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Le alternative russe sui fatti di Odessa

Estero

In occasione dell’anniversario dei tragici scontri a fuoco del 2 maggio 2014 a Odessa, che hanno visto la morte di 48 persone, sia il presidente russo Vladimir Putin, che i media russi controllati dallo stato, hanno ancora una volta sottolineato che è stato un “massacro” deliberatamente compiuto dai nazionalisti ucraini. E, dato che all’epoca Russia Today (RT) e altri media internazionali citavano rapporti che inducevano a diverse conclusioni, non si può dire che le bugie, oltre che essere programmate, non fossero anche state tossiche, infatti hanno indirizzato giovani uomini a combattere, e molti a morire, nel Donbas.

Ricordiamo in breve gli eventi del 2 maggio 2014.
Ci sono considerevoli prove che dimostrano che la Russia stava direttamente pianificando a Odessa eventi idonei a creare una cosiddetta “Repubblica Popolare”, come è successo nel Donbas. Non è un caso che l’attacco originale contro la pacifica manifestazione pro-ucraina, fosse stato diretto ed eseguito da Odessa Druzhyna, un movimento nato da poco ed esclusivamente pro-russo e anti-Maidan, i cui membri erano sotto “protezione” economica e di sicurezza della Russia. Ancora il 26 di gennaio, 2000 anti-Maidan avevano cercato di assaltare gli uffici amministrativi regionali statali, ma sono stati respinti dai filo-Maidan. Due giorni dopo si è ripetuto un fatto analogo; il 19 febbraio almeno 100 persone armate e mascherate hanno assalito una marcia pro-Maidan. Il 1° marzo la polizia ha segnalato che almeno 5 mila persone hanno partecipato alle dimostrazioni pro-Russia – con infiltrati molti cittadini russi – mentre il 3 marzo 200 dimostranti pro-Russia – tutti provenienti dalla Russia e dalla vicina Transnistria – hanno chiesto a gran voce un referendum per aderire alla Russia. La tensione nella città di Odessa era arrivata alle stelle.

Il 2 maggio, come parte delle continue tensioni, i pro-Maidan hanno organizzato una manifestazione, ma gli eventi sono sfuggiti di mano, e da pacifiche dimostrazioni, si sono trasformate in una rivolta di strada, in cui entrambe le parti hanno usato forza e armi, con conseguenti 6 morti.

E, anche se è vero che per reazione gli attivisti pro-ucraini hanno marciato verso il Ponte di Kulikovo per andare a bruciare le tende degli anti-Maidan e che questi ultimi si sono rifugiati nell’edificio sindacale; il presidente russo e i suoi media, tuttavia, omettono sempre alcuni fatti cruciali.

Gli attivisti pro-ucraini, mentre camminavano pacificamente con i loro cartelli, sono stati oggetto di provocazioni da parte dei loro avversari. La loro reazione è stata quella di recarsi, armati di bastoni e pietre, nel punto in cui erano state poste le tende degli anti-Maidan, per sloggiare il territorio. A mano a mano che si avvicinavano all’accampamento, dall’edificio dei sindacati – ubicato nelle vicinanze – partivano raffiche di pallottole e dalle finestre e dal tetto dell’edificio piovevano cocktail di Molotov. Tutte le relazioni indipendenti hanno convenuto che la causa del fuoco, che ha causato la morte dei 42 attivisti anti-Maidan – di cui 13 erano cittadini russi, molti della Transnistria e alcuni di Odessa – fossero stati i cocktail di Molotov. Come si è appurato, la morte degli attivisti è stata una conseguenza della diretta inspirazione di fumo, o della caduta perché le persone si sono lanciate dalle finestre.
È probabile che la devastante tragedia di quel giorno possa aver impedito ad Odessa di seguire lo scenario delle regioni di Donetsk e Lugansk.
Poche ore dopo la tragedia, i media e i funzionari russi avevano già iniziato a vendere la storia come “il massacro di Odessa”.
Nella dichiarazione di due giorni fa, Putin ha insistito che “i nazionalisti ucraini hanno obbligato persone inermi a rifugiarsi nell’edificio sindacale e qui le hanno bruciate vive”, ha poi continuato, “la comunità mondiale non può dimenticare un fatto simile e non può permettere che si ripetano in futuro simili crimini barbarici”.

