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Il muro dell’egoismo

Cronaca

di Vincenzo Pascale

PADOVA – Paolo Mastrolilli, inviato del quotidiano “La Stampa” negli Stati Uniti, ha visitato a lungo il confine tra USA e Messico, e ha seguito la campagna presidenziale di Trump. Lo incontriamo per raccogliere la sua esperienza. “Di fatto – dice – il muro al confine tra Messico e Stati Uniti già esiste. Si tratta di palizzate in ferro erette per fermare l’afflusso di illegali negli Stati Uniti””. Ad intervistarlo è stato Vincenzo Pascale per il “Messaggero di Sant’Antonio” edizione per l’estero.
“D. Ma chi sono coloro che tentano di entrare negli Stati Uniti dal confine messicano?

R. Nella stragrande maggioranza non sono messicani. Provengono da El Salvador, Honduras e altri Paesi del Centro e Sud America. Trump rinfaccia al governo messicano di non fare niente per bloccare questo flusso di immigrati illegali, tra i quali vi sono anche elementi della criminalità organizzata: i famigerati narcos. Dal confine del Messico passa un enorme quantitativo di stupefacenti che invade il mercato americano. La droga viene prodotta in Centro America e trasportata negli Stati Uniti non solo via terra, ma persino attraverso l’uso di droni o piccoli aerei. Trump accusa il governo messicano di fare poco per bloccare sia il traffico umano che l’ingresso di stupefacenti in terrorio americano.

D. Attualmente qual è la situazione al confine messicano?
R. Paradossalmente l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca ha fatto aumentare il flusso di immigrati illegali. Sono stato a Tijuana in una casa d’accoglienza per immigrati. Qui ho incontrato un piccolo spacciatore in attesa di essere espulso. Costui era sposato, aveva un figlio, e la sua espulsione avrebbe separato la famiglia. Le espulsioni per reati non gravi rischia di spaccare le famiglie. L’idea del muro ha contribuito a creare un’immagine distorta del Messico. La maggior parte di coloro che arrivano negli Stati Uniti dal confine messicano vengono per lavorare.
D. La costruzione del muro avrà gli effetti annunciati da Trump?
R. Il muro servirà a diminuire l’afflusso di lavoratori, immigrati illegali, non dei narcos. L’altro aspetto è quello del controllo demografico. Gli Stati Uniti stanno diventando un Paese a maggioranza ispanica che rappresenta una consistente parte dell’elettorato democratico. Agire sugli ingressi nel Paese ha anche la funzione di controllo sulla futura affiliazione politica dei nuovi immigrati.

D. In questo scenario qual è il ruolo della Chiesa cattolica americana?
R. La Caritas è in prima fila lungo tutto il confine tra Messico e Sta- ti Uniti per assistere gli immigrati – e tra essi tanti minorenni – che spesso arrivano negli Stati Uniti da soli. Le diocesi di San Antonio (Texas), quella di San Diego come pure quella di Los Angeles (California), sono in prima linea nell’assistenza agli immigrati. A Tijuana esiste un centro degli Scalabriniani molto attivo”.


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