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Terrorismo – I cittadini devono vivere nella normalità

Cronaca

“Il consiglio per i cittadini è quello di vivere la vita nella normalità, per non fare il gioco del nemico, per così dire. Ma bisogna farlo anche con la consapevolezza di evitare situazioni pericolose, di evitare di non notare dei dettagli che magari possono essere utili a chi assicura l’ordine pubblico. Infine, di evitare comportamenti sconsiderati, senza un collegamento con le forze dell’ordine, nel momento in cui le situazioni di emergenza si verificano.” Così Giampiero Massolo, Presidente ISPI, intervistato da Mario Platero ad America 24 su Radio 24.

GIAMPIERO MASSOLO, PRESIDENTE ISPI, A RADIO 24: CONTRO IL TERRORISMO PIÙ COLLABORAZIONE FRA FORZE DELL’ORDINE, MA NO A LEGGI ECCEZIONALI

Anche in Italia abbiamo avuto il nostro terrorismo nazionale, ma lo abbiamo sconfitto senza ricorrere a nessuna legge eccezionale, nemmeno una.” Così Giampiero Massolo, Presidente ISPI, intervistato da Mario Platero ad America 24 e prosegue: “Anche nel caso della mafia non si è trattato né di leggi né di tribunali speciali, ma di un’applicazione rigorosa di norme mirate, ad esempio le leggi sull’incentivazione dei pentiti. Non legislazione speciale, ma legislazione ordinaria mirata dunque”.

Il Presidente ISPI aggiunge poi: “Detto questo, va detto che la sicurezza assoluta non esiste. Non è possibile tirare una sorta di saracinesca d’acciaio e pensare di essere assolutamente sicuri. C’è da dire che oggettivamente è vero che spesso si hanno delle informazioni sulle persone che compiono gli attentati, e a volte erano già note alla giustizia, ma detto questo è impossibile seguire materialmente tutti e assistere alle evoluzioni di tutti. Di nuovo, diventa un problema di casistica, diventa un problema di collaborazione fra forze dell’ordine e cittadini, e soprattutto è molto difficile interpretare segnali – che spesso non vengono per anni – fra quando una persona si radicalizza e invece quando poi colpisce.

Giampiero Massolo a Radio 24 spiega che “Non è tanto un problema di norme, che ci sono, ma semmai una questione di collaborazione fra le forze di polizia e quelle dell’intelligence, sia a livello nazionale che tra i vari Paesi. Non in tutti i paesi l’intelligence ha la stessa tradizione, non in tutti i paesi vi è un’osmosi operativa tra intelligence e forze di polizia; bisogna far evolvere queste difficoltà culturali, che talvolta portano a lavorare a compartimenti stagni. E bisogna anche far comprendere bene ai cittadini, alle aziende e alle istituzioni che il sistema partecipato, è un sistema condiviso. Chiaramente la responsabilità maggiore ricade su chi è istituzionalmente preposto a fornire sicurezza, ma non esiste un fornitore e dei fruitori, e basta: esiste un fornitore principale e la collaborazione da parte dei fruitori. Questo è un concetto sul quale credo bisogna insistere.”


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