Il primo incontro tra il presidente americano Donald Trump, e quello russo Vladimir Putin, è finito con il risultato di 1 a 0 per la Russia: era prevedibile e gli Usa hanno permesso che succedesse.
Formalmente, a questa riunione Vladimir Putin non doveva dettare termini.
Partiamo dal fatto che contro la Russia esistono delle sanzioni imposte più di tre anni fa in connessione con la sua illegale annessione della Crimea, e che la maggior parte dei cittadini del mondo, esclusi i russi, pochi cinesi, venezuelani e alcuni funzionari americani, compreso il presidente degli Stati Uniti, credono che Putin sia il responsabile numero uno dell’intromissione russa nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti e in molti altri paesi.

Nel mese di dicembre, il presidente Obama ha espulso dagli Stati Uniti più di tre dozzine di spie russe e ha chiuso due complessi diplomatici. Molti rappresentanti di entrambi i partiti americani stanno chiedendo sanzioni ancora più severe contro la Russia.
Cosa è successo?
Per cominciare vale la pena ricordare che i russi sono bravissimi a manipolare l’opinione pubblica.
Quando ho operato come esperto diplomatico – il paese con il quale intrattenevo il lavoro si trova nei Balcani –  sia che si trattasse di accesso alla stampa, ai discorsi pubblici che alle interviste, quando si trattava di Russia avevo più facilità ad operare.
Il Cremlino è a conoscenza – meglio di molti altri paesi – quanto sia importante il lato pubblico della diplomazia. Ciò, per gli antagonisti russi semplifica notevolmente il processo di pianificazione, ma richiede anche la capacità d’apportare immediati cambiamenti e adattare le azioni a quelle russe, oltre che commentare i negoziati tenendo conto del punto di vista della controparte, non solo della posizione russa.

Il Cremlino sa come operare dietro le quinte e, se necessario, forma aspettative su eventi globali. Il ministro degli affari esteri, Sergey Lavrov, è un manipolatore intelligente, che sa come rimanere davanti alle telecamere e affascinare il pubblico internazionale. Lui è costantemente presente in tutti gli eventi internazionali e viene sempre seguito da un entourage di ammiratori e rappresentanti dei media statali. Raramente non risponde alle domande, conduce conferenze stampa e rende dichiarazioni sui risultati di tutti i vari incontri. È sulla scena internazionale da 13 anni, e prima ha trascorso 10 anni a lavorare con successo come ambasciatore delle Nazioni Unite.
Putin non può avere tutti i suoi diplomatici talmente forti come Lavrov, ma anche lui è un esperto nell’arte di presentarsi e sa come macchinare tranelli.

Ne ha appena confezionato uno.
Con i suoi dirigenti a Mosca, pochi giorni prima della riunione di Amburgo, ha dichiarato che durante il meeting con il presidente americano in Germania, prevede: di migliorare i rapporti tra i due paesi; approfondire la politica degli Stati Uniti; discutere la loro preoccupazione sulla minaccia del terrorismo. E il presidente russo ha ottenuto una vantaggio su tutte e tre le sue aspettative.
Secondo le valutazioni preliminari russe l’incontro non doveva essere lungo, e hanno semplicemente chiarito che non ci sarebbe stato sufficiente tempo per affrontare il tema, Ucraina.

E gli USA? Quale valutazione preliminare hanno dato a questa riunione? Come si sono preparati al più importante evento diplomatico dell’estate?
Solo sabato, il presidente degli Stati Uniti ha discusso dell’efficacia dell’intelligence americana negli altri paesi e poi ha chiesto se altri paesi o entità potessero aver partecipato agli attacchi di hacking in America.
Tuttavia, in precedenza il consigliere del presidente per la sicurezza nazionale, H. R. McMaster, ha dichiarato che per la riunione di Trump e Putin “non esiste un programma specifico, il presidente parlerà di quello che vuole”.
Il problema sta nel fatto che la formazione delle aspettative e la stima preliminare degli importanti incontri diplomatici, non solo riempiono le pagine dei giornali e i tempi; ma svolgono un ruolo molto significativo: inviano i segnali di ciò che gli Stati Uniti si possono aspettare da queste riunioni, di come si sono preparati per interagire e quali questioni complesse verranno discusse durante questi incontri.
Ricordo che alla vigilia dei vari incontri di politica estera con gli esperti del governo e di politica si tenevano dei briefing per studiare la situazione e per sapere come muoversi, e quando la stampa chiedeva un resoconto di tali discussioni, si consegnava con tanta disponibilità una relazione, perché alla fine si sapeva che i media avrebbero preparato il terreno per le varie interazioni. E sto parlando di uno staterello dei Balcani, ma gli Stati Uniti presumo debbano fare ben oltre.

Subito dopo la riunione tra Trump e Putin, il segretario Rex Tillerson, è apparso davanti alle telecamere e un paio di volte ha accennato il fatto che il presidente Trump avesse sollevato la questione dell’interferenza russa nelle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Sembrava che stesse per raccontare qualcosa di importante, ma poi ha fatto notare che Trump ha “deciso di concentrarsi su come possiamo andare avanti, nonostante le attuali insuperabili differenze”.
Subito dopo che Tillerson ha parlato ai giornalisti, il ministro degli esteri Lavrov, ha sottolineato che il presidente Putin nega l’intervento della Russia nelle elezioni e che, secondo Trump, i rapporti di interferenza sono stati esagerati e che ora il presidente americano ha accettato come vere le confutazioni di Putin.
Le principali agenzie di intelligence americane, i repubblicani e i democratici del Congresso e molti membri dell’amministrazione di Trump assicurano che la Russia fosse intervenuta nelle elezioni presidenziali dello scorso anno; tuttavia, le semplici asserzioni verbali del presidente Putin sono state sufficienti per confutare tutti i loro argomenti.
Nel campo diplomatico non capita molto spesso di dover fare pressione; ma appena ammorbidisci l’insistenza, perdi l’opportunità di influenzare la parte avversa. Per quanto riguarda i russi, tutto è stato deciso.

Il problema è che tali concessioni pubbliche danno alla Russia la possibilità di continuare ad intervenire nei meccanismi della democrazia americana, provocare confusione e turbolenze all’interno dell’intero sistema.
E ci sono ancora molte possibilità.
Nel novembre di quest’anno ci saranno le elezioni dei governatori di due Stati, e quelle di 36 Stati nel 2018. Nel 2018 gli Stati Uniti dovranno selezionare 34 senatori e tutti i membri della casa dei rappresentanti. Ricordo che lo scorso anno i russi hanno attaccato il sistema elettorale di 21 Stati.
E Trump, durante l’incontro con il presidente Putin, invece di presentare prove e rendere chiaro che sostiene la posizione dei repubblicani, dei democratici e della principale agenzia di intelligence, ha accettato come vere le dichiarazioni di Putin ed ha continuato a sorridere alla telecamera. E, il russo, ha preso le immagini, e per dimostrare il fatto, le ha rapidamente diffuse in tutto il mondo.

Gabrielis Bedris