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E’ finita, per fortuna, l’agonia. Un Bari indegno dà l’addio definitivo ai playoff

Sport & Motori

In un torneo mai stato mediocre come quello di quest’anno, un Bari indegno esce a testa bassa dal San Nicola ricoperto dai fischi dei pochi stoici tifosi presenti allo stadio per l’ennesima prestazione incolore e snervante con la certezza che i playoff non li farà. Bari che saluta mestamente i tifosi ed il torneo a differenza dell’Ascoli che può festeggiare la salvezza matematica. Insomma, peggio di così non poteva terminare dopo le illusioni di febbraio.

Un Bari incapace di emozionare i tifosi, allergico alla vittoria, alle motivazioni e ai gol, sia pur con qualche attenuante (poche, in verità, in quanto anche con la batteria di attaccanti, il Bari dopo un paio di gare, non è più riuscito a dare continuità ai gol e al gioco), che si giocava la fine di un’agonia durata fin troppo, un’agonia travestita da flebile speranza con la quale sarebbe potuto entrare clamorosamente, ed immeritatamente, nella griglia dei playoff, e l’Ascoli di Aglietti, in serie positiva da sei giornate, che si giocava una delle due chance di salvezza, ma forse era meglio indicarla come partita della vita, Ascoli seguito da circa ottocento tifosi credenti nella salvezza che al pari di quelli ferraresi, staranno tornando a casa con la gioia nell’anima.

Finita l’ebrezza del G7, della festa nicolaiana, i tifosi baresi si son riappropriati della città ma non del San Nicola rimasto vuoto come la celebre città di Mina, e come il centro cittadino dei giorni scorsi, con un aspetto spettrale, in quanto non credenti alla suddetta flebile speme e nemmeno alla matematica che prevedeva una serie di combinazioni ai limiti del fantascientifico.

Colantuono, che a fine gara ha evitato la consueta conferenza stampa, (comportamento, nella sua legittimità, decisamente esecrabile), il sergente di ferro che, a detta delle sue dichiarazioni, non si è mai arreso, senza ben undici titolari, ha mandato in campo Micai tra i pali, Daprelà a sinistra e Cassani a destra come esterni difensivi, Moras e Capradossi centrali, Salzano, Romizi e Yebli, esordiente, a centrocampo, Parigini e Furlan esterni d’attacco e Galano nell’insolito ruolo di attaccante centrale.

Primo tempo che ha offerto poco, con il Bari che non ha effettuato alcun tiro entro la porta contro i due fuori, e con l’Ascoli che si è reso più pericoloso del Bari andando al tiro ben cinque volte, due in porta e tre fuori, oggettivamente molto poco per dare una sufficienza ai biancorossi nonostante un Yebli con personalità.

Al 2′ Bari pericoloso con un cross di Parigini ha trovato in affanno la difesa marchigiana tanto che Galano non è riuscito ad arrivare a colpire in rete. Al 9′ destro di Cacia centrale ma Micai para d’istinto.

La partita non è decollata, molti errori in fase di palleggio per quanto le due squadre stessero giocando su ritmi blandi anche, forse, a causa del caldo, con l’Ascoli che sembrava risparmiare energie nei primi minuti per poter, eventualmente, accelerare nella seconda parte della gara per far sua la partita.

Il Bari, come al solito, privo di gioco, con Galano designato a prendere botte a centrocampo, come Maniero, per conservare la palla. E al 26′, invece, ecco capitalizzata la leggera pressione marchigiana con il gol dell’Ascoli con Bianchi che ha raccolto un pallone trovato casualmente in area di rigore.

Al 27′ Yebli ha avuto la palla del pareggio su assist di Galano senza trovare la porta per mezzo metro. Bari che non ci stava a perdere, almeno quella era l’idea che ha dato dopo il gol, salvo poi riperdersi nella landa del terreno coi soliti problemi di impostazione del gioco. Al 35′ un sinistro insidioso di Orsolini è terminato di un soffio sopra la traversa.

