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Molto giovane, molto bravo, molto in carriera. Ma di un altro paese…

Arte, Cultura & Società

di Pierfranco Moliterni 

Al termine di questo altro concerto sinfonico inserito nella bella stagione 2017 della Fondazione ‘Petruzzelli’ (concerto ancora una volta graziosamente ideato per noi dal sovri Biscardi), ci siamo chiesti, ma con un’amara risposta in negativo insieme ad alcuni appassionati presenti in teatro, che fine avessero fatto i giovani ‘virgulti’ della musica italiana in specie direttori d’orchestra con un’età di nemmeno trent’anni! Come era appunto per il caso di Maxim Emelyánychev, un carneade russo di appena 29 anni che aveva da poco lasciato il podio direttoriale barese acclamato e molto, alla fine di un programma ‘classico’intenso eppure raro, chiuso dalla Sinfonia n. 5 di Mendelssohn ‘Riforma’ che noi personalmente amiamo tantissimo, pur se considerata sua opera minore.

Il giovane, comunicativo e capelluto musicista (prima musicista, si badi bene, che direttore o altro..) è nativo di Novgorod, già allievo al Conservatorio di Mosca, specialista del clavicembalo e del fortepiano sui cui strumenti ha molto inciso di musiche barocche. Quindi, egli non è nato come direttore d’orchestra sebbene allievo di quel mostro della didattica direttoriale russa che risponde al nome di Gennady Rozhdestvensky: insomma un vero ancorchè raro ‘musicista completo’, capace cioè di misurarsi con musiche le più diverse e lontane nel tempo assecondando ora la tecnica brillante e il fraseggio delicato e intenso del pianista Fabrizio Cassi solista nel KV488 di Mozart; ora la gioiosità beethoveniana della Fantasia in do min. (una specie di prova generale della Nona); ora e soprattutto la Sinfonia di Mendelsshon che ha dominato in lungo e in largo per lettura profonda e intensa e per estroverso gesto direttoriale tipico della anzidetta scuola russa che non usa la fatidica bacchetta ma solo la espressività delle mani (si guardino ad esempio i sommi Termikanov  e Gergiev!).

Per parte sua Maxim Emelyanychev ci ha veramente incantato in specie nell’Andante della Sinfonia in cui ogni singola parte del sapiente contrappunto, ovvero del ‘canto’ delle voci, metteva in giusta luce sonora (…) gli interventi della flautista Pisanu e del clarinettista Manfredi. Un concerto per noi memorabile che avrebbe meritato l’attenzione di un più vasto pubblico di ascoltatori, magari di giovani frequentanti il Conservatorio barese a cui rivolgiamo il nostro pensiero… Forse nella sua magnanimità il sovrintendente Massimo Biscardi (anch’egli è docente di conservatorio) dovrebbe riservare un piccolo numero di ingressi free per invogliare costoro ancora meglio e di più a dedicarsi a quest’arte difficile ma sublime.

Pierfranco MOLITERNI                         


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