Russia Oggi (RT) nel suo articolo è andata oltre, e, mentre ha ripetuto le sue bugie iniziali le ha anche ampliate, sostenendo che le persone che “erano riuscite ad uscire dall’edificio erano poi state picchiate a morte”.
Nella versione del Cremlino, c’è il chiaro tentativo di non voler menzionare che la violenza è stata originata dagli attivisti anti-Maidan e che la prima vittima – l’attivista filo Maidan, Igor Ivanov – è stato ucciso da Vitaly Budko, un attivista anti-Maidan che imbracciava e usava – come si vede in molte riprese – un fucile automatico. Ci sono riprese video che dimostrano che l’attacco iniziale “alle persone indifese in marcia pacifica” è stato organizzato dai filo russi, e dopo c’è stata la reazione dei filo Maidan.
Oggi, dopo tre anni con un’indagine internazionale in corso e altri mezzi di comunicazione che continuano a selezionare accuratamente i filmati e a presentarli aggiungendo continui dettagli, tutti gli addetti ai lavori sono concordi nel negare le asserzioni di RT sugli eventi del 2 maggio. A questi media, si sono ultimamente anche aggiunti il “Gruppo del 2 di Maggio – un gruppo di 13 giornalisti investigativi indipendenti – e il “Council of Europe’s International Advisory Panel (IAP) http://www.coe.int/en/web/portal/international-advisory-panel/-/asset_publisher/EPeqGGDr0yBr/content/iap-report-on-odessa-events?inheritRedirect=false&redirect=http%3A%2F%2Fwww.coe.int%2Fen%2Fweb%2Fportal%2Finternational-advisory-panel%3Fp_p_id%3D101_INSTANCE_EPeqGGDr0yBr%26p_p_lifecycle%3D0%26p_p_state%3Dnormal%26p_p_mode%3Dview%26p_p_col_id%3Dcolumn-4%26p_p_col_pos%3D2%26p_p_col_count%3D4”>.
A questo punto diventa chiara la volontà truffaldina di RT, a citare sia IAP, che anche la missione speciale del commissario ONU sui diritti umani, come parti che “confermano le sue affermazioni”, quando invece sostengono completamente l’opposto (http://www.ohchr.org/Documents/Countries/UA/HRMMUReport15June2014.pdf)

RT, nelle sue tendenziose informazioni ignora i dettagli dei frenetici tentativi degli attivisti pro-Ucraina che, per cercare di salvare le persone dalle fiamme, spingevano vicino all’edificio un’impalcatura; mentre invece si dilunga per mostrare un attivista filo-Maidan, Mykola Volkov, che impugna una pistola – poi si è scoperto che sparava pallottole di gomma.
(https://www.youtube.com/watch?v=Qp19bq3426o)

E, mentre la propaganda è stata ideata e pienamente finanziata da Mosca, bisogna riconoscere che anche le autorità ucraine, per il solo fatto di non aver interpretato correttamente gli eventi e, dopo una seria indagine non aver punito da subito i responsabili, hanno contribuito a creare ulteriore caos e cortine fumogene.
I rapporti russi continuano ad affermare che non possono esistere “risposte rigorosamente vere”; invece il Gruppo del 2 Maggio, IAP e gli investigatori ufficiali hanno messo in chiaro che quel giorno la “maggior parte delle persone potevano essere salvate se ci fosse stato un piano di azione antisommossa e se i servizi di sicurezza e di emergenza non fossero arrivati dopo oltre 45 minuti”. Ci sono altre preoccupanti indicazioni che alcuni funzionari hanno collaborato con gli attivisti anti-Maidan.

Tutto ciò è evidenziato nella relazione IAP ed è stato affermato in numerose occasioni dal Gruppo del 2 Maggio. Attualmente, su queste specifiche omissioni, ci sono in corso delle indagini. Ciò, comunque non esime l’inadempimento delle autorità.
Chiaramente queste azioni non avrebbero fermato la macchina della propaganda russa, che semplicemente ignora le parti delle relazioni che contraddicono la sua narrazione, ma sono comunque vitali e dovute alle vittime e alle loro famiglie.
La maggiore preoccupazione delle informazioni di RT, deriva dal fatto che il canale televisivo finanziato dal Cremlino, è trasmesso in tutti i paesi occidentali ed ha quindi la possibilità di ingannare seriamente il pubblico. RT, va notato, viene fornito regolarmente negli alberghi e in altri luoghi pubblici come canale di notizie russe, accanto agli altri canali di informazione. Come fa il pubblico occidentale a riconoscere le bugie russe, come vengono alimentate?

Negli anni ’30 nell’URSS di Stalin si era attuata una politica persecutoria contro gli ebrei supportata da menzogne di terribili crimini che loro avrebbero commesso; tecniche simili sono state utilizzate nel recente genocidio in Ruanda. In ogni caso le menzogne sono state deliberatamente disposte per suscitare rabbia e incutere un desiderio di vendetta contro i presunti autori: a Odessa, sono gli ucraini i responsabili di un “Massacro”, che invece le analisi dei fatti segnalano che sono stati le vittime delle violenze?

Gabrielis Bedris


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