Gli ucraini e i russi non sono solo divisi da confini geografici, ma anche da miti che sono stati imposti dalla propaganda imperiale. I soldati russi e i carri armati nelle città dei territori occupati nel Donbas e in Crimea, dimostrano chiaramente che non ci può essere “amicizia fraterna” con un invasore che vede solo “conquiste, influenza ed espansione”. Tuttavia, lo specchio di distorsione della storia del Cremlino inganna molti, inclusi quelli che si definiscono intellettuali e persino liberali. Ho avuto l’occasione di discutere della natura dell’intellettuale russo, della storia “secondo il Cremlino” e di come i russi vedono Vladimir Putin, con lo storico russo, Sergey Kusiok.

D. Al cardinale della chiesa greco-cattolica ucraina, Lubomyr Husar [morto il 31 maggio 2017] una volta gli è stato chiesto di come vede le relazioni tra i russi e gli ucraini, a cui ha replicato: “Dicono che siamo fratelli? Beh, come può Ivan il Terribile essere mio fratello, o Caterina II mia sorella? Lo stesso vale per Pietro I … Dobbiamo conoscere la storia e non crearci delle illusioni come un popolo utopico. Siamo dei buoni vicini? Sì, ma niente di più”. Tu credi che i russi e gli ucraini siano fratelli o semplicemente dei vicini che possono anche offendersi l’un l’altro?

R. “Non capisco davvero come i popoli possano essere fratelli. Gli inglesi hanno combattuto gli Stati Uniti e la Prussia ha combattuto l’impero Austro-ungarico. Parlando degli slavi, è sufficiente esaminare gli avvenimenti della Jugoslavia negli anni ’90: a quel tempo, dai pans-lavisti russi e dai slavofili è stata attivamente promossa la cosiddetta fraternità slava, ma a cosa ha portato? La Bulgaria nelle due guerre mondiali ha combattuto contro l’impero russo e l’URSS. Di quale fraternità stiamo parlando allora? In tutte le sue incarnazioni, la storia delle relazioni polacco-russe parla da sola. Inoltre, vorrei citare il comandante dell’esercito russo nella guerra turca del 1877-78: “Sono i sogni dei nostri pan-slavisti che ci hanno portati in questa guerra. Liberare i cristiani dal giogo ottomano è una chimera. I bulgari vivono in modo più prospero e più felice dei contadini russi: il loro sincero desiderio è vedere che i liberatori lascino il paese il più presto possibile” ha affermato a suo tempo il generale, Eduard Totleben. Coloro che si possono definire fratelli sono le persone che appartengono alla stessa famiglia per sangue o per matrimonio. Inoltre, mentre noi viviamo in un momento in cui ci sono tante comunità locali e la gente comunica a vari livelli, le nazioni si muovono in funzione dei loro interessi pragmatici, degli accordi e della collaborazione – o della loro mancanza. Ora, di quale cooperazione possiamo parlare dopo che la Russia ha annesso la Crimea, ha creato e supporta la guerra nel Donbas? Possiamo solo riferirci a relazioni di vicinato, ma niente di più”.

D. Putin, recentemente, in una riunione con il presidente francese Emmanuel Macron, ha dichiarato che Anna di Kyiv fosse una principessa russa, collegando inoltre il nome alla storia dello stato russo. Cosa pensi di questo incidente? Dopo tutto sappiamo che Anna è di Kyiv.

R. Gli storici russi moderni, come i loro predecessori sovietici e imperiali, considerano la Russia come la continuazione della linea che ha avuto inizio con Rjurik nell’862, e calcolano Kyiv come se fosse una città russa soggetta a Mosca. Tuttavia, al tempo di Anna di Kyiv, non esisteva nessuna Mosca. La stessa etnogenesi dello Stato di Mosca (Principato, impero degli zar) è iniziato più tardi e gli slavi erano solo una parte di esso. Al tempo di Ivan il Terribile, c’era già un bella babilonia multietnica. Tuttavia, sia Putin che gli storici imperiali russi, ignorando il fatto che Zinaida Gippius [una poetessa e scrittrice russa] ha già descritto le enormi manifestazioni che erano avvenute a sostegno dell’indipendenza dell’Ucraina a San Pietroburgo nel 1917; tralasciando l’arrivo della delegazione ucraina in forma separata ai negoziati di pace di Brest-Litovsk nel 1918; trascurando gli exploit di Nikifor Grigoriev, Nestor Makhno e altri, non considerano l’Ucraina come una vera nazione, ma piuttosto la reputano come un’entità creata artificialmente. Nel frattempo, gli attuali governanti della Russia ignorano ogni realtà che non si inserisca nelle loro teste, o che non viva nel mito imperiale”.

