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Quel diavolo di un…violino

Arte, Cultura & Società

di Pierfranco Moliterni

                         di

Pierfranco Moliterni

Vogliamo parafrasare nel titolo, e a bella posta con sagace spirito scherzoso, la celebre composizione di Tartini Il trillo del diavolo, per recensire il notevole concerto pomeridiano al “Petruzzelli” di sabato 20 maggio nel quadro della bella stagione sinfonica ideata dal sovrintendente Biscardi. Era di scena, nell’attesa di noi stessi (mancati, ma un tempo promettenti violinisti) e di tutti i sinceri appassionati della Grande Musica, uno dei massimi violinisti viventi, il lituano Sergej Krylov alle prese con il Concerto n. 4 di Niccolò Paganini (1782-1840) uno dei più difficili e quindi poco suonati concerti del mago di Genova che, probabilmente, egli compose in terra germanica tra il 1829 e il 1830 durante una delle sue acclamate e remuneratissime tournée. Possiamo dire con cognizione di causa, conoscendo noi dal di dentro le ardue difficoltà tecniche paganiniane che ‘fanno impazzire’ tutti gli allievi violinisti, da sempre, che questo IV concerto è veramente la summa del violino in quanto strumento d’elezione della tecnica e della cantabilità degli strumenti a corde.

Quella ‘cantabilità’ che proprio in quegli stessi anni Paganini sciorinava nei suoi recitals e che ispirò operisti italiani suoi coevi, a cominciare da Vincenzo Bellini, che non poco subirono la sua influenza che in questo brano brilla con lo struggente Adagio flebile con sentimento: si badi bene, proprio con sentimento scrive Paganini sulla partitura, rivelando la propria immarcescibile sensibilità italiana! Krylov per parte sua ha una bella mano sinistra, tecnica perfetta, corretta posizione, arco padroneggiato a dovere, facilità d’approccio insomma, che non tradisce, mai, gli anni e anni di studio del bimbetto che iniziò lo studio del violino a cinque anni d’età (!) per assurgere poi alla fama internazionale che merita recentemente sublimata dalla incisione, per la prestigiosa casa discografica Deutsche Grammophone, di tutti i 24 Capricci per violino solo di Paganini. Quindi un paganiniano doc, il lituano, che raccoglie la eredità di altri consimili esecutori virtuosi; a tacer d’altri pensiamo ai nostri Salvatore Accardo e al leccese Massimo Quarta i quali negli anni hanno portato in alto e in giro per il mondo, la italianità del violinismo di sempre.

Il lituano Krylov al ‘Petruzzelli’ ha dominato tutti i virtuosismi richiesti da Paganini in specie nelle cadenze, nelle doppie corde, nelle vertiginose scale cromatiche, nei difficili ‘flautati’ con armonici naturali e artificiali mai traditi, così come nei due bis concessi con due dei sontuosi Capricci. Un bel concerto, davvero memorabile, osiamo dire, che ha mostrato in positivo le difficoltà insite nel sistema della produzione musicale (di contro alla mera distribuzione) che meriterebbe maggiore stima e attenzione da parte del pubblico pugliese, anche in relazione alle altre due composizioni in programma: Arie virtuose di Azio Corghi e Gloria di Poulenc. Intensa esecuzione del brano del francese capostipite del ‘Gruppo dei Sei’ con la voce sopranile di Virginia Tola; mentre il noto compositore torinese Corghi, vivace ottantenne e didatta prestigioso, ha presentato un suo lavoro per fagotto e archi commissionatogli proprio dalla Fondazione Petruzzelli e ispirato a composizioni di Vivaldi, grazie alla sua nota tecnica di ‘assemblaggio citativo’ che rifà il verso ad una sua precedente composizione ‘con interferenze di origine vivaldiane’- Hop Frog. Sarà stato un caso? Sembra proprio di sì… visto che nel lontano 1925 il compositore barese, futurista, Franco Casavola da noi stessi studiato a fondo, ebbe a comporre le musiche per il balletto Hop Frog ispirate da un racconto di E.A. Poe. Il passato ritorna.

(Pierfranco Moliterni)                  

 


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