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Mosca: un Trump debole non ci interessa

Estero

La Camera dei Rappresentanti statunitensi ha approvato con la stragrande maggioranza la proposta di legge che rafforza le sanzioni contro la Russia, l’Iran e la Corea del Nord, mentre il Senato americano ieri, ha dato anche lui il suo assenso.
Le agenzie di stato russe sottolineano il fatto che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non abbia altra scelta che firmare il progetto di legge, anche se ciò, in futuro porrà dei limiti alla sua indipendenza. La reazione russa alla nuova legislazione sanzionatoria americana è stata estremamente furiosa: Trump è stato accusato d’essere troppo debole e di non essere in grado di controllare la “struttura russofobica statunitense”.

I media russi hanno sostenuto, che mentre il Cremlino ha aspettato che Trump finalmente mettesse in atto il suo piano per cambiare “la dinamica negativa delle relazioni USA-Russia”, come ha promesso nella sua campagna elettorale del 2016, fosse stato anche estremamente tollerante nella sua risposta alle continue “provocazioni statunitensi”. In ogni caso, il congresso degli Stati Uniti sta anticipando ogni possibile errore di Trump, e l’enorme quantità di notizie quotidiane che coinvolgono il presidente e i russi, rendono sempre più chiaro che Trump può essere un buon gestore immobiliare, ma non sembra in grado di condurre la presidenza, mentre la sua amministrazione salta da una crisi all’altra.
Mosca, durante la presidenza Obama, aveva rinunciato all’idea di un miglioramento dei rapporti, e non vedeva l’ora che arrivasse una nuova amministrazione, riponendo grandi speranze in Trump; ma ora sta diventando chiaro che mentre c’è al potere Putin, sono gli Stati Uniti che non sono disposti a ricostituire rapporti “normali” con la Russia. Sia Mosca che Washington si trattano come nemici e stanno tornando alla reciproca modalità di deterrenza militare.

Secondo il senatore russo Frantz Klintsevich, con l’approvazione del disegno di legge del Senato “ora potrebbe iniziare una nuova guerra fredda” e per molti anni verrà bruciata la possibilità di una cooperazione tra Mosca e Washington. Secondo il presidente della commissione per le relazioni esterne del Consiglio federale, Costantin Kosachev, la reazione ufficiale russa arriverà immediatamente dopo che il disegno di legge diventerà una effettiva legge e “dovrà far molto male agli americani”. Kosachev implica che “Trump personalmente vorrebbe opporsi alla legge, ma siccome è demoralizzato e non trova spazi, gli è venuta a mancare la volontà politica di resistere”. La Russia, considerato che l’Unione Europea ha espresso dubbi sulle sanzioni americane, sta sperando di trovare un terreno comune con il continente, ed opporsi congiuntamente a Washington. “Gli europei non sono i nostri amici, ma se vengono violati i loro interessi economici, potrebbero decidere di fare qualcosa”, ha proseguito Kosachev.

Per il vice ministro degli esteri, Sergei Ryabkov, il diplomatico russo responsabile delle relazioni USA-Russia, il peggioramento delle relazioni è una colpa da addossare ai nemici russi negli Stati Uniti. Mosca ora tratterà Washington “come una fonte di pericolo”, ha continuato Ryabkov; ma allo stesso tempo, i russofobi di Washington vogliono minare il potere decisionale dell’amministrazione Trump.
Durante la visita in Finlandia di questa settimana, il presidente russo Vladimir Putin, ha denunciato le azioni degli Stati Uniti come “ciniche e noiose”. Putin ha liquidato come accuse senza fondamento l’intromissione russa nelle elezioni statunitensi, ha criticato Washington per “provocare la Russia” in continuazione, ed ha promesso che l’intensità della risposta alle sanzioni dipenderà dal testo finale della legge. Putin crede che “le sanzioni unilaterali statunitensi siano illegali” e che danneggino gravemente i rapporti. Ha anche espresso la speranza che “i nostri tanti amici in America” possano alla fine contribuire ad invertire la crisi “per il bene del nostro popolo”.

La natura della ritorsione di Mosca contro le sanzioni statunitensi non è ancora stata resa pubblica. Il senatore Alexei Pushkov, l’ex presidente del comitato per le relazioni estere della Duma, ha proposto, “come parte della nostra strategia di guerra politica ed economica”, la chiusura di tutti i ristoranti McDonald in Russia per presunte violazioni alle norme sanitarie. Secondo Pushkov, “le attività americane stanno facendo i soldi in Russia, ma non fanno pressione contro le sanzioni russe [a Washington]”. Per Pushkov, la possibile chiusura dei ristoranti McDonald, non danneggerà il pubblico russo, infatti “saranno sicuramente sostituiti da qualche altra catena di fast food restaurant, forse russa”.
Mosca, come una mossa ritardata all’espulsione dello scorso dicembre dei diplomatici russi e per il sequestro delle dacie diplomatiche russe nel Maryland e Long Island, azioni decise da Obama per le presunte intromissioni nelle elezioni americane, dovrebbe espellere 35 diplomatici statunitensi, limitare il numero dei diplomatici statunitensi accreditati in Russia e confiscare alcune proprietà diplomatiche degli Stati Uniti a Mosca. Gli Stati Uniti, la Cina e la Russia stanno trattando per trovare una formula di compromesso su un progetto di risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, sponsorizzato dagli USA, che impone sanzioni supplementari alla Corea del Nord come punizione per aver lanciato il 4 luglio un ICBM.

Mosca a questo punto, potrebbe decidere di allentare la sua posizione e respingere tutte le nuove sanzioni contro la Corea del Nord, con la Cina, che come al solito quando c’è di mezzo la Russia, non si oppone e si astiene. La Russia potrebbe anche rifiutarsi di vendere motori all’uranio, titanio e razzi arricchiti negli Stati Uniti o non accettare gli astronauti statunitensi nella Stazione Spaziale Internazionale; inoltre anche le aziende multinazionali statunitensi – McDonald, Coca-Cola, PepsiCo e altre – potrebbero essere confiscate compresi tutti i loro investimenti in Russia.
Non è nemmeno chiaro se tutti gli investimenti statunitensi in Russia potranno essere oggetto di molestie – quali ispezioni supplementari e multe – oppure un sequestro diretto. Secondo Alexei Kudrin, l’ex ministro delle finanze russo e amico di Putin, non c’è speranza che le sanzioni contro la Russia vengano rimosse, per nessun motivo. Secondo Kudrin, le nuove sanzioni avranno un effetto limitato sull’economia russa, ma a lungo termine potrebbero avere dei risvolti molto negativi, infatti potrebbero limitare l’importazione di nuove tecnologie e investimenti e porre Mosca ai margini dell’economia mondiale.

Una contrazione decisa nei rapporti tra Stati Uniti e Russia probabilmente porterà ad una maggiore repressione interna contro i presunti “agenti stranieri”, come rimanenze delle stampa libera, e molestie contro le organizzazioni senza fini di lucro, o individui connessi con gli Stati Uniti, o le ONG occidentali. Una Russia che tratta gli Stati Uniti come un pericolo o un’immanente minaccia estera e nazionale può significare più azioni aggressive all’interno e all’esterno, un pieno ritorno alle relazioni a somma zero, mentre il Cremlino cercherà di danneggiare tutto ciò che vede collegato agli Stati Uniti.

Bedris


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