D. Edvard Radzinsky ha pubblicato poco tempo fa un libro su Stalin, dove il dittatore appare apparentemente senza bias, ma il testo emana una certa simpatia dell’autore (che è presumibilmente liberale) per il protagonista. Ancora negli anni ‘80, quando Stalin era stato denunciato in particolar modo dai democratici, un drammaturgo ha dichiarato che i suoi ritratti sarebbero riapparsi dopo un po’. Perché i russi desiderano un uomo forte?

R. “La storia spiega tutto questo aspetto. La dittatura, infatti, non fu imposta solo dall’alto, perché in una qualche misura, anche la gente cercava l’autoritarismo. Dopo tutto, per una parte della società, l’autoritarismo offre anche stabilità, chiarezza e un certo grado di sicurezza. Nonostante che i leader del Partito Comunista non fossero stati sempre russi etnici, essi sono diventati essenzialmente parte di questa comune mentalità imperiale”.
“Siamo liberi di mostrare misericordia ai nostri schiavi, ma siamo anche liberi di giustiziarli”, ha scritto il caro moscovita Ivan il Terribile, che però non era un russo etnico.
“Di conseguenza, la mentalità russa, a parte gli emigrati, è essenzialmente diventata socialista. Negli anni ’70, la mentalità nazionale ha sostenuto lo sciovinismo, la xenofobia e l’imperialismo. Anche parlando di questioni di fede, l’ortodossia russa si è sviluppata sempre meno cristiana, diventando così oggi la Chiesa Ortodossa Russa. Infine, abbiamo uno strato sociale che definisce gli intellettuali russi pieni di una serie di idee imperialiste. Aleksandr Dugin ne è un esempio sorprendente. Queste persone non stanno attaccando solo la letteratura o il giornalismo. I loro discorsi pubblici, spettacoli televisivi, la pubblicazione di discorsi che scoraggiano sulle varie reti sociali – tutto questo contribuisce a creare la particolare ideologia di grandezza della nazione, della sua superiorità e così via”.

D. La sensazione è che, proprio come Stalin ha costruito il Mausoleo di Lenin, perché quest’ultimo operava da “Dio-uomo” [il dittatore ha ricevuto i poteri divini?], Putin stia costruendo un virtuale mausoleo per Stalin. Quanto si può rapportare Putin con Joseph Stalin?

R. “Sembra che sia proprio così. Aggiungerò di più: i più esagitati nazionalisti stalinisti condannano costantemente Putin per la sua morbidezza”.

D. Cioè, sono ansiosi di repressione?

R. “Sì”.

D. Non si può fare a meno di ricordare il detto del giornalista Sergei Dovlatov: “Noi infinitamente, naturalmente e giustamente condanniamo il compagno Stalin. Eppure vorremmo chiedere: chi ha scritto quattro milioni di denunce?”.

R. “Sì, vogliono le esecuzioni, vogliono eliminare i popoli emarginati e sopprimere gli avversari con qualsiasi mezzo”.

D. Ricordo che un mendicante di Lugansk che credeva che Stalin deportasse i Ceceni e i Tatari di Crimea “per una buona ragione”, esiste ancora questa logica fanatica, basata sul cinismo e sul raffinato sciovinismo?

R. “Questi mendicanti non sono scomparsi. Lo strato storico dell’impero e dello stalinismo non sono scomparsi, sono solo stati sintetizzati. Il mito imperiale è senza tempo, quindi, trovando appassionati sostenitori tra le nuove generazioni, cammina dall’era, all’età. Molte persone non vedono molta differenza tra Pietro I, Stalin e Putin”.

