Vitalii Nakhmanovich: “Il governo ucraino in persona del presidente ucraino deve sinceramente assumersi la responsabilità di risolvere i complessi problemi che vigono attorno al Memorial dell’Olocausto”.

Si sta creando una situazione abbastanza sorprendente intorno alla creazione del Centro Monumentale dell’Olocausto di Babi Yar a Kyiv. Da un lato, da parte dei mass media ucraini, sono state recentemente pubblicate alcune interviste di alcuni personaggi, tra cui quella con il direttore della Fondazione del Centro Monumentale dell’Olocausto di Babi Yar, il polacco Marek Siwiec, e una di un membro del consiglio di sorveglianza della stessa fondazione, l’oligarca russo Pavel Fuks. Entrambi hanno sostenuto la rapida esecuzione del progetto ucraino. In particolare Siwiec ha affermato che il “memoriale ucraino di 100 milioni di dollari sarebbe stato costruito entro il 2021” e che la raccolta di fondi era già iniziata, mentre in autunno di quest’anno ci sarebbe stata una mostra relativa al progetto.

D’altra parte, gli organi governativi ucraini, ad oggi non hanno fatto sapere nulla, anzi, sono in assoluto silenzio, il che fa pensare ad una certa superficialità del governo su una questione molto importante per l’Ucraina, come lo è la commemorazione di un evento simile. Abbiamo interpellato per avere chiarimenti in merito il vice primo ministro ucraino per i temi culturali, Viacheslav Kyrylenko e il capo del Dipartimento principale per la politica culturale dell’amministrazione presidenziale dell’Ucraina, Yurii Ruban; tuttavia, non abbiamo ancora ricevuto una risposta. Non soddisfatti, ci siamo rivolti allo storico ed esperto di questioni di nazionalità, il ricercatore principale del Museo di Storia di Kyiv, e segretario esecutivo della commissione pubblica per la commemorazione delle vittime del massacro di Babi Yar, Vitalii Nakhmanocych, chiedendogli spiegazione di come possa accadere che ci possa essere un’organizzazione, i cui supervisori sono tre oligarchi russi, che effettivamente pongono la propria opinione sulla commemorazione delle vittime di Babi Yar, vale a dire una visione attraverso il prisma russo. Ciò nonostante, è ben noto che a Babi Yar sono stati uccisi, oltre ad ebrei, prigionieri di guerra, membri di tre campi rom, nazionalisti ucraini, attivisti sotterranei sovietici, marinai della flotta Dnieper e pazienti psichiatrici, nonché rappresentanti di altri gruppi.

“Credo che in questo caso sia necessario utilizzare come punto di partenza la situazione globale. Infatti, ciò che succede a Babi Yar può essere paragonato a quello che è accaduto in Crimea e Donbas. Bisogna chiaramente capire: c’è Putin e c’è una Russia aggressiva, ma i russi sono andati lì, dove sono stati accettati, dove c’è un ambiente favorevole, o, in altre parole, dove l’Ucraina era assente; ma non potevano andare più avanti in Ucraina, dove lo stato era presente”.

“L’assenza per 25 anni di una coscienza politica nazionale ha creato una situazione in cui una parte dell’Ucraina (per essere onesto, si è rivelata più piccola del previsto) era attivamente disposta ad accettare l’idea d’integrarsi nel nuovo impero russo-sovietico”.

“Stiamo assolutamente testimoniando la stessa situazione a Babi Yar. Mentre la coscienza politica del governo dell’epoca sovietica ha forzatamente introdotto il suo ben distorto modello dei fatti di Babi Yar ed ha combattuto contro il pubblico che cercava di difendere la sua propria memoria, il governo ucraino dalla fine dell’‘80 ha radicalmente cambiato il suo approccio. Ora Kyiv, sostiene tutte le iniziative civiche in questa sede e le promuove, ma, per così dire, “a livello di pure idee”. Cioè, le autorità nazionali ucraine, danno i permessi, poi vengono, onorano i morti, fanno le corone, tengono i discorsi e vanno via; ma ad oggi non abbiamo mai visto atteggiamenti attivi da parte del governo, tanto meno una politica”.

“Il governo si è completamente ricusato dai problemi di Babi Yar. Da sempre, tutte le idee per commemorare le vittime di Babi Yar, sia a livello di cerimonie, che per l’installazione di monumenti o progetti di musei e centri commemorativi, nascono e vengono portate avanti esclusivamente dal pubblico”.

