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Porto di Bari, picchetti contro il grano canadese

Arte, Cultura & Società

Il coordinamento regionale Fare Ambiente Puglia presente a Bari solidarizzando con gli agricoltori

Il Coordinatore regionale della Puglia , dott. Marcello Amoroso , è intervenuto al presidio della coldiretti al Porto a Bari .

All’esterno del porto di Bari mobilitazione organizzata dalla Coldiretti Puglia per protestare contro le importazioni massicce di grano estero, e porre la questione della sicurezza alimentare e del giusto prezzo. A far scoppiare quella che la Confederazione agricola definisce «la guerra del grano» è l’arrivo, giudicato provocatorio, di una nave di 256 metri proveniente da Vancouver (Canada), carica di 50mila tonnellate di grano da scaricare in Italia proprio alla vigilia della raccolta della produzione nazionale.

«La speculazione sul grano causa il taglio dei prezzi pagati agli agricoltori, portandolo a non coprire i costi di produzione ed a provocare – sottolinea la Confederazione – la decimazione delle semine di grano in Italia con 100mila ettari coltivati in meno, che peseranno sulla produzione di vera pasta italiana nel 2017».
Il prezzo – viene sottolineato – pesa sull’economia e sul lavoro, così per effetto delle speculazioni e della concorrenza sleale con 5 chili di grano non è possibile neanche acquistare un caffè, come indicato in uno degli slogan dei manifestanti.

«No grano no pane», «Stop alle speculazioni», «Il giusto pane quotidiano», «Basta inganni subito l’etichetta di origine del grano sulla pasta», sono gli altri slogan usati per denunciare le importazioni massicce e incontrollate di «grano giramondo».

Sono ben 2,3 milioni le tonnellate di grano duro che sono arrivate lo scorso anno dall’estero e quasi la metà proprio dal Canada. Una realtà che – sostiene la confederazione – rischia diessere favorita dall’approvazione da parte dell’europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi. Un pericolo anche per i consumatori con i cereali stranieri – sottolinea la Coldiretti – risultati irregolari per il contenuto di pesticidi che sono praticamente il triplo di quelli nazionali.

Protesta contestata dall’associazione industriali mugnai d’Italia e dall’associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane. Che giudicano la manifestazione un attacco ingiustificato. “Le importazioni di grano sono indispensabili – spiega Italmopa – per ovviare al deficit soprattutto quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria”. “Non c’è alcun inganno nei confronti dei consumatori – rilancia Aidepi – perché le etichette sono conformi alle normative”.

Agricoltori, pastai e mugnai almeno su un punto, sul rischio che il consumatore sia disorientano e confuso sulla reale qualità della pasta, concordano e si dichiarano favorevoli alla legge sull’etichettatura obbligatoria del grano usato per fare la pasta. Un modo hanno spiegato il presidente e il direttore di Coldiretti Puglia, rispettivamente Gianni Cantele e Angelo Corsetti, “per rispondere alle richieste di 8 italiani su 10 che la ritengono necessaria per smascherare l’inganno del prodotto straniero spacciato per italiano. Il tutto in una situazione in cui in Italia un pacco di penne e spaghetti su tre contiene prodotto straniero senza che si sappia, mentre un pacco di pasta su cinque è fatto con grano canadese”.

Grano, spiega la Coldiretti nazionale, “seccato con il glifosate per garantire artificialmente un livello proteico elevato”, che potrebbe essere maggiormente importato con l’approvazione dell’accordo Ceta. “Affermare – secondo Coldiretti – che è necessario importare dall’estero è una evidente falsità di chi vuole sottopagare

 Il grano italiano facendo chiudere le aziende, per poi far finta di lamentarsi che non se ne produce abbastanza”.

Il “grano giramondo” – secondo l’associazione dei coltivatori diretti – ha contribuito a far crollare del 48 per cento i prezzi del grano pugliese, colpito da una speculazione da 145 milioni di euro. Così con 5 chili di grano non è possibile neanche acquistare un caffè, come gridato a Bari in uno degli slogan dei manifestanti.

La proposta

formuliamo  anche proposte risolutive quale la soluzione ?

intervenire sull’ origine del prodotto in discussione alla CEE e al governo italiano la legge  sulla tracciabilità del granio, come avvenuto per il latte

ETICHETTATURA

CRISI: COLDIRETTI PUGLIA, GIA’ CENTINAIA DI AGRICOLTORI CON TRATTORI AL BLITZ AL PORTO DI BARI PER GUERRA GRANO

Centina di agricoltori con i trattori hanno lasciato sin dalle prime luci dell’alba le campagne per partecipare al blitz al porto di Bari, divenuto purtroppo negli ultimi anni il vero ‘granaio d’Italia’, principale varco di accesso del grano straniero da “spacciare” come italiano, perché non è ancora obbligatorio indicarne l’origine nella pasta. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia al sit in contro l’arrivo a Bari di una nave proveniente da Vancouver, carica di 50mila tonnellate di grano, alla vigilia dall’inizio ufficiale in tutte le campagne pugliesi della raccolta del grano. Ci vorranno 1600 autoarticolati per svuotare completamente il ‘mostro’ di 256 metri di lunghezza e dall’uscita del porto le staffette organizzate da Coldiretti Puglia seguiranno i camion per conoscere la destinazione finale del grano canadese.

Circa 14.200 Ha Ettari di mancata Semina per i quinntali Equivalenti importati oggi a Bari .
La Puglia, che è il principale produttore italiano di grano duro, è paradossalmente – denuncia la Coldiretti – anche quello che ne importa di più, tanto da rappresentare un quarto del totale del valore degli arrivi di prodotti agroalimentari nella regione. “Ci vogliono dieci chili di grano per una coca cola”, “No grano no pane”, “Stop alle speculazioni”, “Il giusto pane quotidiano”, sono alcuni slogan dei manifestanti che denunciano le importazioni massicce e incontrollate di “grano giramondo” che hanno contribuito a far crollare del 48% i prezzi del grano pugliese, colpito da una speculazione da 145 milioni di euro. A tanto ammontano le perdite subite dagli agricoltori del ‘granaio d’Italia’ per il crollo dei prezzi, senza alcun beneficio per i consumatori.

Le aziende pugliesi che coltivano grano duro sono diminuite tra il 2000 e il 2010 del 31,5% (una variazione in linea con la media italiana), mentre la SAU ha registrato una contrazione del 16,5% (sia in Italia che in Puglia).
Gli agricoltori sono sostenuti nella #guerradelgrano dalle 15 Associazioni dei consumatori dell’istituto Pugliese per il Consumo Adusbef, Adoc, Acu, Adiconsum, Casa del Consumatore, Cittadinanza Attiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori.

Fare ambiente puglia,  in linea con tutte le associazioni di categoria che con i produttori di Grano Salus, a difesa degli agricoltori e del reddito delle famiglie contadine

Marcello Amoroso coord Reg Puglia


One Reply to “Porto di Bari, picchetti contro il grano canadese”

  1. Francesco ha detto:

    Lanciano una raccolta firme per porre fine a questa ignobile speculazione

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