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L’estate, la stagione bella che più ti fa pensare a Dio

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“L’estate è quel momento terribile dell’anno in cui scopriamo che quando d’inverno dicevamo che non pregavamo perché non c’era tempo, dicevamo una bugia.

Dicevamo non prego perché ho da studiare, devo lavorare, ora non posso perché mia moglie mi aspetta, ma dicevamo così perché mentivamo. D’estate scopriremo di avere tempo, tempo libero, e che non pregheremo. Non penso solo all’andare a Messa la domenica: mi riferisco alla preghiera solitaria, silenziosa, meditativa, chiamatela come volete”. Parole di don Mauro Leonardi su Avvenire del 15 luglio.

Estate momento terribile? Sicuramente è detto in maniera scherzosa. A mio parere l’estate, la bella estate, è la stagione ideale per un credente per rivolgere continuamente il suo pensiero a Dio, e non vedo che importanza abbia se lo fa mentre è solo oppure in mezzo alla gente, mentre è in una piazza affollata o solo soletto in una stanza. Quando esci da casa e il sole caldo ti abbraccia assieme al canto delle cicale, come fai a non pensare a Dio? Qualcuno le cicale le trova noiose, io le chiamo le mie cicale e mi piace un sacco tutto quel chiasso che fanno. Quando ti trovi davanti ad una fetta di cocomero rosso, come fai a non pensare che Dio ha avuto proprio una bella idea? E quando la gentile consorte ti fa trovare a tavola quelle melanzane lunghe spaccate a metà, fritte e farcite con capperi e pasta d’acciughe, come fai a non pensare che sicuramente la gentile è stata ispirata dal buon Dio? E se vai ad un concerto la sera all’aperto, per tetto le stelle, non pensi a Dio?  Estate momento terribile? Sicuramente l’ha detto per celia.

A proposito, devo smettere di usare queste espressioni. Per celia… a un dipresso… sono passate di moda. Un quotidiano mi ha cancellato “per celia” da una lettera, forse non voleva che il lettore si scomodasse a consultare un dizionario. Ma stavo parlando d’altro, mi sto perdendo, confondendo, sarà il caldo, sarà il chiasso delle mie cicale, che cantano anche di sera. Perché cantano anche di sera? Torniamo alle cose che d’estate fanno pensare a Dio. Se stai seduto ai tavolini di una gelateria, all’aperto,  mentre gusti crema di una volta e cioccolato e nocciola, e ti passano davanti meravigliose donne con pantaloncini corti sempre più corti, come fai a non pensare che l’idea di estrarre una costola da Adamo fu davvero geniale?

E se rientri la notte a casa e davanti al portone vedi passare una blatta schifosa, come non pensare che il Creatore ebbe davvero una pessima idea? Insomma, d’estate io penso spesso a Dio, lo prego soprattutto, avendo una certa età e temendo che da un momento all’altro arrivi sora morte corporale,  di farmi passare almeno un’altra bella estate, affinché possa gustare cose buone, riascoltare le mie cicale, e lo prego di non  farmi vedere scarafaggi, ma solo farfalle profumate. Sono profumate le farfalle? Mi sto perdendo, confondendo.

Sarà il caldo, buon Dio.  Se dovesse arrivare in anticipo la signora con la falce, prima dell’estate, le dirò che per il momento avrei preferenza di no. Bartleby lo scrivano non lo disse anche alla signora, e se ne andò.


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