Nel secondo tempo Colantuono ha deciso di irrobustire lo sterile attacco (non che la panchina offrisse chissà quale alternativa) facendo entrare Ciro Coratella, ragazzo ’99, attaccante al suo debutto assoluto, trentasettesimo giocatore utilizzato dal Bari, al posto di Salzano, giocatore che è subito entrato in partita facendosi ammonire. Coratella è andato a far compagnia a Galano in attacco.

Ma è stato sempre l’Ascoli, stavolta con Perez – ex barese – al 3′ a rendersi pericoloso con un tiro in diagonale parato da Micai.

Bari che ha iniziato di guizzo buono il secondo tempo esercitando una leggera pressione, con l’Ascoli intento a difendere il prezioso vantaggio con alcune interessanti iniziative: al 7′ un colpo di testa di Daprelà ha schiacciato il pallone di testa che è finito fuori.

Al 12′ la palla è sbucata all’improvviso su cross di Furlan e quasi acrobaticamente, Galano, l’ultimo ad arrendersi per il Bari, ha tirato sul portiere.

Al 13′ fuori Yebli col rammarico di non aver sfruttato la palla del pareggio, e al suo posto è entrato Basha per dare più ordine agli attacchi del Bari, almeno così deve aver pensato un Colantuono in chiara difficoltà, attacchi che fino a quel momento son partiti dai soli piedi di Parigini, oggi particolarmente attivo pur senza far nulla di trascendentale. Da segnalare il poderoso recupero in difesa di Galano su contropiede ascolano.

Ma il Bari, mai come oggi prevedibile nella profusione del (non) gioco, non è riuscito a combinare granché nonostante i buoni propositi.

Aglietti ha cercato di difendersi ancor di più inserendo al 23′ Cassata al posto di uno stanco Giorgi che ha dato tutto quanto poteva dare sul terreno, mossa che si è rivelata vincente.

Al 25′ Colantuono ha cercato di dare più brio alla manovra facendo debuttare un altro prodotto del vivaio del Bari, Alessio Romanazzo, fantasista, trentottesimo giocatore utilizzato.

Queste le uniche conclusioni: al 32′ un colpo di testa di Moras su corner di Galano, stacco efficace ma palla di poco alta sulla traversa. ’33 gran parata di Micai su conclusione di Orsolini presentatosi a tu per tu col portiere del Bari su imbeccata di Cacia.

Bari che è andato pure in gol su punizione di Galano per la testa di Moras ma l’arbitro ha visto un intervento falloso di Daprelà e lo ha annullato.

Ci ha provato persino Daprelà su un ennesimo corner ma il pallone, di testa, è finito fuori ad un soffio dal palo.

Un Bari effervescente ma che si è sciolto al cospetto di un Ascoli ordinato che ha meritato sicuramente la vittoria. Un Bari “imago” dell’anno ormai che volge al desio.

Adesso la passerella di Ferrara dove il Bari, da sempre partner abituale alle squadre che devono raggiungere un obiettivo, consegnerà la promozione ufficiale agli estensi dopo aver consegnato la salvezza all’Ascoli.

Che si faccia ammenda degli errori tecnico-dirigenziali, che si tenga presente che sussiste a Bari un indotto ancora inutilizzato o utilizzato male, che ci sono decine di migliaia di tifosi pronti ad immolarsi per la fede biancorossa, a cui non si dovrà corrispondere con superficialità e pressapochismo. Il Bari va strutturato bene, con uomini giusti al posto giusto, sia dietro la scrivania, sia sulla panchina, sia nel settore tecnico, sia in campo. Perché una volta si può perdonare, ma due volte no. Occorrono giocatori affamati, pronti per l’uso e soprattutto sani oltre ad un allenatore motivatore. Troppe le delusioni a partire dalla produzione Sogliano, passando per Colantuono e finendo ai giocatori.


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