“Il pubblico però, non è unito, e questa disunità si manifesta su due livelli. Da un lato, ci sono circostanze oggettive, che hanno a che fare con il fatto che oltre agli ebrei, a Babi Yar sono stati fucilati molti altri gruppi; anche se Babi Yar, naturalmente nel mondo è associato all’Olocausto e alla percezione generale ucraina, ma i ricordi storici reali lo danno come un luogo in cui sono stati uccisi diversi gruppi di persone e altri eventi postbellici, innanzitutto il disastro di Kurenivka. E tutto questo effettivamente viene commemorato, ci sono più di 30 monumenti o gruppi di monumenti che sono stati eretti per onorare la memoria di questi eventi. Ovviamente, questo è fatto dalle varie comunità che si identificano come discendenti delle vittime”.

“Allo stesso tempo, queste comunità praticamente non interagiscono tra loro. Ognuna di loro è interessata alla propria memoria e non si interessa assolutamente delle memorie degli altri gruppi. Nella migliore delle ipotesi, semplicemente ignorano l’altro. Nel peggiore dei casi, vediamo la concorrenza e le controversie pubbliche, mentre la gente discute se questo o quel gruppo debba essere commemorato, se qualcuno ha una pretesa migliore o peggiore”.

“Questa è una situazione oggettiva che non può essere attribuita alla malvagia volontà di alcune persone specifiche. È un riflesso dello stato generale della società ucraina, perché è ancora molto divisa. Infatti, la nazione politica ucraina si è formata solo adesso”.

“Il secondo problema, che è soggettivo, è che anche all’interno di queste comunità ci sono diverse organizzazioni che competono tra di loro. Ovviamente, Babi Yar è un sito iconico e chi controllerà il lato della memoria riceverà ulteriori dividendi politici. Questa situazione è esistita fin dall’indipendenza”.

  • Quali conclusioni dovremmo trarre da tutto questo?
    “Di conseguenza, nel paesaggio vediamo un sacco di monumenti che sono totalmente sconosciuti e non correlati tra loro, anche nel senso artistico. Nel complesso, abbiamo un sito totalmente trascurato, che è in parte un parco di ricreazione, in parte solo un parco forestale e allo stesso tempo un sito che ospita decine di monumenti incomprensibili per la maggior parte dei passanti. Non esiste ancora un museo, perché questo richiede un grande investimento da un lato e, dall’altro, ogni tentativo di costruire un museo coinvolge una propria localizzazione sul luogo del massacro o del cimitero, cioè il più vicino possibile all’epicentro della tragedia. Questa logica è chiara, ma è completamente barbara. Le persone non riescono a prendere in considerazione che per i luoghi di sepoltura ci deve essere un certo rispetto. Questo, di nuovo, è assolutamente un’eredità sovietica, perché il governo sovietico ha distrutto Babi Yar e i cimiteri circostanti. Questo atteggiamento nichilistico dei luoghi di sepoltura è un’eredità sovietica, e nient’altro”.

“Quindi, capiamo che comunque con più nuovi monumenti verranno eretti, diverrà sempre più ovvio che questo non è un territorio memoriale. E tutti lo vedono, ma pensano: la soluzione è che bisogna erigere monumenti migliori o costruire un grande centro memoriale. Infatti, prima di tutto, è necessario organizzare il territorio, poiché la costruzione di un grande memoriale non cambierebbe nulla, infatti sarebbe ancora un memoriale su un grande mucchio di immondizia”.