D. Poco tempo fa è stato mostrato Putin che guidava per le strade di Mosca, con tutte le riprese televisive che immortalavano solo strade deserte, il satirico Mikhail Zhvanetsky, ci ha scherzato sopra sostenendo che Mosca fosse come una donna che il mattino si trucca davanti allo specchio … solo per tornare a casa. Quindi, c’è un senso nella coscienza russa che esista un gap tra il mito Putin e il vero Putin? Se è così, il divario diventerà prima o poi una delusione …o?

R. “Lenin non ha visitato tutto il paese, e anche Stalin ha evitato di viaggiare molto dopo che è diventato segretario generale. Le capacità di proteggere il capo dello Stato sono aumentate, per cui Putin decisamente viaggia di più; tuttavia, è controllato da vicino, a dir poco. Pertanto, questa barriera tra il presidente e la gente è sentita. Devo dire, tuttavia, che c’era la stessa cosa anche con Boris Yeltsin, allora c’erano i cecchini sui tetti. Putin ha viaggiato per le strade di Mosca, completamente senza gente, muovendosi come un trionfatore. Per inciso, nel 1953 quando veniva portato il corpo di Stalin, le strade erano uguali. A giudicare dalle parole su Mahatma Gandhi, Putin si sente già di essere un dio vivente e crede che la sua autorità sia sacra, quindi “alle masse” e “alla folla” incute un atteggiamento simile. Spesso, molte persone lo ammirano, ad esempio, in alcune discussioni delle forze di sicurezza regionali, ho letto dei messaggi in cui chiamano Putin “il papà”. Il padre, il capo della famosa famiglia contadina russa, il cosiddetto bolshak, la stessa cosa succedeva con gli imperatori russi quando definivano il loro rapporto con il paese. Per i discendenti immediati dei contadini, che ora vivono in città (l’urbanizzazione è durata per tutto il 20° secolo e più o meno ormai si è conclusa), le relazioni patriarcali sono considerate come scontate. Nel frattempo, la popolazione delle grandi città, completamente urbanizzata e differenziata, non è entusiasta di tali relazioni, per dirla lievemente, spesso questi personaggi sono pragmatici, realisti e persone di mentalità imprenditoriale”.

D. La distanza tra Putin e il pubblico contribuisce a compromettere o a migliorare la sua immagine pubblica?

R. “Tutta la sua macchina di PR risponde con precisione alla domanda pubblica. Cioè, l’immagine è formata non tanto dalla persona di Putin, ma dipende da ciò che i russi vogliono vedere in Putin. La propaganda russa ha da tempo superato gli sforzi sovietici di Agitprop e Goebbels. Il Cremlino Agitprop 2.0, è insolitamente sofisticato e diversificato. Dobbiamo assolutamente dire che l’Occidente è impreparato per una guerra contro questo tipo di informazione”.

D. Ricordo due vecchie foto di Putin. In una, sembra un bullo o un uomo di un racket che indossa la caratteristica giacca con una borsa, mentre nell’altra appare con il portadocumenti di Anatoly Sobchak. È davvero il mostro che sembra?

R. “Putin non è un mostro, ma lo è, il sistema che sta dietro di lui. Putin è il prodotto del sistema, la sua carne e il suo sangue. Non dobbiamo inoltre dimenticare che la formazione di Putin nel KGB si è concentrata sul lavoro all’estero, dove ha servito per un po’ di tempo. Per quanto riguarda Putin come presidente della nazione, bisogna capire che il meccanismo comporta delle logiche speciali, che sono diverse dalla quotidianità a cui siamo abituati. Questo è ciò che si basa sulla forza – un’immagine del leader, la cui inaccessibilità deriva da una presunta amicizia; ma quelli che sono al potere, compresi i vecchi rivoluzionari sovietici, sono pronti a commettere ogni abominio in nome della necessità. Così, sul lavoro c’è una moralità totalmente diversa”.

D. O la sua assenza …

R. “Allo stesso tempo, Putin ha incorporato alcuni pregiudizi che erano comuni all’intelligence del suo tempo formativo. A proposito, il KGB ha cominciato ad accettare Aleksandr Solzhenitsyn”.

