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Usa: Trump, avevo tutto il diritto di condividere informazioni con la Russia

Estero

“Come presidente volevo condividere con la Russia fatti riguardanti il terrorismo e la sicurezza sui voli di linea, cosa che io ho assolutamente il diritto di fare”. Così Donald Trump replica allo scoop del Washington Post, di fatto confermando di aver messo a disposizione , durante quello che definisce “un incontro ufficialmente previsto alla Casa Bianca”, dei suoi interlocutori russi delle informazioni di intelligence.

Il colloquio di Trump con il ministro degli esteri russo alla Casa Bianca era volto ad incoraggiare il coordinamento contro l’Isis: lo ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale Usa, H.R. McMaster, in un briefing con la stampa alla Casa Bianca.

Il direttore della Cia, Micke Pompeo, riferira’ nella notte di Washington ai membri della commissione Intelligence del Senato, sul contenuto dell’incontro tra il presidente Donald Trump ed il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, alla Casa Bianca. Incontro nel quale, secondo il Washington Post, Trump avrebbe fornito a Lavrov particolari segreti, ricevuti dall’intelligence di un Paese alleato, sul piano di Isis di far saltare in aria aerei civili nascondendo ordigni in pc. Lo riferisce Politico secondo il quale l’incontro era previsto da Trump ma i senatori coglieranno l’occasione per interrogare Pompeo sugli sviluppi del caso.

Gli esperti sono divisi sulla legittimita’ da parte di Donald Trump di condividere informazioni classificate con il ministro degli esteri russo ma il Nyt ritiene che il presidente abbia il potere e l’autorita’ legale per declassificare o rivelare qualsiasi cosa. “La designazione di una informazione come segreto nazionale e’ considerato parte dei poteri costituzionali del presidente come commander in chief”, scrive il quotidiano. Ma, secondo il giornale, “apparentemente” Trump non ha declassificato l’informazione passata ai russi e, nonostante la dichiarazione di ieri che esclude qualsiasi problema, “l’amministrazione ha implorato i reporter del Wp – autore dello scoop, ndr – di non pubblicare i dettagli nel timore che la loro diffusione danneggi la sicurezza nazionale”. Se chiunque altro avesse fatto cio’ che ha fatto Trump, sottolinea il Nyt, avrebbe perso il lavoro e il nulla osta di sicurezza e avrebbe potuto essere indagato in base allo Espionage act, che punisce il reato con una pena sino a 10 anni. In ogni caso, conclude il quotidiano, la rivelazione di Trump potrebbe minare la condivisione dell’intelligence ed esporre il presidente alle accuse di doppi standard, dopo aver criticato Hillary Clinton nel Mail-gate per la sua gestione delle informazioni classificate.


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