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Approvato ( con riserva)  il codice di condotta per le Ong

Emigrazione

Si tratta di un primo ma importante passo per rendere trasparente ogni azione finalizzata a salvare la vita ai migranti e ad apprestare i primi soccorsi in accoglienza.

Dopo giorni di trattative, è stato firmato il codice di condotta delle Ong (Organizzazioni non governative). Questo documento prevede:

  1. il divieto di ingresso nelle acque territoriali libiche, ad eccezione delle situazioni di pericolo;
  2. l’obbligo di tenere accesi i trasponder di bordo, ossia la trasmissione dei segnali identificativi;
  3. non agevolare la partenza e l’imbarco di migranti tramite segnalazioni luminose o comunicazioni telefoniche;
  4. il divieto di trasbordo su altre navi, ossia l’obbligo di non trasferire i migranti soccorsi su altre imbarcazioni;
  5. l’obbligo di non intralciare le operazioni di ricerca e soccorso (search & rescue) della Guardia Costiera libica;
  6. le Ong devono ricevere a bordo ufficiali di polizia allo scopo di svolgere le preliminari operazioni conoscitive e di indagine sulla tratta di esseri umani, senza intralciare le manovre di soccorso (non è stata accettata la richiesta di portare a bordo le armi in dotazione alle forze dell’ordine);
  7. l’obbligo di essere trasparenti nella dichiarazione delle fonti di finanziamento per le attività di soccorso in mare;
  8. l’obbligo di comunicazione dell’avvistamento e dell’intervento ai centri di coordinamento del proprio Stato di bandiera;
  9. l’obbligo del possesso della certificazione per l’idoneità alle operazioni tecniche di soccorso (della nave, dell’equipaggiamento e dell’addestramento dell’equipaggio);
  10. l’obbligo di collaborazione con l’Autorità di Pubblica Sicurezza del luogo di sbarco dei migranti;
  11. l’obbligo di trasmettere alle autorità italiane informazioni di carattere info-investigativo;
  12. l’obbligo di recupero, soccorsi i migranti, delle imbarcazioni e dei motori fuoribordo usati dai trafficanti;
  13. aggiornare il Centro di Coordinamento Marittimo competente sull’andamento dei soccorsi.

Tra le Ong firmatarie compaiono Save The Children che ha commentato: “molti dei punti del documento del Viminale sono azioni già svolte nella quotidianità”, Moas (Migrants offshore aid station) e Proactiva Open Arms. Msf (Medici senza frontiere) e Jugent Rettet in particolare, non hanno sottoscritto l’accordo, l’unica misura che l’Italia era riuscita ad ottenere all’Unione Europea nel vertice di Tallinn.

Nello specifico Msf giustifica la mancata adesione poichè non viene riconosciuta né la necessaria priorità alle operazioni di salvataggio in mare, né il ruolo suppletivo delle organizzazioni umanitarie.Il rifiuto di sottoscrivere l’accordo, secondo il ministro dell’Interno Minniti, non può essere esente da conseguenze poiché pone le organizzazioni “al di fuori di un sistema organizzato per il salvataggio in mare”. Uno dei punti più dibattuti rimane la fiducia riposta nella collaborazione con lo stato libico, un argomento per il quale anche Amnesty International si è espressa sostenendo che “inviare navi da guerra per pattugliare le acque libiche esporrà i rifugiati a terribili violazioni dei diritti umani”.

Secondo quest’ultima, lo stato italiano si starebbe preparando a mandare navi da guerra per respingere i migranti in Libia invece di sopperire agli obblighi umanitari di salvataggio. Inoltre, l’affidamento ad un paese che manca di sistemi protettivi come il meccanismo di asilo, o nel quale essere un migrante irregolare è considerato un reato punibile con il carcere, non risulta una soluzione confacente alla tradizione di accoglienza posta in essere dallo stato italiano.

Di fatto non è possibile per l’Italia, vista la chiusura degli paesi europei, gestire in maniera autonoma il problema dei migranti, dunque, la collaborazione con la Libia è, al momento, l’unica decisione applicabile.

Sara Carullo

Laureata il Scienze Politiche, Economiche e del Governo dell’Università degli Studi di Urbino


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