Putin e le sue élite, ancora prima dell’ascesa al potere, avevano modellato una storia dietro al leader russo. Nella narrazione, avvenuta sotto il presidente Boris Yeltsin, Putin ha istigato un’indiscussa contrapposizione tra diversi politici per apparire l’uomo idoneo a stabilizzare il paese caduto nel caos. Putin, come primo capo del Servizio di Sicurezza Federale e poi Primo Ministro, ha represso le regioni dissidenti e, con un aumento di truppe, ha distrutto l’insurrezione nel Caucaso; nel 2000, dopo essere arrivato alla presidenza, ha potuto consolidare il potere smantellando gli oligarchi non in linea con le sue idee ed ha recuperato asset strategici e lucrativi per lo Stato.

Il presidente Putin ha iniziato a ricostruire e riorganizzare i servizi militari e di sicurezza, trasformandoli in strumenti chiave e decision maker; ha purificato il sistema politico dei partiti ed ha eliminato i politici disonesti. Nel complesso, durante il primo mandato di presidente, la Russia è emersa come un paese più forte e stabile, mentre Putin agli occhi del suo popolo ne ha beneficiato con un incremento di stima. Il messaggio del Cremlino era semplice: Putin aveva salvato la Russia.

Dopo, sostenuto da un sistema che lui stesso ha plasmato, e con il sostegno della stragrande maggioranza delle persone, Putin ha iniziato a flettere i muscoli russi a livello internazionale. Nel 2006 ha “bloccato” i rifornimenti energetici all’Ucraina e all’Europa; nel 2007 ha lanciato un aggressivo discorso alla Conferenza di sicurezza di Monaco di Baviera, in Germania, condannando il dominio globale statunitense e il suo “iper uso della forza”; poco dopo, la Russia si è allontanata dal trattato sulle forze armate convenzionali in Europa; nel 2008 ha invaso la Georgia. Il Cremlino stava inviando il messaggio che Putin aveva ripristinato il potere russo e la sua posizione nel mondo.

Ma il ritorno russo allo stadio globale s’è scontrato con il forte tormento occidentale e di molti ex stati sovietici: l’Occidente s’è opposto all’intromissione russa; ha risposto ai conflitti diffusi in Ucraina; gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno imposto sanzioni; la NATO ha incrementato le sue forze sulle frontiere russe. Il Cremlino in risposta, ha promosso diversi messaggi nazionalisti e patriottici che hanno riunito il popolo russo dietro Putin, il quale è stato visto come il difensore della patria. Il patriottismo è culminato con l’annessione della Crimea dall’Ucraina.

Ma, mentre l’Occidente incrementava la sua pressione economica, la Russia è caduta in recessione a causa dei bassi prezzi del petrolio, e, nel momento in cui il Cremlino è piombato in alcune crisi, la narrazione ha cominciato a sgretolarsi. Le élite russe, percependo meno ricchezza e meno opportunità di dividere la torta, si sono poste nella condizione d’incrementare il loro potere ed hanno iniziato a lottare per soldi e beni, ciò però, mentre ha obbligato Putin a scegliere tra chi salvare e chi affondare, lo ha messo in una condizione pericolosa. La recessione ha colpito di più il popolo russo, che lo stato e le sue élite: sono in aumento la disoccupazione e i ritardi nei pagamenti degli stipendi, così come il tasso di povertà. Il costo del cibo è aumentato. La maggior parte dei russi medi e di basso reddito spendono per mangiare oltre la metà dei loro redditi.

Sotto Putin, durante le precedenti crisi economiche e sociali, il Cremlino ha invitato il paese a ricordare le turbolenze degli anni novanta sotto Yeltsin – una spaventosa prospettiva per i russi – e a spiegare che l’ultima crisi alla fine non è stata poi così pesante; ma il messaggio questa volta non è stato recepito, perché la Russia sta vivendo una frattura generazionale. Circa un quarto dei russi sono nati dopo il crollo dell’Unione Sovietica e quelli dei primi anni ’20 hanno solo conosciuto Putin come il loro leader. I ricordi dei caotici anni ’90 e l’idea del Putin salvatore, stanno cominciando a svanire.

E, mentre a gran parte di questa nuova generazione il vecchio racconto sembra vuoto, la maggior parte di questi giovani non sono anti-Putin, o liberamente liberali, ma vogliono un diverso sistema politico e sensibile. Il leader dell’opposizione Alexei Navalny ha capitalizzato il movimento giovanile in crescita e l’ha sconvolto con il messaggio di anticorruzione: una causa che incapsula la riforma delle strutture politiche, la pulizia del governo, il sostegno economico e la legittimità del sistema elettorale. Navalny sta creando una piattaforma per riunire questa nuova generazione, disegnata dalle decine di migliaia che si sono uniti alle proteste del 12 giugno in circa 150 città. La maggior parte dei manifestanti erano giovani invitati alle contestazioni tramite i social media, contro i quali il Cremlino sta alacremente lottando.

In risposta a questa crescente resistenza, la reazione del Cremlino è stata duplice. In primo luogo, ha sfruttato in modo geniale l’immagine pubblica di Putin: nelle ultime settimane le percezioni del presidente russo sono state abilmente spinte – non solo per il popolo russo, ma anche per il mondo più ampio; in secondo luogo, il Cremlino ha stretto le cinghie del potere.

