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Aldo Ferraro. Una Eccellenza italiana nel mondo

Arte, Cultura & Società

Pubblicato da:

alle ore: 22:53

Ilaria Solazzo, giornalista pubblicista, blogger e autrice di vari libri ha intervistato il Maestro Orafo Aldo Ferraro per il Corriere Nazionale, http://www.corrierenazionale.net

Alcuni gioielli, pur intesi come declinazione compiuta di opera d’arte, sono espressioni culturali e sociali del loro tempo; altri, per una combinazione di fattori, acquisiscono un valore assoluto intrinseco, un brillio di puro genio che permette di leggerli non solo come oggetti atemporali, ma addirittura come anticipatori, portatori di un eterno “futuro”, poiché mantengono inalterata e costante la meraviglia della scoperta in chi li osserva per la prima volta.

Una meraviglia che non include necessariamente, tra gli elementi di giudizio, la valutazione sull’indossabilità o fruizione: in questo caso il corpo, naturale spazio scenico del gioiello come ornamento in movimento, è solo il punto di partenza, quasi un pretesto per spingere oltre i limiti la “technè” di un manufatto che nasce con intenti decorativi e che di volta in volta può rappresentare il potere, la regalità, la bellezza, la magia, l’aspirazione alla perfezione, la simbiosi tra uomo e materia: oggetti come corone, scettri, collari, ma anche coppe in vetro o ceramica, armi, tessuti, non hanno mai assolto realmente ad una funzione pratica, se non in sporadiche occasioni, proprio in forza di una preziosità che ne sublimava la funzione a simbolo, anche in forza di unicità esecutiva formale pressochè irripetibile e dal valore intrinseco difficile da quantificare.

Non a caso è l’oro il materiale principe di questo tipo di manufatti, malleabile, duttile, raro ed incorruttibile: desiderato dall’uomo di ogni tempo e latitudine, evocativo del sole nel giallo riverbero, termine di paragone e metafora anche linguistica di tutto ciò che è prezioso, persino divino, senza tempo. Proprio il tempo, (valore immateriale), diventa altra questione cruciale: per la quantità impiegata nella realizzazione pratica (spesso ai limiti dell’esercizio zen), per la visione progettuale a lungo termine dell’artefice e infine come elemento cardine, memoria intrinseca della materia preziosa impiegata, l’oro, che ha in sé la storia del mondo: sono questi gli elementi essenziali per meglio comprendere Aldo Ferraro artista orafo che, nel suo laboratorio realizza gioielli e in più generale manufatti (con strumenti da lui stesso costruiti!) che sottendono ad una ricerca dal respiro ampio ed ambizioso.

Le opere, del Maestro Orafo Aldo Ferraro, sono straordinarie, complesse, realizzate con centinaia e centinaia di ore di lavoro.

Opere che sono da leggersi, in un’ottica filosofica, più che come oggetti solo da indossare… sono testimonianze fulgide di un possibile modo di vivere un’intera esistenza immersa nell’esperienza del proprio saper fare, unendo la sapienza tecnica all’uso della scienza, ma anche al senso per la poesia ed al sogno che tende all’inarrivabile.

Alcune opere hanno concesso ad Aldo, infatti, una grande libertà in termini di fantasia e creatività. Ferraro è un alchimista moderno, come è spesso è stato definito da chi lo conosce bene. Osservando il suo mirabolante laboratorio, si evince che in lui è vivo un alchimista consapevole, un artista che trasforma l’invisibile in visibile e viceversa, non grazie a fumose formule, ma ad un lavoro cerebrale costante, ad abilità affinate da una pratica ininterrotta, un approccio sperimentativo eppur emozionale, sentito, umano nel senso più profondo. Ha realizzato, nel corso della sua lunnga carriera, fino ad oggi: gioielli per famiglie reali, per politici, per personaggi illustri dello sport, della musica, del cinema, del teatro, della tv… nomi nazionali ed internazionali dello showbizz. Ho avuto, oggi, la possibilità di rivolgergli alcune domande per voi…

“Sin ragazzo ho avuto una naturale predisposizione per l’arte, amavo disegnare e dipingere. Ricordo che un giorno, da ragazzo, con una matita tracciai una linea che scivolando sicura senza interruzione sulla carta creò una figura che a prima vista sembrò strana, ma poi finalmente ci vidi qualcosa: un volto. Quella “figura” oggi, è nei miei gioielli che ho realizzato con la mia firma ed esposto in diverse mostre in Italia e all’estero, nei miei quadri e nelle mie sculture come mia personalissima cifra stilistica. Certamente nel corso degli anni l’evoluzione mi ha portato in parte a rivedere la formula originale, ma quella “linea continua” fu la scintilla che ha consentito di creare la base della mia arte e ancora ne caratterizza gli esiti”. Aldo Ferraro.

