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Combattere la propaganda russa

Estero

Quando si parla di Ucraina a tutti probabilmente la prima associazione che viene in mente è la corruzione: “Mina il paese”, “scava lo Stato”, “Distrugge la società” si “contrappone alle riforme” – in questo modo i media occidentali hanno inondato con titoli sempre più disfattisti i giornali e le riviste.

Definire la corruzione non è semplice. La maggior parte delle persone sa riconoscerla quando la vede, ma il vero problema è che persone differenti vedono la corruzione in modo differente. Il termine “corruzione” deriva dal verbo latino “rumpere” – rompere – dunque con l’atto della corruzione viene rotto qualcosa, ma cosa? L’integrità richiesta da un ruolo? Un patto di fiducia? Si, certamente. Possiamo dire meglio, delle regole morali o più specificamente delle regole e leggi amministrative. La corruzione ha sempre caratterizzato tutte le civiltà, anche le più antiche. Dalle civiltà mesopotamiche, dove la reciprocità tra il dono interessato ed il favore richiesto era una consuetudine consolidata, all’Atene di Pericle o alla Roma di Cicerone, dove la tangente era un costume formalmente condannato benché ampiamente diffuso, dall’Europa della Riforma luterana, cruciale nella fondazione di un’etica anticorrutiva, all’irrisolta questione morale dei giorni nostri.

La corruzione si batte con la cultura, è una goccia che scava la pietra, e come la goccia ha bisogno di molto tempo per essere “scavata”.
La preoccupazione merita molta attenzione, ovviamente, perché la corruzione rimane una delle più grandi sfide democratiche di tutti i paesi tra cui anche l’Ucraina. Ma il linguaggio iperbolico e implicito – a volte esplicito – che afferma che l’esistenza e le riforme dell’Ucraina sono incompatibili con la corruzione, derivano da dichiarazioni della propaganda del Cremlino, la quale punta a dimostrare che l’Ucraina è uno Stato indegno e non merita attenzioni di sorta.

A tal fine il Cremlino ha creato dei punti stabili, come dei chiodi fissi sui quali puntualmente batte per ottenere un suo risultato, anche se gli attacchi provenienti da Mosca sono principalmente molte semplificazioni, che obbligatoriamente mettono in secondo piano la realtà.
Spesso si vedono pezzi di giornalisti di “grido”- forse sarebbe più corretto affermare “che gridano” – che sostengono che “la corruzione sia un ostacolo alle riforme”. Se questa opinione fosse vera gli scrittori di fama dovrebbero spiegare come ha fatto l’Ucraina, da dopo la rivoluzione Maidan, ad intraprendere le impressionati riforme politiche, economiche e sociali che ha fatto. Ora a Kiev, le istituzioni democratiche sono pienamente funzionali; le banche sono state regolate; i prezzi dell’energia sono stati portati a livello di mercato, la dipendenza energetica dalla Russia è stata ridotta; gli appalti statali sono diventati trasparenti; buona parte della burocrazia è stata eliminata; il sistema sanitario è stato revisionato; l’istruzione è completamente riformata. Come può essere? Forse gli scrittori esperti di Ucraina non lo sanno? Beh glielo diciamo noi allora!

Ma, degli altri controbattono, con “la corruzione si distrugge l’Ucraina”. Vorrei porre loro un piccolo esempio come risposta. I cinquantacinque mila soldati russi, i carri armati e l’artiglieria lungo i confini ucraini, oltre le altre 35 mila truppe, carri armati e sistemi missilistici che soggiornano sul territorio ucraino nella regione del Donbas non sono una minaccia esistenziale per l’Ucraina? Se il leader del Cremlino, assetato di sangue, desse l’ordine d’invadere il paese non verrebbe in gran parte distrutto? Perché loro non indicano questa come una possibile causa di distruzione? Questa sarebbe immediata, invece la corruzione può sviscerare le istituzioni, ma nel tempo.

Alcuni pongono pezzi articolati con tanto di grafici per fare scena, nei quali sostengono che la corruzione è “il più grande ostacolo alla crescita economica”. Questa è un’affermazione senza senso. Se questo fosse vero, allora i paesi altamente corrotti come il Brasile, la Russia, India e Cina – classificati al 69°, 154°, 87° e 78° rispettivamente, di 178 paesi nell’Indice di percezione della corruzione, secondo Transparency International – non dovrebbero registrare tassi di crescita così impressionanti. Per quanto riguarda l’Ucraina, classificata al 134°, i suoi tassi di crescita sono stati negativi nel 1990, positivi nei decenni subito prima e dopo il 2000, e profondamente negativi dal 2014. La corruzione non aveva nulla a che fare. La contrazione del 1990 era una conseguenza del crollo dell’economia sovietica; la successiva crescita c’è stata anche se in Ucraina c’era un’enorme corruzione, come documentato dalla cacciata di Yanukovich, avvenuta principalmente per la sua corruzione; e la contrazione dopo il 2014 è il risultato dell’invasione russa in Crimea e nel Donbas.

