro di lui, di un suo sostituto, Paolo Storari, e con nove pubblici ministeri indagati dalla Procura di Brescia.

Visti dalle fine i cinque anni come capo di Francesco Greco sono un cerchio, non proprio giottiano quanto ad armonia, che si chiude, a sancire la crisi di un ufficio sempre più lacerato e lontano dagli squilli di Mani Pulite.

Il figlio di un ammiraglio napoletano ed ex ragazzo con l’eskimo di estrema sinistra era il penultimo ancora in toga di quel pool di cui molti italiani si innamorarono a metà degli anno Novanta. Resta solo  il più giovane del gruppo, Paolo Ielo, procuratore aggiunto a Roma.

La profezia non avverata di Borrelli

A investirlo il giorno della presentazione fu proprio Francesco Saverio Borrelli, la guida del pool: “Sono certo che Greco sarà capace di pilotare la navicella puntando sulla coesione e l’armonia dell’ufficio”.

Non è andata proprio così, come auspicato dal mentore, mancato due anni fa.

La sua specialità in carriera sono state le indagini finanziarie, ambito in cui si è sempre distinto con diversi successi processuali, da Parmalat alle indagini sulle scalate, quasi tutte concluse con quelle che per i pm sono ‘vittorie’, le condanne, tranne il filotto di assoluzioni per la scalata di Bnl a Unipol e qualche inciampo sull’Ilva di Taranto.

Stimato come uno dei massimi conoscitori della materia, ha portato avanti da procuratore il suo modello che prevede un gioco di squadra tra magistrati e istituzioni come Consob, Banca d’Italia, Agenzia delle Entrate. Così è riuscito a individuare enormi evasioni fiscali di gruppi della moda e colossi del web (Google, Amazon, Apple, Facebook) e a far recuperare all’Erario diversi milioni di euro.

La critica, avanzata anche dalla Procura Generale che gli avocò in modo del tutto inusuale sette indagini sul fisco “per inerzia”, è di avere agito più per portare nelle casse pubblico dei tesori che per accertare le responsabilità penali degli imputati. Una volta messi al sicuro i soldi, Greco concedeva un trattamento morbido agli indagati.

Amarezze e successi 

Ma il suo mandato è stato solcato anche da profonde amarezze per come sono finiti alcuni processi in ambito finanziario su cui ci ha ‘messo la faccia’, primo tra tutti il processo per corruzione internazionale a Eni finito con l’assoluzione di tutti gli imputati così come sono stati ritenuti incolpevoli gli ex vertici di Mps.

Bene invece sui diritti, con l’assoluzione di Marco Cappato, chiesta dalla Procura, per l’aiuto al suicidio di Dj Fabo. Un passaggio storico che ha aperto strade importanti nella giurisprudenza sul fine vita. E con le indagini sullo sfruttamento dei rider e sulle truffe ai danni dei soggetti deboli.

E soddisfazioni le ha raccolte, da capo del dipartimento reati economici e poi della Procura, con alcune inchieste sui politici, da quella sulla Fondazione Maugeri, con la condanna definitiva di Roberto Formigoni, all’inchiesta ‘Mensa dei Poveri’ su un giro di tangenti a ‘Film Commission’ con la condanna dei revisori contabili della Lega. Anche se si è persa nell’ignoto di una rogatoria a Mosca un’inchiesta che provocò molti tremori, sui presunti finanziamenti illeciti dalla Russia al partito di Matteo Salvini. Per una strana nemesi, la sua avventura è finita da indagato nell’ indagine condotta dalla Procura di Brescia sui verbali della presunta loggia Ungheria e sulle omissioni dei pm del processo Eni che ha sempre sostenuto.

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati dalla netta sensazione che i suoi pm non lo gradissero più. La quasi totalità di loro ha firmato un documento di solidarietà al suo ‘nemico’ Paolo Storari che lo ha accusato di avere svolto indagini incomplete. Proprio il magistrato che ha consegnato dei verbali secretati all’allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo. Il cervello del pool, finito anche lui indagato, un altro cerchio che si chiude per Greco che oggi brinderà nell’Aula Magna del Palazzo a un finale inimmaginabile.          


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