Gli uomini, recita Audrey Hepburn in una celebre scena del film Colazione da Tiffany, si giudicano dagli orecchini che ti regalano. La citazione ironica e scherzosa dell’inquieta Holly Golightly, mascherata da sfoggio sfrontato di materialismo e femminilità da cliché, non fa altro che nascondere, in realtà, un significato più profondo e molto emotivo, legato ad una questione di potere, autoconsapevolezza ed appartenenza, temi portanti della storia della giovane donna, assieme alle sue fragilità e paure.

Holly, il personaggio interpretato dalla Hepburn, è un’anima irrequieta e spaventata alla ricerca di un proprio posto nel mondo, sicuro e stabile, durante un tortuoso percorso di formazione personale e di ricerca di sé durante il quale gli unici punti fermi sembrano essere proprio quegli uomini di potere, ricchi ed autorevoli ma, di conseguenza, dominanti e soffocanti, talvolta ingannevoli e pericolosi, erogatori di gioielli ed ammennicoli preziosi in quanto vera e propria merce di scambio tra un elegante padrone ed una dama di compagnia fragile ed insicura. Il gioiello, in questo caso, non è più solo un accessorio femminile dalla valenza puramente estetica, ma anche e soprattutto un simbolo dall’elevato valore psicologico: è un totem dal quale dipendono prestigio e senso di sicurezza, un porto nel quale rifugiarsi dal mare in tempesta (la bellissima e rassicurante vetrina di Tiffany), mentre la terra sembra franare sotto i piedi ad ogni passo nel mondo.

I gioielli, da sempre elementi di grande importanza nella storia di uomini e donne, hanno da sempre accompagnato lo sviluppo delle società, fin dai tempi più antichi: basta fare una passeggiata nei più importanti musei del mondo per rendersi conto che l’essere umano non ha mai fatto a meno dei gioielli e dei monili, più o meno preziosi, realizzati con ossa e denti di animali oppure con gemme meravigliose e rare, per esprimere e comunicare messaggi precisi. A partire dalla preistoria, il gioiello ha rappresentato un fondamentale prodotto di artigianato dai numerosi significati, superando la pura e semplice rilevanza estetica e di abbellimento del corpo e riguardando sia l’uomo sia la donna.

I monili creati a partire da elementi animali fungevano, ad esempio, da ostentazione di successo e vigore nell’arte della caccia, mostrando autorevolezza attraverso veri e propri trofei di battaglia per la sopravvivenza. Le donne celebravano il dono della fertilità indossando ghirlande e collane realizzate con sassolini e conchiglie, simboleggiando il legame vitale e creativo tra il corpo e gli elementi terrestri. Più tardi, il gioiello aveva il compito di dimostrare il prestigio sociale e la ricchezza economica, distinguendo chi lo indossava dalle classi più povere della società.

Ma il prestigio e la forza non erano gli unici messaggi veicolati attraverso un monile: un accessorio prezioso, come un elmo o uno scudo spesso ornati con pietre e cristalli, poteva avere una funzione di protezione del corpo; una spilla pregiata serviva a tenere chiuso un caldo mantello; una pietra preziosa fungeva da amuleto, da simbolo religioso, da terapia magica, catartica e spirituale per guarire molti disturbi, fisici e mentali, oppure da reliquiario ed accompagnamento verso il mondo dell’aldilà durante i riti funebri.

Il significato simbolico di un gioiello, da sempre rappresentato anche dalla sua forma e dal suo colore, è sempre stata legata, in ogni caso, alla dimensione del corpo e della corporeità, al legame tra uomo e natura, corpo e terra, portando però con sé, in ogni epoca storica, anche una valenza spirituale, emotiva, psicologica e persino magica o sovrannaturale. D’altra parte, il termine stesso (“gioiello”, da “gioia”) non può che rimandare alla dimensione affettiva e sentimentale, rivelandosi una sorta di punto di incontro tra corpo e mente e tra corpo e spirito.