D. Era un vero imperialista?

R. “Sì. Possiamo dire che si inserisce bene nel sistema imperiale, proprio come il liberale Pavel Milyukov, che è stato uno dei leader della rivoluzione del febbraio 1917, ma anche uno slavofilo e un sostenitore dell’unificazione di tutti gli slavi. Nel 1939 ha sostenuto che “era dispiaciuto per i finlandesi, ma la Russia aveva bisogno del governatorato di Vyborg”. Ed era un liberale! L’obiettivo dell’impero è quello di schiavizzare le persone sotto la veste dell’unificazione o di creare ulcere come le repubbliche popolari del Donbas, Transnistria, Abkhazia o Ossezia meridionale. Queste ulcere devono essere numerose, perché permettono all’impero di mantenere le nazioni vicine in uno stato di tensione”.

D. È un paradosso. Solzhenitsyn è sopravvissuto al Gulag, ha scritto, L’arcipelago del Gulag, e la breve storia naturalistica, Una giornata di Ivan Denisovič, ed è rimasto ancora essenzialmente un imperialista. La domanda è che, ma la Russia ha mai avuto una intelligence? Dopo tutto, la parola intelligentsia deriva da intelligenza, cioè dall’intelletto. E l’intelletto è soprattutto dimostrare d’avere una mente critica. Anche la filosofia si basa sul principio del dubbio. Perché, allora, questi intellettuali diventano creatori di miti, invece che rendere pubblica la vera conoscenza?

R. “Tenendo come sfondo l’annessione della Crimea, molti intellettuali e liberali hanno rivelato il loro io. Posso dire d’aver bandito molti di loro dai miei account di rete sociale; purtroppo gli intellettuali russi sono spesso imperialisti e le eccezioni sono molto scarse. La Russia impara la storia usando i libri di testo sovietici, che sono essenzialmente una mitologia, non è la storia. La rivoluzione francese non è stata fatta dai sognatori della torre d’avorio, perché insieme ai teorici, il governo includeva finanziatori e avvocati, cioè “persone d’azione e di affari”. In Russia, il problema è che i club degli intellettuali solitamente spaventavano le persone di mentalità imprenditoriale. Così, gli intellettuali russi hanno creato nelle loro teste l’immagine dello stato ideale. L’utopia sovietica è stata proprio un progetto virtuale, che aveva poco a che fare con la realtà. Pensavano di spostare la storia in avanti con le loro idee, ma si è rivelata un’illusione. Queste illusioni continuano ad essere molto forti nella società russa”.

D. Ho visitato Mosca e Rostov nel 2004 alla vigilia della rivoluzione arancione. Sorprendentemente, alcuni russi ci hanno avvicinati sia a Mosca, che a Rostov, dove abbiamo partecipato a mostre, e ci hanno consigliato di votare per Viktor Yanukovych, sostenendo che Viktor Yushchenko fosse un agente statunitense. Come promemoria, è successo durante la tragedia di Beslan, come anche era da poco successo il bombardamento alla stazione della metropolitana di Rizhskaya a Mosca. Io ci sono rimasto male, perché secondo me, sarebbe stato più logico se le menti dei russi si fossero occupate di queste tragedie, non di elargire consigli agli ucraini o ai lituani. Inoltre, si sono rifiutati di credere che Yanukovych fosse stato condannato diverse volte. Da dove pensi che derivi questo tono didattico? Come si può spiegare questo fenomeno?

