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Gay cecenia, rilasciato a Mosca attivista italiano

Estero

 E’ stato rilasciato, e accompagnato all’aeroporto, Yuri Guaiana, attivista dell’associazione radicale ‘Certi Diritti’, fermato oggi dalla polizia a Mosca, insieme ad altri 4 attivisti russi, mentre andavano alla procura generale per consegnare le firme raccolte dalla petizione contro il trattamento dei gay in Cecenia. L’annuncio del rilascio e’ stato dato dal sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova. Alfano loda l”ottimo lavoro dell’ambasciata’. Guaiana, rimasto fermo alcune ore in una caserma della polizia, aveva fatto sapere di “non aver subito alcuna violenza”. Rilasciati anche i 4 russi.

“Sono appena stato rilasciato, adesso sto correndo in albergo su una macchina messa a disposizione dal consolato che ringrazio per l’assistenza, faccio i bagagli e cerco di uscire il prima possibile dal Paese, che e’ fondamentale, perche’ c’e’ un processo a mio carico”. Sono le prime parole di Yuri Guaiana da Mosca dopo il suo rilascio. “Mi contestano di aver fatto una manifestazione non autorizzata e di aver fatto resistenza a pubblico ufficiale, cosa assolutamente non vera”, ha spiegato l’attivista.

Le firme non le abbiamo consegnate, lo faremo per mail. Appena torno in Italia lo faccio io”. Lo dice Yuri Guaiana dopo il suo rilascio a Mosca. “Sono piu’ di 2 milioni in tutto il mondo che chiedono un’indagine efficace, chiedono che le persecuzioni cessino immediatamente e che venga fatta giustizia”, ha spiegato, a proposito delle “firme raccolte da attivisti russi liberati con me e da altre associazioni” per denunciare le violazioni contro i gay in Cecenia. Guaiana ha spiegato che lui ed i suoi colleghi “sono stati trattati con rispetto durante tutto il fermo”. Allo stesso tempo, pero’, “non dimentichiamo la ragione fondamentale, quello che sta avvenendo in Cecenia. Vi sono omosessuali che ancora adesso mentre parliamo vengono arrestati, alcuni vengono torturati per trovarne altri e altri sono stati addirittura uccisi e rischiano di essere uccisi dai loro stessi familiari, per delitto d’onore”.


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