Un gioiello non ha valore senza un corpo che lo indossa e lo sfoggia, il suo pregio non si ferma al semplice atto di possederlo e custodirlo, ma necessita di un “pubblico” che possa ammirarlo, desiderarlo, invidiarlo (che si tratti di un pubblico esterno e reale o, semplicemente, di un pubblico interiore, esprimendo il bisogno di auto-ammirarsi), ed al tempo stesso non può non comunicare aspetti profondi ed intensi della personalità e dell’emotività di chi lo sceglie con cura e lo porta su di sé.

Mentre l’abito funge da “involucro” per il corpo, infatti, un gioiello mantiene un legame più forte con la pelle, un contatto più intenso. In alcuni casi, un gioiello entra letteralmente a far parte del corpo, fondendosi con esso in modo concreto e carnale, a partire dal piercing che buca una parte del corpo ed entra al suo interno, fino ai più semplici orecchini che attraversano i lobi delle orecchie, i piccolissimi strass applicati sui denti, i gioielli adesivi per il viso che non sono più accessori da indossare, bensì vere e proprie estensioni del proprio corpo.

Se alcune culture, più o meno antiche, arrivavano persino a deformare il corpo umano per inserire al suo interno oggetti decorativi e simbolici (come nel caso della tradizione del disco labiale tra le donne delle tribù africane), l’odierna società occidentale vede nella decorazione – talvolta anche invasiva o dolorosa – del corpo umano una vera e propria arte, espressa non solo con gioielli ed accessori, ma anche con dipinti sulla pelle, tatuaggi ed incisioni che fanno da “gioielli artistici” per ornare il fisico. Molte celebrità del cinema e dello spettacolo hanno persino indossato al collo, negli ultimi anni, una piccola ampolla contenente una goccia di sangue del proprio amato, dettando moda tra i propri fans. Il corpo stesso si fa gioiello, ed il gioiello si incarna, diventando parte del corpo.

Esattamente come una borsa, un paio di scarpe, una particolare tinta per capelli o un make up speciale, il gioiello ed il piercing rientrano pienamente nella comunicazione non verbale di un corpo che racconta e svela molto di sé pur senza parlare. Un gioiello può dire al mondo chi sentiamo di essere, chi desideriamo essere, quanto denaro possediamo o vorremmo possedere e sfoggiare, a quale punto della nostra vita e del nostro sviluppo personale e sociale siamo giunti: pensiamo, ad esempio, al valore comunicativo di un ciondolo personalizzato o inciso, come i famosi charms dalle forme più varie che indicano un matrimonio, la nascita di un figlio, la fine di un corso di studi, un evento importante della nostra storia personale.

Osservando il nostro corredo di gioielli simbolici, una persona a noi estranea può conoscere, nell’arco di pochi secondi, informazioni e dati importanti e molto personali della nostra vita intima. Forse si potrebbe ipotizzare che noi stessi, indossando un ciondolo che celebra la nascita di un figlio o un traguardo speciale di studio e lavoro, stiamo comunicando all’esterno una precisa ed intensa necessità psicologica di dire qualcosa di noi, oppure di dimostrare qualcosa e persino di nasconderci o proteggerci attraverso queste comunicazioni silenziose.

INTERVISTA

Aldo Ferraro è proprio un vero maestro che con le sue mani è in grado di trasformare fili d’oro e pietre preziose in magnifici gioielli.

LARIA – Quando e come nasce la tua passione per il settore dei gioielli e dell’arte orafa in generale?
ALDO – Dai ricordi della mia infanzia. Ero piccolo ed andavo con i miei genitori ad acquistare regali in gioielleria… per occasioni speciali, ogni qualvolta ciò avveniva, io rimanevo incantato ed estasiato dai gioielli e dalle pietre che emanavano brillantezza e lucentezza. Ho frequentato, dopo le medie, l’Istituto Statale d’Arte, nella sezione oreficeria. Ho avuto la fortuna di avere dei bravissimi e preparati professori che mi hanno trasmesso l’amore per l’arte dell’eleganza e della raffinatezza di queste piccole opere d’arte chiamate gioielli. Dopo la scuola ho coronato il sogno di concretizzare questa mia passione in un lavoro.

