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“Giornata dei morti meridionali. Trionfo del populismo storico”

Cronaca

Comunicato del Presidente del Gruppo dei Popolari in Regione Puglia.

“La Storia non si riscrive a colpi di mozione, specie quando viene sostenuta da operazioni editoriali e ricostruzioni letterarie, che meriterebbero altri approfondimenti e più specifici confronti, che non quelli di un veloce dibattito in Aula.
L’iniziativa di riconoscere una giornata della memoria per commemorare i meridionali morti in occasione dell’unificazione italiana, sostenuta dal M5S in tutte le regioni del Sud, mi pare fuorviante ed ha il sapore di assecondare populismi storici, pericolosi e non educativi, visto che il tema è stato ampiamente affrontato nel corso delle manifestazioni dedicate al 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, tanto che il presidente del Comitato aveva rivolto ampie scuse per il comportamento delle truppe, all’indomani della proclamazione dello Stato italiano.

Il voto dell’Aula mi pare richiamare un quietismo antico, tristemente sperimentato nel Mezzogiorno, anche in epoca borbonica, figlio di una fatalistica ed eccessiva fiducia nell’accettare quanto accade, senza porsi interrogativi, senza fermarsi a pensare che i fatti elencati sono ascrivibili a una guerra civile, a volte più cruenta di quella partigiana, e che non si può parlare di ‘martiri”.
Ho votato contro la mozione non contro il Sud e le sue genti, che hanno subito rappresaglie in varie epoche, compresa quella romana o durante la dominazione francese o, più recentemente, nazifascista.

Ho votato contro perché la Storia non può essere fatta leggendo qualche libro, campione d’incassi, scritto ad uso e consumo del grande pubblico, da citare in modo confuso in Aula o facendo riferimento al 13 febbraio, facendola diventare data di commemorazione dei morti meridionali dell’Unità d’Italia; data strettamente legata all’assedio di Gaeta, quando l’unità d’Italia non era stata ancora proclamata.
Ho votato contro perché si sta cavalcando un sentimento pericoloso, già sperimentato sul fronte leghista, quello della separazione tra Nord e Sud, tra due visioni del Paese che non fanno bene al Paese, perché non fanno giustizia alla sua Storia e che rischiano di relegare la ‘questione meridionale’ a una disputa di piazza tra distinte fazioni.

Durante il periodo dell’unificazione nazionale ci furono eccessi, non nella misura allarmistica ricordata in Aula, ma l’operazione storica portata avanti dai pentastellati, così com’è stata concepita, serve solo a inasprire contrasti e assicurarsi l’eventuale appoggio di qualche nostalgico borbonico che ha il proprio feudo nella città di Napoli, patria elettiva ma sede di studi incerti, di qualche esponente del M5S”.


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