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BIF&ST che passione!

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…e la nave va. Usiamo questa breve perifrasi ‘felliniana’ per avventurarci nel mare magnum della edizione 2017 del Bif&st, la fortunata e seguitissima kermesse cinematografica in quel di Bari voluta e organizzata da Felice Laudadio e dal suo clan di collaboratori, tra cui ci corre l’obbligo segnalare almeno cinque nomi super impegnati nella sua buona riuscita: il trio Cegli-Magrelli-Spagnoli (comitato di direzione); e il trio Nicola Morisco-Angela Saponari-Serge D’Oria (stampa, coordinamento e project manager). Fortunata e seguita, si diceva, i due aggettivi da noi scelti per la manifestazione,  e non a caso perché ben si adattano ai primissimi giorni della settimana d’avvio che ha visto il pubblico pugliese (non solo cittadino, dunque) affollare sin da subito il cinema Galleria e il teatro Petruzzelli.

Tutto, nel nome prestigioso di Vittorio Gasman che è ben raffigurato in una sintesi di sue belle immagini-foto che abbracciano il massimo teatro musicale pugliese che qui, alla bisogna, viene utilizzato come splendido contenitore della Settima Arte , il cinema. Al di là di un primo, discreto  film italiano firmato da Francesco Bruni (Tutto quello che vuoi) presentato come tributo a Giuliano Montaldo che ne è specioso protagonista, noi tutti eravamo a pendere dalle labbra di quel ‘fustone’ alto 1,92 che di nome fa Alessandro Gasmann (con due n) – figlio di cinquantadue anni del grande Mattatore-  il quale ha condotto una divertente e divertita raffigurazione storica di suo padre, e indirettamente della sua vita attoriale nata e in parte cresciuta all’ombra di cotanto genitore. Giovane scavezzacollo come si conviene ad un rampollo romano degli anni Sessanta, Alessandro è stato condotto per mano da suo padre Vittorio, fermo severo quel tanto che basta, ad avventurarsi in un mondo non suo (il teatro e il cinema) vista la vocazione primigenia da ‘ingegnere agrario’ poi subito abbandonata; ma senza per questo non passare dalla routine dei giovani come lui con il servizio militare a Taranto, in aeronautica, lezioni di lingua inglese, varie prime esperienze e comparsate.

Fatto sta che Alessandro, con qualche errore da lui stesso riconosciuto ma con una crescita umana e professionale che gli fa onore, è giunto a risultati di buon livello, a partire dalla parte di coprotagonista di un film come Il bagno turco del 1997 su cui pochi puntavano vista la scabrosità del tema e vista la firma registica ignota ai più (Ferzan Ozpeteck). Da lì dunque è partita la sua carriera artistica che tuttavia ha preso anche altre strade più ‘impegnate’, come la recente nomina ad ambasciatore delle Nazioni Unite- UNHCR-  per i rifugiati. Un titolo di merito che va a questo ex-giovane scavezzacollo, ora più che mai maturato e degno erede del suo grande, inimitabile papà.

Pierfranco Moliterni

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