ILARIA – Una riflessione sul concetto di gioiello ed arte orafa…
ALDO – Al giorno d’oggi il gioiello e l’arte orafa artigianale è in diminuzione. Per me questo tipo di arte vuol dire trasmettere passione, calore, felicità ed armonia creando un connubio tra metalli preziosi e pietre pregiate, percependo ciò che l’anima delle persone mi ispira. Sono convinto che ognuno di noi abbia il proprio gioiello dentro di sé, l’importante è trovare la persona che lo riesca a capire per poi realizzarlo ed esaltarne la sua bellezza.

ILARIA – L’interesse per la materia è sempre stato cruciale per te, sin dalle tue prime scelte. Quale concetto vorresti che fosse letto nelle tue creazioni?
ALDO – Vorrei che passasse la componente poetica dell’oggetto. Certo il dato tecnico è spesso il primo aspetto che colpisce, ma mi piace che venga percepito il messaggio emozionale che l’oggetto ha in sé, che susciti un moto dell’animo legato alla gioia, alla meraviglia, che parli dell’essere umano: se il gioiello è un’estensione dell’artefice, come penso, vorrei che passasse il senso della poesia che mi accompagnato nel realizzarlo.

ILARIA – Storia e lavorazione dell’oro. Rispetto agli altri metalli, l’oro è malleabile, duttile, raro ed è l’unico elemento metallico solido di colore giallo. Giusto?
ALDO- Sì. Può facilmente essere fuso e colato senza problemi di ossidi e di gas che sono problematici con altri metalli come i bronzi , ad esempio. E’ abbastanza facile da “saldare a pressione”, per cui, come per l’argilla, due piccoli pezzi possono essere pestati insieme per fare un pezzo più grande.

ILARIA – L’oro è classificato come metallo nobile, perché?
ALDO – Non reagisce con la maggior parte degli altri elementi. Di solito si trova nella sua forma nativa, durando indefinitamente senza ossidazione e cambio di colore.

ILARIA – L’oro è stato lavorato dagli esseri umani in tutte le culture in cui il metallo è stato disponibile, sia in loco che importato, e la storia di queste attività è molto estesa.
ALDO – Gli oggetti straordinariamente realizzati dalle antiche culture dell’Africa, dell’Asia, dell’Europa, dell’India, dell’America del Nord, della Mesoamerica e del Sud America, sono ospitati e visibili in musei e collezioni di tutto il mondo. Alcuni pezzi risalgono a migliaia di anni fa e sono stati fatti utilizzando molte tecniche ancora utilizzate dai moderni orafi.

ILARIA – Le tecniche sviluppate da alcuni di questi orafi hanno raggiunto un livello di abilità perso nel tempo e irripetibile al di là delle abilità di coloro che hanno seguito, anche nei tempi moderni.
ALDO – I ricercatori che tentano di scoprire le tecniche chimiche usate dagli antichi artigiani hanno osservato che i loro risultati confermano che “l’elevato livello di competenza raggiunto dagli artisti e artigiani di questi antichi periodi ha prodotto oggetti di qualità artistica che non poteva essere migliorata successivamente e non lo è ancora neppure al giorno d’oggi”.

ILARIA – “Io sono uno che sceglie la solitudine. E che come artista si fa carico di interpretare il disagio rendendolo qualcosa di utile e di bello. È il mio mestiere”, diceva Fabrizio De André. Aldo, tu che sei un Maestro, chi è l’artista? Chi è l’artista ai tempi del covid?
ALDO – Mia cara Ilaria l’artista è un piccolo “insetto” con antenne ipersensibili che captano e assorbono gli umori della società in cui vive. Ha un compito importante, quello di trasmettere alle nuove generazioni le attese, le partenze e gli arrivi nel nostro contemporaneo.

In questo periodo particolare, dove si vive in una precarietà dimenticata da molti e conosciuta da pochi, l’artista tout-court deve cercare con le proprie opere di documentare, elogiare e lenire le paure di questo sciagurato anno bisestile. Nel tempo del corona virus gli artisti sono in prima linea per medicare le ferite dello spirito e della mente messe a dura prova da un nemico invisibile.

