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Allarme Federalberghi, il sommerso e’ oltre livelli guardia

Viaggi &Turismo

‘AIRBNB, +25% IN 2016’. 110 MILA ALLOGGI SFUGGONO A CONTROLLO

Il sommerso nel turismo ha superato il livello di guardia, determinando gravi conseguenze per i consumatori, per la collettivita’ e per il mercato’. Il nuovo allarme arriva dal presidente di Federalberghi, Bernabo’ Bocca. Ad aprile 2017 – spiega uno studio dell’associazione -, erano disponibili su Airbnb 214.483 alloggi italiani, in crescita esponenziale, con un incremento del 25,6%. Le strutture di natura analoga, censite dall’Istat, sono invece solo 103.459. Si puo’ pertanto certificare ufficialmente l’esistenza di almeno 110.000 alloggi che sfuggono ad ogni controllo’. ‘Ok cedolare secca ma va irrobustita’. La definizione di un’aliquota agevolata non esalta gli albergatori.

“Il sommerso nel turismo ha superato il livello di guardia, determinando gravi conseguenze per i consumatori, per la collettivita’ e per il mercato”. E’ quanto afferma il Presidente di Federalberghi, Bernabo’ Bocca, commentando i risultati di un monitoraggio che la federazione ha realizzato con l’ausilio della societa’ Incipit Consulting e che viene presentato oggi a Rapallo in occasione della 67^ Assemblea Generale Ordinaria di Federalberghi. Bocca sottolinea che “il fenomeno danneggia tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza e che entrambe le categorie sono esasperate dal dilagare della concorrenza sleale che inquina il mercato”. “In questi giorni – ricorda il presidente di Federalberghi – il Parlamento sta esaminando un decreto legge che assegna ai portali il compito di prelevare alla fonte la cosiddetta cedolare secca, pari al 21% del prezzo pagato dai clienti degli appartamenti in affitto. Anche se la definizione di un’aliquota agevolata non ci esalta – prosegue – apprezziamo il fatto che sia stato individuato un percorso per garantire il prelievo delle imposte. E’ bene tuttavia chiarire che si tratta di una soluzione positiva ma non sufficiente, che dovra’ essere integrata con altre misure di tutela, ad esempio in materia di igiene e sicurezza, di pubblicita’ ingannevole e, ancora, in termini di trasparenza: e’ necessario prevedere la comunicazione delle generalita’ degli alloggiati alla pubblica sicurezza. Ultimo ma non da ultimo, va considerata l’imposta di soggiorno”. “Le buone regole – conclude Bocca – servono a poco se non sono accompagnate dagli opportuni controlli. Per questo motivo, Federalberghi ha censito le strutture parallele che vendono camere sui principali portali ed ha programmato di mettere gli elenchi nominativi a disposizione delle autorita’ investigative competenti e delle amministrazioni nazionali e territoriali”.

Ad aprile 2017, erano disponibili su Airbnb 214.483 alloggi italiani, con una crescita esponenziale che non accenna a fermarsi (42.804 alloggi in piu’ nel corso del 2016, pari ad un incremento del 25,6%). Le strutture di natura analoga (appartamenti in affitto e bed and breakfast) censite dall’Istat sono 103.459. Si puo’ pertanto certificare ufficialmente l’esistenza di almeno 110.000 alloggi che sfuggono ad ogni controllo, con l’avvertenza che le strutture mancanti all’appello sono probabilmente il doppio, in quanto gli alloggi presenti sul noto portale erano 52 a dicembre 2008, anno in cui l’Istat censiva 84.189 strutture. Tra le citta’ italiane maggiormente interessate dal fenomeno troviamo Roma con 25.743 alloggi, Milano con 14.523, Firenze con 6.992 e Venezia con 5.973. Per quanto riguarda le regioni, la pole position spetta alla Toscana, con 34.595 alloggi, seguita dal Lazio con 32.663, dalla Lombardia, con 25.148 e dalla Sicilia con 23.020. Dall’analisi delle inserzioni presenti ad aprile 2017 sul portale Airbnb emergono – sostiene Federalberghi – quattro grandi bugie che smascherano definitivamente la favoletta della condivisione. Non e’ vero che si tratta di attivita’ occasionali. La maggior parte degli annunci (il 76,3%) si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno. Non e’ vero che si tratta di piccoli redditi. Sono attivita’ economiche a tutti gli effetti. Oltre la meta’ degli annunci (il 56,77%) sono pubblicati da persone che amministrano piu’ alloggi, con i casi limite di insegne di comodo quali Guido che gestisce 507 alloggi e Simona che ne mette in vendita 347. Non e’ vero che si condivide l’esperienza con il titolare. La maggior parte degli annunci (il 70,6%) si riferisce all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno. Non e’ vero che le nuove formule tendono a svilupparsi dove c’e’ carenza di offerta. Gli alloggi sono concentrati soprattutto nelle grandi citta’ e nelle principali localita’ turistiche dove e’ maggiore la presenza di esercizi ufficiali. Il consumatore e’ ingannato due volte – in quanto viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettivita’ e del mercato.

”I numeri sul presunto sommerso nel turismo diffusi da Federalberghi, potrebbero tranquillamente essere archiviati nella categoria folklore se non rischiassero di trarre in inganno la politica”. A dichiararlo, in una nota, il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. “Siamo quindi costretti a spiegare al Governo e al Parlamento che quello che Federalberghi, definisce sommerso, volutamente mischiando attività completamente diverse come il bed and breakfast e i semplici affitti brevi, corrisponde nella stragrande maggioranza dei casi all’esercizio del diritto di proprietà attraverso la locazione”. “Bisogna iniziare a parlare chiaro. Federalberghi,- afferma Spaziani Testa – è infastidita da coloro che in Italia affittano la propria casa o svolgono attività extralberghiere, non gli va proprio giù. E vuole che venga scoraggiato in ogni modo chi ancora si permette di farlo, adesso addirittura annunciando censimenti da Stato di polizia. Venuto meno, con la ritenuta alla fonte della cedolare, lo spauracchio dell’evasione fiscale, provano a mettere in campo altri spettri, dai rischi per la sicurezza a quelli per la salute e per l’igiene”. “Rivolgiamo un appello accorato al Governo e al Parlamento. Rammentino il monito dell’Antitrust e non ripetano l’errore fatto dalla Camera con la normativa sul cosiddetto home restaurant, mortificando una sana espressione economica per proteggere coloro che se ne sentono minacciati e che, anziché pensare a migliorare i propri servizi, spendono tutte le proprie forze per eliminare quella che percepiscono come una concorrenza”, conclude il presidente di Confedilizia.


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