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Le conseguenze dell’estate e delle diete fai da te

Cronaca

Affronto questa tematica con il sorriso sulle labbra e una forma di autocritica sagace e veritiera. Sino allo scorso anno il termine ”autunno caldo” faceva pensare a un periodo di scioperi a catena, cortei e manifestazioni per il rinnovo dei contratti di lavoro. Ora, ne sono quasi certo, il prossimo autunno potrebbe diventare “bollente” per tutti coloro i quali, dopo i bagordi estivi, dovranno affrontare diete ferree per tentare di essere in forma prima delle festività natalizie. Prevedo, per fine settembre, una vendita iperbolica del volumetto del dietologo Pierre Dukan pubblicato da Sperling & Kupfer nella collana I grilli: Come perdere peso in poche settimane. Ma andiamo per gradi e cerchiamone le motivazioni.

Dopo aver inutilmente tentato, prima dell’estate, di superare la tanto temuta “prova costume” ci si arrende senza aver prima fatto una promessa da marinaio: “…giuro e spergiuro che questa estate non mi farò mai tentare dai peccati di gola…”  Mai giuramento fu più disatteso.

Avendo trascorso l’intera giornata al mare, a metà mattinata per soffocare i morsi della fame e tenersi in forma, ci si accontenta di un semplice “mocaccino” che, essendo composto da un ottimo caffè freddo con panna e cioccolato, ci carica di ben 461 calorie pari o superiori ad una porzione di fettuccine al salmone con burro, panna, vodka e tabasco. Incredibile ma vero. Ma non finisce mica qui.

All’ora di pranzo, convinti di essere nel giusto, si decide di addentare di un solo panino a base di kebab che, per quanto possa sembrarvi strano, contiene quasi 1.000 calorie, pari a un bel piatto di tagliatelle al ragù, una bistecca di carne di maiale alla piastra da 200 grammi, un’insalata fresca ed un frutto di stagione. Quindi facendo di testa nostra, soffriamo la fame e involontariamente continuiamo a ingrassare.

La sera, dopo una intensa giornata di mare, ci assale un languorino, anzi un senso di fame, che giustifica un salto in trattoria per degustare, finalmente, la cena. Ricapitolando, ci sembra sia giunto il momento tanto atteso da dedicare allo stomaco.

Finalmente, con una temperatura più accettabile, abbronzati e rilassati prendiamo posto al ristorantino locale “Cucina casalinga”. Come fare a rifiutare une serie di antipasti tipici della nostra terra? Per cominciare: capocollo affettato, squisite burratine, assaggino di parmigiana unta e bisunta, impepata di cozze di Taranto, per arrivare alla classica linguina ai frutti di mare. Il tutto innaffiato con dell’ottimo e fresco vino bianco della casa.  Ma visto che siamo ancora al primo piatto, dopo una intera giornata di “quasi digiuno” secondo un nostro punto di vista, una fritturina di paranza con moscardini, gamberetti, seppiette e calamari ci starebbe proprio bene. E vai…!

A questo punto, finalmente sazi e soddisfatti, ci potremmo fermare volentieri se non fosse per la titolare del locale, una signora dall’aria familiare, che decide di farci assaggiare, per forza, la crostata di frutta appena sfornata e fatta con le sue stesse mani. Inutile tentare di rifiutare l’offerta, potrebbe offendersi. Infine, per dirla alla barese o per “sciacquarsi la bocca”, come rifiutare una bella fetta di anguria ghiacciata. Soddisfatti e senza caricare troppo il proprio fegato, un nocino o un limoncello, gentilmente offerto dalla casa, è quasi impossibile da rinunciare.

Finalmente fuori dal ristorantino, con la scusa di fare quattro passi per aiutare la digestione, ci si avvia al primo bar aperto per degustare un buon caffè ma, “conditio sine qua non”, niente zucchero ma mezza bustina di dolcificante…! Al rientro a casa o in albergo, data l’ora tarda, veniamo attratti dall’ultima insegna luminosa: “gelateria” Le conclusioni le lascio a voi. Una invitante granita di caffè con doppia panna alla quale è quasi impossibile dire di no. La scusa di rito è la seguente: “… perché privarsi e non approfittarne visto che siamo in vacanza e che una piccola sregolatezza non ci cambia la vita!

Con tutto quello che abbiamo ingerito da soli in una sola giornata di ferie, una famiglia dell’ex Biafra si sarebbe nutrita per almeno sei mesi. Sono convinto che qualora il giorno seguente qualcuno decidesse di farsi le analisi del sangue, i valori risulterebbero così sballati e fuori range da preoccupare non solo il richiedente ma anche l’analista che, legittimamente, metterebbe in dubbio il buon funzionamento dei propri macchinari oltre che dei suoi reagenti.

Ninni di Lauro Dragone


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