L’arte, questa formidabile forza che riesce a smuovere le montagne e ad abbattere i muri dell’ignoranza, ha il compito di risollevare e forse di scoprire, l’orgoglio d’appartenenza a una terra antica tra le più belle e affascinanti al mondo. Anche in questo caso la parola “medicare” assume una valenza d’importanza fondamentale che diventa, in questo particolare momento, quanto mai necessaria. Come artista militante non ho sentito molto l’obbligo di una quarantena imposta per tutelare la salute di chi ci sta vicino.

Ho delle abitudini “monacali”, forse il ricco humus lasciato da un grande rivoluzionario del medio evo, Gioacchino Da Fiore, continua a rendere fertile e ispirare chi in questo territorio è nato, è cresciuto e ha lavorato. Per questo rimanevo “chiuso nella mia cella dorata” con la necessità di creare e oggi, più che mai, continuo a restarci in modo più consapevole e responsabile, molto più ispirato da una situazione surreale. In tutto questo rivedo le città metafisiche di Giorgio De Chirico materializzarsi in modo più contemporanee e realistiche, vestite di nuovi significati, evocano altre associazioni psicologiche, diventano indicazione della “terribile solitudine che ci accompagna in questa vita tenebrosa”, evidenziano l’anatomia del dramma e come una sorta di profezia sembrano dirci che bisogna fermarsi per meditare su quale futuro abbiamo intenzione di ri-costruire per lasciarlo in eredità alle nuove generazioni.

ILARIA – Il lavoro dell’artista è fatto di…?
ALDO – Corpo e meditazione e quest’ultima energia mi ha portato, nella seconda settimana della quarantena, ad esprimermi per dare un corpo alle immagini che rischiavano di implodere.

ILARIA – Dove si trova oggi l’artista contemporaneo?
ALDO – Potenzialmente ovunque. L’artista odierno è in grado di creare stupore, ammirazione, estasi ma anche far provare choc, disgusto, fastidio. L’artista è lo specchio della nostra epoca, la domanda da porsi è se ciò che egli testimonia è un processo di evoluzione intriso di positività.

ILARIA – Come si è evoluto e trasformato negli anni il settore orafo e com’è il mercato attuale?
ALDO – A differenza degli anni passati, l’evoluzione del gioiello sta nella raffinatezza, nell’eleganza e nella ricercatezza del particolare esclusivo. Certo che bisogna distinguere “alta gioielleria” e “imitazione di gioielleria” fatta con materiali più poveri. Il mercato, a causa di una crisi finanziaria mondiale che sta vivendo, ha i suoi alti e bassi come in tutti i settori.

ILARIA – È vero che i diamanti sono e restano i gioielli preferiti dalle donne?
ALDO – I diamanti erano, sono e saranno sempre le pietre preziose preferite dalle donne perché sono rari, duraturi nel tempo e sempre attuali in ogni epoca.

ILARIA – Quali sono i fattori che incidono sul valore del diamante?
ALDO – I fattori, che determinano il valore del diamante sono le 4c, che provengono dalle iniziali dei quattro termini inglesi: color-colore, clarity-purezza, cut-taglio e carat-peso.

La loro combinazione conferisce al diamante la propria unicità e permette di determinare il valore di mercato. La vendita del diamante è per noi molto importante da gestire. Nel mio laboratorio vengono selezionati i diamanti in grado di soddisfare gli elevati standard delle 4c.

ILARIA – Quali sono le pietre preziose più richieste dai clienti VIP?
ALDO – Le pietre più richieste dai clienti sono: diamanti, rubini, zaffiri e perle.

ILARIA – Che cosa ti affascina maggiormente nell’oreficeria longobarda? Quali sono le maggiori difficoltà per un artigiano dei giorni nostri nel riprodurre questi antichi gioielli?
ALDO – Mi affascina la spiritualità nei disegni, e l’intreccio che è inserito in tutti questi manufatti. Si tratta di un discorso che si collega con il simbolo dell’infinito. Un legame infinito. Non sai dove l’artista ha cominciato a incidere e dove ha concluso il lavoro, per via del segno che è come un flusso incessante. Quando ho davanti agli occhi oggetti come questi, mi confondono… Per riprodurlo, infatti, devi trovare la logica alla base dell’oggetto, e ogni volta è una sfida perché non sono mai dei segni casuali. Di conseguenza tu, l’artigiano, ti modifichi in relazione all’oggetto cui stai lavorando, come se stessi trafilando te stesso. Cosa che succedeva senza dubbio anche agli artigiani longobardi.

