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Fuori di ogni controllo

Diritti del CittadiniLavoro

TARANTO – Questa per la FISMIC è la realtà lavorativa in Vestas Taranto in seguito al licenziamento ingiusto di un lavoratore esemplare

L’intimidazione e la persecuzione non possono essere un mezzo aziendale per obbligare alla sudditanza o all’accettazione incondizionata di modelli organizzativi che sono, invece, inaccettabili e non funzionali”: questo il commento della Segreteria FISMIC di Taranto sull’episodio del licenziamento di un lavoratore, dirigente sindacale, che il sindacato ritiene ingiusto e strumentale.

Per la FISMIC questa è la realtà di un’azienda, la Vestas, che, priva di un management meritevole, capace di tracciare un percorso preciso e strutturato nell’organizzazione aziendale per promuovere lo sviluppo del prodotto, colpisce con il licenziamento in tronco un lavoratore integerrimo con un ventennio di anzianità, senza macchia e ombre, un uomo dalle riconosciute doti morali, un rappresentante sindacale libero, con il chiaro intento di allontanarlo perché “scomodo e non sottomesso” ai voleri e ai progetti delpadrone.

È inaccettabile questo atteggiamento, che trova le sue motivazioni nell’incapacità aziendale di misurarsi e confrontarsi in maniera leale su argomenti come relazioni sindacali, organizzazione del lavoro, rispetto dei diritti e della dignità di ogni lavoratore con una Organizzazione Sindacale Autonoma, la FISMIC Confsal, che si oppone da sempre in modo forte e deciso all’attuale gestione aziendale della Vestas Blades di Taranto, più padronale che industriale.

Un’azienda che colpisce un rappresentante sindacale perché non ha altro modo di minare la credibilità dell’uomo, del lavoratore e dei lavoratori che egli rappresenta e della stessa Organizzazione sindacale a cui aderisce. Si tratta di un’azienda per noi completamente alla deriva e priva di dirigenti all’altezza che, con mezzi dalla dubbia efficacia e ignorando consapevolmente i diritti, lede la dignità dei lavoratori insieme alla loro libertà di rappresentanza e nega loro il diritto al lavoro, finendo per ostacolare quella cellula di democrazia che rappresenta il Sindacato.

Ci dispiace sottolineare il silenzio delle Rsu e delle Segreterie Provinciali delle altre sigle, la cui indifferenza potrebbe essere interpretata come complicità o sudditanza al volere datoriale, perché ciò che è accaduto al collega e amico Luciano Scarati potrebbe rappresentare il clima di terrore e pressione psicologica che ogni dipendente vive o potrebbe vivere in azienda ma, al pari, oltre ad un sopruso nei confronti di un lavoratore, rappresenta un pericoloso precedente.

Per tanto è compito, nonché dovere, di ogni organizzazione opporsi, denunciare e difendere, per non restare nell’indifferenza coprendosi con la propria bandiera pur di non guardare, lavandosi le mani come il più noto Ponzio Pilato, sia per interessi di casacca che per il timore di perdere consensi.


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