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Migranti. Galantino: aiutiamoli a casa loro refrain generico, non basta

Emigrazione

“L’espressione ‘aiutiamoli a casa loro’ e’ un refrain troppo frequente che non aiuta a capire veramente il problema. Meglio dire ‘liberi di partire, liberi di restare’, tenere conto della liberta’ che hanno gli uomini di partire e anche di restare”. Lo dice alla Dire monsignor Nunzio Galantino interpellato a margine della tavola rotonda ‘Da mani pulite a Cantone: il valore delle regole’, organizzata da Gianluca Maria Esposito professore di diritto amministrativo e direttore della scuola anticorruzione e appalti dell’universita’ di Salerno. “Aiutiamoli a casa loro e’ troppo generico, bisogna capire con quali mezzi, quali strumenti. Le persone se vogliono restare devono essere messe in condizione di farlo”, dice Galantino.

Galantino parla anche di corruzione. Per sradicare la piaga della corruzione bisogna letteralmente “invertire la rotta”, ha ammonito il segretario generale della Cei, intervenendo alla tavola rotonda ‘Da mani pulite a Cantone. Il valore delle regole’ organizzata dalla Scuola di perfezionamento in anticorruzione e appalti nella Pubblica Amministrazione dell’Università degli Studi di Salerno. “In concreto,- ha evidenziato Galantino – va bene l’azione repressiva, vanno bene regole sempre meno permissive che valgano però per tutti; regole che devono essere accompagnate dalla volontà chiara di invertire la rotta segnata dai tanti, troppi furbi che hanno occupato o che forse continuano a occupare posizioni chiave”. Per Galantino, ” se si vuole interrompere il proliferare di cleptocrati, accanto all’orizzonte legislativo e giudiziario, bisogna attivare percorsi formativi esigenti”. Galantino ha messo in guardia: “Illudersi però che tutto questo basti, non serve a nessuno. Bisogna convincersi che l’impegno per la riduzione del tasso di corruzione è un processo! E come tutti i processi esige l’impegno deciso, continuo e paziente di tutti. Vi prego di non prenderla come una pia esortazione, la mia. Quando parlo di impegno deciso, capiamo tutti cosa voglio dire. Quando però parlo di impegno che deve essere anche ‘continuo e paziente’ affermo concretamente il contrario del vezzo inveterato di cambiare le regole (e le leggi) in corsa o al cambio di esecutivo. Cambi fatti non sempre per migliorarle. Sappiamo tutti che i cambi continui in ambito legislativo rappresentano il brodo di coltura del malaffare e quindi della corruzione”.

Il segretario generale della Cei ha ricordato che “per incidere su questa condizione (luoghi, spazi, istituzioni) non servono né grida manzoniane né pie esortazioni. Per raddrizzare la condizione corrotta delle nostre realtà (parti dello Stato, parti della Chiesa o di istituzioni in genere) c’è sempre più bisogno di interventi educativi, fatti di scelte e gesti concreti. Il tutto messo in atto da persone credibili. Non è credibile e quindi non educa chi fa fatica o non vuole abbandonare privilegi, dai più piccoli ai più vistosi e costosi. Non è credibile e quindi non educa chi cerca alleanze dalle quali ricavare benefici, esenzioni e privilegi. Non è credibile e non contribuisce a convertire i cuori corrotti chi continua ad approfittare della sua posizione per percorrere comode scorciatoie, per raccomandare a prescindere dalle regole e del merito”. Servono mani disposte a sporcarsi per debellare la corruzione, ha avvertito Galantino, consapevole che tutto ciò possa essere impopolare a livello di consenso: “Queste vere e proprie opere di corruzione avvelenano e distruggono l’idea che valga la pena di spendersi per il bene comune, anzi spingono a dubitare che ci sia un bene comune da promuovere e tutelare. E che questo sarà davvero ‘comune’ solo quando avremo occhi sufficientemente aperti per riuscire a vedere le necessità di tutti, soprattutto dei più deboli e bisognosi, e mani disposte a sporcarsi. Sì, perché spendersi per ridurre il tasso di corruzione difficilmente procura consensi. Anzi!”.


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