ILARIA – Per quanto riguarda le difficoltà odierne nel riprodurre questi gioielli…
ALDO – Sono innumerevoli. Prima di tutto, come dicevo, ogni disegno possiede una sua logica. Se tu lo copi com’è, senza interpretarlo, l’oggetto sarà inevitabilmente brutto. Invece, se cerchi di comprenderne l’anima, sarà un pezzo unico. Ciò ti conduce a una ricerca incessante per ampliare la tua esperienza, e, anche grazie agli errori, a perfezionare i tuoi strumenti di lavoro o a inventarne di propri.

ILARIA – L’artigiano deve avere stimoli, perché solo grazie a quelli sarà in grado di trasmettere la sua passione nel manufatto. Giusto?
ALDO – Sì. Difatti l’oggetto contiene qualcosa di te, e ed emana uno suo spirito nei confronti di chi lo osserva e lo prende in mano. Siccome si tratta di oggetti superflui, che non rispondono a necessità primarie, devono essere interessanti. Quell’oggetto deve servire all’anima. Deve far stare bene chi lo acquista, che esiterà a disfarsene e vorrà invece trasmetterlo ai suoi figli come un valore (al di là dei materiali preziosi impiegati). Infatti il mio primo acquirente rimase affascinato da una croce longobarda, pur non possedendo alcuna cultura in tal senso. Fu un colpo di fulmine, se ne innamorò e lo acquistò. Grazie al passaparola, nel tempo mi sono fatto conoscere.

ILARIA – Prendendo in prestito alcuni concetti della Psicologia dello Sviluppo, si potrebbe definire il gioiello una sorta di “oggetto transizionale”?
ALDO – Sì, attraverso il quale effettuare un importante passaggio nella propria storia di sviluppo ed evoluzione personale. L’oggetto transizionale, in Psicologia, rappresenta un oggetto che accompagna la delicata fase di separazione tra il bambino e la madre, per il superamento della fusione con la figura materna e lo sviluppo di una personalità autonoma. L’oggetto transizionale fa da “mediatore” simbolico e garantisce sicurezza, come nel caso dell’orsacchiotto di pezza che sostituisce la madre durante la notte, o della copertina di tessuto morbido stretta a sé dal bimbo per sentirsi avvolto e protetto. Pian piano, il bambino impara a crescere facendo riferimento non più all’oggetto esteriore, che si tratti di un orsetto, di una bambola, del cuscino preferito, ma ad una figura interiore, interiorizzata, di una madre sufficientemente buona, un porto sicuro che mantiene viva la sua luce anche in sua assenza. Un monile prezioso come un ciondolo o una collana, indossata al collo femminile e vicino al seno (ed al cuore), potrebbe in questo senso rimandare al rapporto con una figura materna simbolica, alle sue cure indispensabili per la sopravvivenza all’inizio della vita, specialmente quando un gioiello non è solo un oggetto prezioso ma anche una speciale eredità che mantiene il legame con un’antenata amata che non c’è più o, più in generale, con un passato idealizzato (nel caso di un gioiello vintage o antico).

ILARIA – La parte del corpo accompagnata dal gioiello, dunque, può rivestire un’alta importanza simbolica?
ALDO – Sì. L’anulare sinistro che indossa la fede nuziale esprime il legame con il cuore ed i sentimenti d’amore; il polso ed il braccio potrebbero simboleggiare il luogo dell’appartenenza a qualcosa o qualcuno (nell’atto di legare il gioiello attorno al corpo, come un paio di manette, e di richiudere un gancetto d’argento come un lucchetto); il seno femminile, luogo per eccellenza della maternità al quale applicare una spilla preziosa o una lunga collana, può rimandare anche all’elemento della sessualità, in accordo con le teorie psicoanalitiche dei codici sessuali.