R. “Dipende da quali russi hai incontrato, sia gente comune o, diciamo, professionisti dei media e quale posto occupavano nella gerarchia sociale russa che era ancora in fase di costruzione. Non ti posso dire esattamente il momento in cui l’Agitprop russo ha cominciato a puntare l’Ucraina; ma è possibile che nel momento i cui ti sei recato in Russia, fosse già iniziato, cioè quando il Cremlino ha cominciato ad appoggiare apertamente Yanukovich. Basandomi sul libro di Mikhail Zygar, Putin credeva che l’Ucraina “fosse una zona di influenza della Federazione russa”. In altre parole, suppongo che le élite russe (specialmente i servizi segreti e gli ex burocrati) non considerassero l’Ucraina una nazione, e quindi hanno ordinato all’Agitprop di puntare la sua popolazione. Però, le persone che hai conosciuto potrebbero anche essere stati dei sinceri “patrioti”, come li chiamiamo adesso, che condividono le opinioni di Putin. Come sai, i servizi segreti e le élite della tarda Unione Sovietica erano particolarmente ossessionati dalla “influenza esterna”, dagli “agenti statunitensi”, ecc.. E in questi circoli sono particolarmente sviluppate le teorie di cospirazione”.

D.I russi sono consapevoli che i nostri due paesi sono in guerra?

R.”Coloro che non si sono fatti influenzare dalla propaganda, lo sono; seppur rappresentino una minoranza, ma è difficile sostenere questa tesi, in quanto sondaggi di opinione in questo senso non ne sono stati fatti, nonostante ci siano i soldati morti che vengono portati a casa, le attività militari nel Donbas occupato, e gli altri segni che mostrano chiaramente cosa sta succedendo – per non parlare della battaglia di Debaltseve o dei cosiddetti, vacanzieri. Tuttavia, credo che se anche se la guerra venisse riconosciuta pubblicamente, molte persone continuerebbero a sostenere l’attuale governo”.

D. La vera storia dei rapporti tra l’Ucraina e la Russia non ha nulla a che vedere con la storia ufficiale russa. Vedi qualche possibilità che la Russia abbandoni il mito ben radicato di una Russia come la terza Roma?

R. “La versione ufficiale della storia russa è molto simile alle stampe popolari, con problemi controversi spesso minacciati, o non menzionati. In Russia, la storia è sempre stata per lo più una serva del regime: come si può osare a scrivere qualcosa di “diverso” quando c’è un ufficiale di sicurezza con una pistola a fianco? Mikhail Lomonosov ha accusato i suoi avversari, accademici di origine tedesca, sostanzialmente di russofobia, e non è stato un incidente, ma piuttosto era una norma. Per quanto mi ricordo, anche Putin all’inizio del suo regno ha parlato del contenuto dei libri di testo storici e il risultato si può vedere oggi nelle librerie di Mosca che sono piene di apologia per Cheka / Gpu / Nkvd / Kgb / Fsb”.
“Quanto al mito che hai citato, dato che l’impero degli zar di Mosca e la Federazione Russa attuale non sono così totalmente identici, è dubbio se molte persone lo conoscono. Penso che il mito sarà dimenticato, anche se non è chiaro se il suo contenuto sia anche adesso ben ricordato. Gli attuali miti ufficiali sono: “crollo dell’Unione Sovietica”, “i ruggenti 1990”, “la Russia che risorge dalle sue ginocchia” e “il pericolo delle rivoluzioni colorate”.

D. Può la Russia diventare una vera federazione simile agli Stati Uniti?

R. “Molte persone pensano a questa opzione, ma i prerequisiti reali per questo non sono in atto, perché la nazione russa è sempre troppo supercentralizzata. Forse la vera crescita dei centri regionali potrà dare qualche impulso, ma non succederà chiaramente con gli attuali leader; inoltre, la nuova politica economica russa del 2000 ha chiaramente avuto un effetto limitato”.
“Non dimentichiamo che gli Stati Uniti si sono formati in un modo completamente diverso da quello della Russia. Il paese è più omogeneo, i territori sono stati gradualmente stabiliti, sviluppati e diventati nuovi stati. La Federazione Russa, nel frattempo, è costituita da diverse entità etniche, non è un piatto di stati fusi, ma piuttosto una raccolta di terre, tra cui la Russia, la Siberia, gli Urali, il Tatarstan, la Cecenia, ecc., e, anche se è etnicamente più uniforme dei suoi predecessori – l’impero russo e l’URSS si sono disintegrati esattamente lungo i confini etnici – potrebbe rivelarsi in grado di “sciogliersi”, ciò richiede però, che Yekaterinburg o Novosibirsk diventino centri importanti per la nazione quanto lo sono Mosca e San Pietroburgo”.