Per attuare questi disegni, Putin sta spostando il governo russo verso un modello profondamente autocratico, totalmente dipendente dal suo potere personale. Ha creato la propria guardia di circa 400.000 ultra-fedeli che gli rispondono direttamente; la Duma statale ha approvato leggi draconiane che considerano i dissidenti come terroristi e che pesantemente regolano i media e le comunicazioni sociali. Putin, ha anche abbattuto alcune delle élite più potenti del Cremlino. E, oltre un migliaio di persone sono state incarcerate a Mosca e San Pietroburgo durante le recenti proteste. La Russia inoltre, non sta abbandonando la sua ferma tensione contro l’Occidente: il Cremlino continua a sostenere le incursioni militari in Siria e in Ucraina, distribuisce i suoi militari lungo le sue frontiere, continua a diffondere propaganda e disinformazione e rovina i negoziati nei punti caldi, come nella Corea del Nord.

Contemporaneamente, cercando di formare una visione più positiva di se stesso pochi mesi prima di affrontare la rielezione, Putin ha messo in piedi un non convenzionale tour pubblicitario. Il 10 maggio, ha invitato i giornalisti occidentali a rimirarlo mentre giocava a hockey su ghiaccio. Prima di esibirsi sul ghiaccio, ha rilasciato un’improvvisa e rara intervista a CBS News, in cui ha deriso le accuse di “infiltrazione” nelle elezioni americane e il licenziamento del direttore dell’FBI, James Comey. Questo “improvvisato” bip di media, è arrivato nello stesso momento in cui il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, e l’ambasciatore negli Stati Uniti, Sergei Kislyak, hanno incontrato alla Casa Bianca il presidente Usa, Donald Trump – nonostante la furiosissima accusa d’ingerenza russa nelle elezioni statunitensi. I diplomatici russi nell’ufficio ovale sono apparsi tutto sorrisi e calore. Inoltre, i media russi sono stati gli unici autorizzati ad inviare un fotografo nella stanza della riunione, il che significa che la Russia potrebbe aver influenzato le percezioni della riunione.

Il tour con i media occidentali è continuato alcune settimane dopo. Sulla punta del più grande forum economico russo, quello che si tiene all’inizio di giugno a San Pietroburgo, Putin ha dato una rara intervista televisiva a Megyn Kelly di NBC. E, quando ha spiegato le ragioni per cui la Russia non era “la malvagia” che veniva descritta nella stampa statuninetense, a molti è apparso come affascinante.

Ma il suo più grande palcoscenico è stato un documentario suddiviso in quattro parti diretto dal regista americano Oliver Stone, che mostra nell’arco di tre anni diverse interviste con Putin. “Le interviste di Putin”, che sono state trasmesse negli Stati Uniti due settimane fa’ e in Russia la settimana scorsa, sono un infrequente sguardo dietro il velo di Putin. Di solito, la sua vita personale e professionale è un fuori limite per le indagini o le opinioni dei media, tranne quelle strettamente orchestrate da Putin stesso. Stone ha avuto un grande accesso a Putin, sebbene nei termini di presidente. Putin ha ripercorso la storia della guerra fredda vista dalla prospettiva di Mosca, e, quando si è riferito agli Stati Uniti, ha usato la parola “partner”, dimostrando il suo desiderio di lavorare con Washington, seppur scontroso.

Il documentario è stato spruzzato da un Putin mentre guida, fa allenamento, gioca a hockey, cavalca a torso nudo, parla dei suoi nipoti e pranza con Stone – in effetti, umanizza un uomo considerato tra le massime élite ricche e corrotte del mondo. Il documentario riporta anche delle riprese degli uffici di Putin (uno dei quali apparteneva a Josef Stalin) e della stanza delle “situazioni”. Durante le discussioni, Putin ha cercato di porre la Russia nella storia globale e di dimostrare che il paese e il suo popolo hanno un ruolo necessario per il mondo.

Putin, equilibrando il suo messaggio di forte leader con una narrativa affascinante e aperta, mira a prolungare la sua amministrazione e il suo controllo sul paese. Non è disposto a rinunciare al potere in qualunque momento e non esiste un piano di successione in vista; ma i messaggi di duelli, danno al cammino del Cremlino anche la possibilità di spostare le tattiche, quando fosse necessario. Il Cremlino non è cieco alle sfide che gli sprizzano attorno: il cambiamento generazionale, il crescente movimento di proteste, la lotta tra l’elite del Cremlino, l’economia stagnante e la pressione occidentale.

La Russia ha affrontato simili problemi nel 1905, sotto Nicola II e durante l’era del segretario generale, Leonid Brezhnev dal 1964 al 1982. Entrambi questi governi, vacillando tra tonfi e concessioni, sono rimasti al potere per un decennio dopo le loro crisi; ma in entrambi i casi, il Cremlino ha esaurito le sue opzioni e ha dovuto forzare riforme che ne hanno violato il sistema. Al momento, per rompere l’amministrazione di Putin, non sono sufficienti le sfide di cui è attorniata, ma la tempesta si sta prodigando.

Gsbrielis Bedris