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Crepuscolo biancorosso. Il Bari dà il quasi addio ai playoff

Sport & Motori

Non siamo ancora al crepuscolo biancorosso ma quasi, con una punta di tristezza in fondo all’anima di tanti tifosi che speravano in una estrema vittoria per rimanere attaccati al treno dei playoff che, però, a risultati acquisiti, sembrano inarrivabili, non matematicamente ma virtualmente.

Bari che, pian piano, come da un’uscita di galleria, col cuore in gola, ha cercato disperatamente il sole che gli frugava i pensieri: nel vederlo in campo gli si leggeva dentro la nostalgia, quel buio pulito in cui fino a ieri gettava via i suoi giorni d’eternità. Ma la voglia di vivere era lì, sul terreno verde, forse mai positiva come oggi, tanto che ad un tratto è sembrato che il Bari potesse uscire dalla galleria vista la buona prestazione.

Senza dieci giocatori, i più dei quali, al netto di Brienza, di scarso apporto (inutile far finta di niente), il Bari scendeva ad Avellino con la speranza che i lupi locali, oggi assai modesti, trovassero difficoltà nel far dei galletti un sol boccone. E qualche difficoltà, in effetti, l’han pur trovata ma non è bastata per far proprio il risultato, in quanto si è trovato undici galletti ruspanti, decisamente migliori di altre oscene prestazioni.

Colantuono, come sempre, alla vigilia della gara ha dispensato ottimismo, speranze, fiducia all’ambiente affermando che era intenzionato a vender cara la pelle pur di ottenere nove punti nelle ultime tre gare. Peccato, però, che la prima è andata a buca con un misero ed insignificante pareggio che, al di là dell’orgoglio evidente, nonostante abbia cercato di tenere la schiena dritta, non è servito a nulla: è troppo tardi ormai.

Con le due formazioni alla ricerca di punti con l’Avellino per evitare i playout, ed il Bari per acciuffare in extremis i playoff, con tante le assenza da una parte d’altra, senza Castaldo, in panchina, Dangelo, Belloni e Gonzales nell’Avellino, e senza ben nove giocatori nel Bari, le due squadre han giocato senza risparmiarsi in una partita, se vogliamo, a tratti pure intensa e divertente.

Bari, ancora alle prese con un campo sintetico, per giunta ancor più viscido a causa della pioggia che è caduta sul Partenio e che forse ha causato l’infortunio a Sabelli a fine del primo tempo, con Furlan in attacco, ottima la sua prestazione, preferito a Parigini, con Galano e Maniero in attacco, con Salzano, Romizi e Greco a centrocampo, e con Daprelà, Moras, Capradossi e Sabelli in difesa insieme a Micai in porta.

Il Bari doveva affrontare sia l’Avellino che la classifica avulsa, classifica che lo vedeva sin dal calcio d’inizio lontana dai parametri giusti, parametri aumentati e, forse, inarrivabili a gara conclusa. La gara è scorsa via senza acuti, nervosamente, con l’Avellino a predominare in modo leggero rispetto al Bari, ed il Bari, timidamente oltre il centrocampo, attento a chiudere gli spazi.

All’8′ miracolo di Radunovic su colpo di testa Salzano che, su cross di Greco, ha anticipato tutti di testa. Peccato poteva essere il vantaggio.

Al 13′ sinistro di Galano di poco fuori, Galano che ha sfruttato un errore a centrocampo dell’Avellino.

E al 16′ il rigore per il Bari per atterramento di Maniero: battuta di Salzano e gol, 0-1, Bari che è tornato al gol dopo oltre quattrocento minuti.

Subito il gol, il Bari si è ritirato troppo lasciando metri all’Avellino che ha cercato una reazione, ma ancora una volta la difesa barese ha risposto bene.

Un Bari che ha fatto girare molto, e bene, la palla grazie anche a Furlan, Salzano e Greco in gran spolvero, facendo correre a vuoti gli irpini.

Ma al 41′, siccome il Bari non si fa mancare nulla in termini di infortuni, è toccato al buon Sabelli rimetterci il ginocchio che, probabilmente, si è storto cadendo male. Al suo posto Colantuono ha mandato in campo Cassani. Bari che, comunque, nonostante gli assenti, ha avuto ottime risposte agonistiche dai suoi.

Il problema è che al termine del primo tempo son giunte notizie sconfortanti per il Bari a causa del vantaggio del Frosinone e del Verona che, con le loro momentanee vittorie, allontanavano il Bari matematicamente dai playoff.

Nel secondo tempo è cresciuta la pressione dell’Avellino, che si è reso pericoloso in avanti, e col Bari che ha fatto fatica ad uscire dalla difesa.

E allora Novellino, vecchia volpe della B, ha fatto entrare Castaldo e Verde al posto di Eusepi e Laverone, irrobustendo l’attacco con un 4-2-4, tanto che il Bari ha solo provato a tenere alta la palla senza pungere più di tanto.

Al 18′ il calcio di rigore per l’Avellino per fallo di mano di Moras su colpo di testa di Migliorini: tiro di Verde e gol, 1-1 e le poche speranze han lasciato il posto ai rimpianti.

Colantuono ha capito che gli stava sfuggendo il campionato dalle mani per sempre e ha cercato di reagire con il cambio inspiegabile di Galano con un evanescente Parigini. C’è stato anche l’esordio di Yebli al posto di Greco che ha speso molto.

L’intensità è calata man mano che è passato il tempo, col Bari che ha cercato di alzare il gioco ma ha trovato solo la stanchezza, mentre Ardemagni, su capovolgimento di fronte, di testa, è andato vicino al vantaggio al 37′.

La gara è scivolata via tra la malinconia biancorossa e qualche speranza in più di salvezza in casa biancoverde.

Adesso rimangono due gare dove, pur vincendole, potrebbe non bastare per agguantare i playoff. Occorre riflettere sin d’ora senza attendere la gara di Ferrara, occorre capire perché il Bari ha meritato di non affrontare i playoff tenuto conto che nei precedenti anni, il Bari li ha persino svolti, occorre riflettere sugli sbagli compiuti dalla dirigenza che si è fidata di certi uomini, sulla campagna acquisti e rafforzamento sbagliate basate su giocatori arrugginiti ed infortunati, su esoneri troppo frettolosi, su infortuni inenarrabili ed infiniti, su parole inutili, su decisioni discutibili, sul troppo nervosismo di taluni, e su tutto quanto occorre far tesoro perché solo riconoscendo gli errori, soprattutto per una società al suo primo anno di vita dove tutto gli si può perdonare, si può programmare qualcosa di serio e gratificante. E che non si dia la colpa ai giornalisti che si limitano a fotografare il momento. Sia chiaro.


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