ILARIA – La forma di un gioiello può richiamare un significato sessuale preciso?
ALDO – Sì. Le forme allungate, come quelle di ciondoli ed orecchini oblunghi, rievocherebbero la forma fallica maschile ed un simbolo di potenza ed autorità, mentre quelle morbide ed arrotondate starebbero a significare la dimensione femminile di accoglienza, unione, assieme anche alla scelta dei materiali, più o meno preziosi e naturali, e dei colori. Quando una donna (o un uomo) sceglie per sé un gioiello speciale, come un ciondolo dalla forma particolare o una pietra preziosa colorata, senza dubbio esprime una parte di sé, come se proiettasse sul piccolo oggetto prezioso un aspetto della propria personalità solitamente silenzioso ma che parla attraverso ciò che il monile rappresenta: un piccolo animale, una lettera, un simbolo, uno spettro dei propri desideri, il riflesso che vorrebbe vedere allo specchio, qualcosa di sé che non riesce a dire con le parole. Da bambini siamo soliti disegnare, con matite e pastelli, ciò che sentiamo dentro di noi. Da adulti, forse, in qualche modo, lo indossiamo.

ILARIA – Quale può essere, dunque, il significato segreto di un gioiello che viene donato oppure, al contrario, acquistato per sé da una donna? E’ possibile che la persona che ci regala un gioiello particolare voglia, inconsciamente, comunicarci un messaggio?
ALDO – Se un uomo va giudicato in base agli orecchini che ci regala, come recitava Audrey Hepburn, forse esiste davvero un messaggio segreto ed inconsapevole da decifrare, dietro il suo dono prezioso, a partire dal suo valore economico. Pensiamo, ad esempio, ad un gioiello particolarmente costoso, molto pregiato, forse troppo rispetto alle possibilità economiche di chi ha deciso di acquistarlo e regalarlo: all’interno di una relazione sentimentale potrebbe rivelarsi un segno di impegno emotivo da parte del donatore nei confronti della propria partner, come un vero e proprio investimento nella storia d’amore, ma anche un modo per mostrare potere e prestigio così da colmare un inconscio sentimento di inferiorità nei confronti della persona amata, oppure ancora un tentativo di compensare il senso di colpa per una propria mancanza o un grave torto all’interno della relazione. Talvolta un gioiello enormemente costoso può mascherarsi da regalo per nascondere la propria, vera natura: quella di un oggetto elegante con il quale abbellire il proprio partner-trofeo, una donna-oggetto, un “accessorio umano” da mostrare al mondo nel suo nuovo splendore, così da sfoggiare il proprio vigore, esattamente come la collana creata con i denti dell’animale appena cacciato da parte dell’uomo preistorico.

ILARIA – Quando una donna, invece, decide di regalarsi un gioiello, anche costoso, con l’aiuto delle proprie risorse, potrebbe esprimere una necessità di fare i conti con sé, con la propria immagine interiore.
ALDO – Il gioiello acquistato per sé può essere il filtro mentale di come una donna sente di essere, un simbolo concreto di sé e dei propri aspetti psicologici ed emotivi preponderanti. L’auto-regalo prezioso può poi rivelarsi il simbolo di una conquista personale, di una sofferta ma finalmente raggiunta e sentita autonomia: l’auto-regalo, infatti, elimina la dimensione relazionale, elude lo scambio tra due persone, focalizzando l’attenzione su di sé quasi come un atto di alienazione o addirittura di autoerotismo. Anche questa dimensione unidirezionale, però, in alcuni casi potrebbe comunicare, senza volerlo, un messaggio verso l’esterno: “ti dimostro che non ho bisogno di te”, forse perché l’assenza fisica o emotiva dell’altro è spaventosa da affrontare e si avverte la necessità di “esorcizzarla”, oppure per reagire alla propria difficoltà interiore di relazionarsi con l’altro.

ILARIA – Grazie per essere stato nostro ospite. Ti va di salutare i nostri lettori?
ALDO – Grazie a voi per avermi dedicato questo speciale servizio/intervista, ne sono lusingato ed onorato. Per chi volesse seguirmi può farlo attraverso il mio sito web ufficiale https://aldoferraroorafo.it/

“Ho sempre pensato che il gioiello più bello è quello che devo ancora realizzare”. Aldo Ferraro.

2022 © RIPRODUZIONE RISERVATA

Questa intervista è stata rilasciata telefonicamente dal Maestro Orafo Aldo Ferraro alla giornalista pubblicista Ilaria Solazzo per il Corriere di Puglia e Lucania, http://www.corrierepl.it. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633).

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