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Strage di Brescia, tramonte arrestato in Portogallo

Cronaca

ERA A FATIMA PER AFFRONTARE UN ‘PERCORSO SPIRITUALE’

La Polizia portoghese, su segnalazione del Ros, ha arrestato a Fatima Maurizio Tramonte, condannato in via definitiva per la strage di Piazza della Loggia. All’altro condannato, Carlo Maria Maggi, gravemente malato, il provvedimento e’ stato notificato dai carabinieri del Ros nella sua abitazione a Venezia. Tramonte in Portogallo era arrivato in auto dopo aver attraversato Spagna e Francia. A Fatima stava affrontando un percorso spirituale dopo che a Pasquetta era stato invece a Lourdes. Maggi, dice il suo legale Mauro Ronco, “sta molto male, una situazione non compatibile con la carcerazione, ora decidera’ la giustizia ordinaria il da farsi”.

Sessantacinque anni ad agosto, Maurizio Tramonte, padovano, ne aveva sedici quando, si legge nelle motivazioni della sentenza d’appello – bis del processo sulla strage di Brescia, “venne avvicinato, tramite uno zio funzionario di polizia, da tale Alberto – sedicente appartenente a un Reparto speciale del Ministero degli Interni – il quale gli chiese di collaborare in vista di possibili fatti eversivi”. Inizia cosi’ il percorso di una delle figure centrali nella stagione delle stragi italiane che sin da subito fa un ‘doppio gioco’: da un lato viene stipendiato dal Servizio Segreto Militare per fornire informazioni, dall’altro e’ attivo come militante nel gruppo neofascista di Ordine Nuovo Veneto. Ecco come si definiva quando comincio’ a parlare coi magistrati, prima di rinchiudersi di nuovo nel silenzio: “Io ero un ‘infiltrato’ nelle cellule neofasciste operanti nel Veneto. Infatti mentre mi facevo passare dagli altri partecipanti per uno di loro, riferivo tutte le notizie rilevanti che apprendevo a un agente del Sid”. Tra le “notizie rilevanti”, c’erano quelle che collegavano il gruppo di Carlo Maria Maggi, il capo della cellula veneta di Ordine Nuovo, alla strage di Brescia. Arrivavano al generale del Sid Gian Adelio Maletti, che, hanno accertato le indagini, non passo’ le informazioni di Tramonte agli inquirenti. Ci sono voluti cosi’ vent’anni per scoprire che Tramonte era la “Fonte Tritone” (nome in codice scelto per assonanza col cognome) e 43 per condannarlo. A individuarlo fu la pervicacia del giudice istruttore milanese Guido Salvini davanti al quale riempi’ pagine di verbali in cui ammetteva le responsabilita’ di Ordine Nuovo, salvo poi ritrattare tutto in aula. Una ‘marcia indietro a cui non hanno creduto i giudici dell’appello – bis, ieri confermato dalla Cassazione, secondo i quali “risulta evidente l’assoluta preminenza, in termini di tenuta logica e coerenza con le altre risultanze, delle dichiarazioni a carattere confessorio”. Tramonte era presente in piazza della Loggia la mattina del 28 maggio 1974, come hanno confermato dei testimoni, nonostante lui lo abbia negato sostenendo di essere al lavoro (ma nessuno dei colleghi lo ricorda).

“L’esito premia l’impegno della Procura di Brescia che non e’ mai venuto meno in tanti anni. La Procura di Milano non ha fatto altrettanto ed ha usato la maggior parte delle sue energie soprattutto per attaccare il Giudice Istruttore. Se cosi’ non fosse stato certamente anche per piazza Fontana sarebbe stato possibile andare al di la’ di quella responsabilita’ storica che comunque le sentenze hanno accertato in modo indiscutibile nei confronti delle stesse cellule di Ordine Nuovo al centro del processo per piazza della Loggia. Ho comunque la soddisfazione dei frutti che ha dato mia collaborazione come Giudice Istruttore con la Procura di Brescia, in assenza di un interlocutore a Milano: infatti, proprio durante un mio accesso al SID di Padova negli anni ’90 fu possibile identificare in Maurizio Tramonte, oggi condannato, la fonte Tritone”. Cosi’ Guido Salvini, giudice istruttore nel processo di Milano sulla strage di Piazza Fontana.

 


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