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Trump, Medio Oriente e Vaticano

Estero

Guido Colomba

Il Medio Oriente resta l’area cruciale per la politica estera Usa. Trump ha scelto proprio l’Arabia Saudita come prima tappa della sua visita all’estero che si concluderà con il G7 di Taormina. Molte le novità. Trump ha abbandonato i toni estremi contro l’islamismo ma il petrolio riflette la prima grande svolta. Con lo shale gas gli Usa (divenuti esportatori netti) hanno tolto il pallino ai paesi arabi e alla Russia. A tal punto che il potente ceo di Rosneft, Igor Sechin, teme le conseguenze “drammatiche” (come volatilità dei prezzi) sui mercati una volta conclusi nel 2018 i tagli di produzione concordati con l’Opec. Di fatto, Trump ha riaperto (con il lancio dei missili) il fronte siriano togliendo il primato all’intervento della Russia. Il sostegno (con l’aviazione e con l’invio di armi) decisi dalla Casa Bianca a favore dei curdi in lotta contro Assad conferma il pieno ritorno Usa sulla scacchiere mediorientale. Riad ha ingoiato la pillola amara (Igor Sechin nel 2016 aveva accusato la monarchia saudita di aver destabilizzato i mercati petroliferi e di aver “perso i denti”) ratificando con Trump un maxi contratto da 110 miliardi per l’acquisto di armi, compresi sofisticati sistemi anti-missile in chiara risposta al dislocamento analogo varato da Mosca sulle coste siriane.

Nel frattempo alla Casa Bianca sono già arrivati quasi tutti i protagonisti geo-politici: Abu Mazen, Netaniau, Lavrov, Erdogan. Al tempo stesso Assad resta il nemico numero uno. Di qui l’invito all’Iran di porre termine al finanziamento al terrorismo. La “staticità” di Obama (compresi i suoi scontri con Netaniau) sembra ormai un ricordo del passato. Per Mosca il costo della impresa militare in Siria è sempre più elevato. L’eventuale nuovo crollo nel 2018 dei prezzi del petrolio rischia di bloccare sul nascere la ripresa economica russa dopo la lunga crisi degli ultimi cinque anni (il Pil russo è inferiore del 10% a quello dell’Italia). La soluzione delle grandi crisi internazionali, come ha auspicato Gentiloni nell’incontro con Putin a Sochi, costituisce la premessa perché Mosca possa tornare ad incrociare la politica con l’economia nell’ambito del G7. Il petrolio da un lato, la Siria e l’Ucraina dall’altro. La seconda tappa di Trump da papa Francesco, il più qualificato per “ascoltare” le voci del mondo, rientra in questa strategia di grande riapertura del dialogo. E’ probabile che alcune lobby industriali molto potenti operanti a Washington (e non solo) non gradiscano questa svolta.


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