Un autore ha persino sostenuto che la corruzione fosse un “ostacolo per gli investimenti diretti esteri”. Ma anche in questo caso possiamo serenamente affermare che non esiste nessuna correlazione. L’Ucraina ha sperimentato un boom di investimenti diretti esteri durante un governo corrotto, ma pro-democratico, quello di Viktor Yushchenko, tra il 2005 e il 2010, un calo nel corso degli anni Yanukovych, ma non per la corruzione, ma per le scelte dittatoriali del presidente, e poi una virtuale battuta d’arresto dal 2014. L’attuale governo è il meno corrotto e il più democratico del gruppo, ma gli investitori stanno lontani perché c’è la guerra nell’est dell’Ucraina e non sanno cosa pensa il capo del Cremlino.

Mi è anche capitato di leggere che la “corruzione fosse il più grande ostacolo alla democrazia”. Ma che strano, e mi vien da sorridere. Allora è chiaro che l’Ucraina, se anche con la corruzione è riuscita ad intraprendere passi molto importanti verso la democrazia e a rendere la sua popolazione desiderosa della libertà e dei valori democratici, è uno stato democraticamente molto forte.

Un esperto di democrazia invece, ha suggerito che la corruzione si può “eliminare da subito se c’è la volontà politica”. Questa è una vera e propria contraddizione, in quanto la corruzione è in gran parte il risultato dell’inefficienza degli apparati statali e dei burocratici meccanismi di mercato, per cui la volontà politica e gli arresti dei funzionari corrotti non sono mai abbastanza per eliminarla. Poi la corruzione esiste in tutti i paesi del mondo, e per pulire ed eliminare le sue pratiche devono esserci delle modifiche a livello politico, in questo senso è vero che serve una volontà politica, ma prima di tutto servono riforme, le quali si realizzano con il tempo, non si cambia una cultura corrotta dalla mattina alla sera.

Ma com’è la verità allora?
La corruzione in Ucraina è al tempo stesso profonda e diffusa, e rende molto difficile la sopravvivenza, le riforme, gli investimenti, la crescita e a perseguire la democrazia, ma non è che perché lei esiste questi obiettivi sono stati cancellati; se così fosse, nessun paese al mondo – compresi gli Stati Uniti, che erano notoriamente molto corrotti nel 19° secolo – sarebbe in grado di diventare una funzionante economia di mercato e una democrazia.
L’Ucraina, negli ultimi anni ha compiuto notevoli progressi nella lotta alla corruzione ed è ancora in fase di ristrutturazione dello stato, tanto da spingere il 13 di dicembre 2016, a far esprimere all’Unione Europea “che l’Ucraina sta portando avanti intense riforme senza precedenti di tutta la sua economia e del sistema politico, mentre le sue istituzioni democratiche sono state rivitalizzate”. Tale relazione, a differenza dei titoli sulla corruzione dell’Ucraina, non ha toccato l’occhio dei media.

Ma perché c’è una fissazione sulla corruzione ucraina? Parzialmente perché fornisce un tema semplice sul quale poter organizzare una mancanza di conoscenza dell’Ucraina, così come una comoda giustificazione per dire che l’Ucraina non ha una politica estera. La corruzione fornisce agli occidentali un’attraente contro immagine: là, ci sono i cattivi e i corrotti ucraini; qui, vivono gli onesti e i virtuosi occidentali. La propaganda russa, nel tentativo di ridurre Kiev ad uno stato irrimediabilmente fallito e indegno delle attenzioni occidentali, è riuscita a diffondere quest’immagine dell’Ucraina.

Ma non dobbiamo comprare questa narrativa della corruzione e il suo corollario di “stato fallito”, perché il quadro presentato in realtà, ci dice che è la Russia che è corrotta e sulla strada del fallimento e vorrebbe che la stessa cosa potesse succedere al suo vicino, per il quale oggi, vedendo che si sta allontanando dalla sua sfera, sta migliorando la sua economia e la sua democrazia, nutre rabbia e invidia. Putin ha iniziato la sua avventura ucraina come un “grande conquistatore russo”; ma lui in Ucraina rischia di rimanere nel ruolo che ha già giocato molte volte prima: quello di spoiler, stavolta però, senza soddisfazioni.


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