  • Fuks sostiene che il progetto del centro memoriale ha ricevuto il sostegno di tutte le organizzazioni ebraiche. Cosa dici riguardo a questo?
    “Questa è una evidente manipolazione. Fuks vede “tutte le organizzazioni ebraiche” come sinonimo del Congresso ebraico tutto-ucraino, guidato da Vadym Rabynovych. Tuttavia, prima di tutto, il fatto è, che non è Rabynovych che sostiene il progetto di Fuks, ma piuttosto Fuks, che è ormai diventato una delle figure leader del progetto iniziato da Rabynovych già un decennio fa. Naturalmente, quest’ultimo lo supporta. In secondo luogo, mentre Rabynovych supporta il progetto, ad esempio, il co-presidente dell’Associazione delle organizzazioni e delle comunità ebraiche dell’Ucraina, Yosyp Zisels, si oppone. Inoltre, ci sono circa una dozzina di organizzazioni tutto-ucraine e tre o quattro dozzine di organizzazioni ebraiche, che non hanno dichiarato la loro posizione su questo tema. In terzo luogo, in tali materie è impossibile prendere in considerazione solo le posizioni dei leader delle ONG. Questa è una questione nazionale, ed è ovvio che le opinioni dei noti giornalisti e artisti, attivisti e studiosi per i diritti umani non sono meno importanti dei pareri delle persone la cui principale virtù risiede nella capacità di distribuire in modo scorretto le sovvenzioni straniere”.
  • Probabilmente, molto dipende anche dal governo della città. Ma come dovremmo poi prendere le dichiarazioni di Fuks e la pretesa di Siwiec che l’iniziatore del Memorial dell’Olocausto di Babi Yar è stato sindaco di Kyiv, Vitalii Klitschko?
    “Anche questo non è vero. Sì, Klitschko ha pubblicamente sostenuto questo progetto l’anno scorso, e suo fratello è diventato membro del consiglio di sorveglianza del Centro. Tutto ciò, tuttavia, è avvenuto in controtendenza alla commemorazione internazionale del 75° anniversario della tragedia, quando i nostri funzionari di alto rango, fedeli all’abitudine summenzionata, erano pronti a sostenere qualsiasi iniziativa, tanto più quelle di alto profilo”.
  • Il progetto è stato recentemente modificato?
    “Già quando è apparso, questo progetto era, per dirlo lievemente, molto controverso. Innanzitutto, il centro del museo doveva essere dedicato esclusivamente alla tragedia ebraica di Babi Yar, che si rifletteva anche nel design architettonico. In secondo luogo, fin dall’inizio, è stato progettato per essere costruito presso l’ex cimitero ebraico, dove il gruppo degli iniziatori che hanno creato la Fondazione del Monumento di Babi Yar ha potuto affittare il terreno. Incidentalmente, l’ultimo fattore ha contribuito al fatto che l’esecuzione del progetto venisse opposto da rinomati rabbini ucraini e stranieri, tra cui il rabbino capo dell’Ucraina, Azriel Haikin. Questo, tra altre ragioni, ne ha impedito l’attuazione”.

“Tuttavia, l’anno scorso, su iniziativa di Fuks, il progetto è diventato di grande importanza a livello internazionale e pertanto doveva essere trasformato dal memoriale di Babi Yar ad un memoriale nel museo dell’Olocausto dell’ex Unione Sovietica. Da una prospettiva scolastica, questa è una sciocchezza. In tutta l’ex Unione Sovietica, la persecuzione e lo sterminio degli ebrei si sono svolti in modi assolutamente diversi. Tuttavia, da una prospettiva puramente politico-ideologica, tutto è chiaro. In questo modo, gli iniziatori stanno cercando di spingere attraverso la memoria storica della comunità ebraica l’idea della “unità sovietica”, che è infatti il noto “mondo russo”.

“E sono sicuro che questa non sia solo una sua iniziativa personale. È chiaro che Fuks e i suoi partner del progetto, Mikhail Fridman, il tedesco Khan e Viktor Pinchuk hanno una mente completamente post-sovietica, soprattutto perché i primi tre hanno passato tutta la loro vita adulta a Mosca, dove hanno studiato, hanno creato le imprese e sono diventati miliardari. Inoltre, Fridman è una figura iconica della Russia contemporanea e non credo che avrebbe potuto avviare un progetto politico-ideologico internazionale a Kyiv durante la guerra russo-ucraina senza l’approvazione diretta del Cremlino. L’idea di commemorare “l’Olocausto nell’URSS” è, a mio avviso, approvata da piazza Staraya, e allo stesso tempo, questo progetto è una proposta vincente per la Russia sotto quasi tutti i punti di vista”.

  • Perchè la pensi così?
    “Se costruiscono questo memoriale e funziona come previsto, girerà ancora meglio delle operazioni di Rossotrudnichestvo (Agenzia Federale Russa per il Commonwealth degli Stati Indipendenti, Compatrioti che vivono all’Estero e la Cooperazione Internazionale Humanitaria). Dopo tutto, il progetto è stato studiato non solo per i cittadini ucraini, ma in primo luogo per i numerosi turisti provenienti da tutto il mondo, ai quali verrà raccontato come i collaboratori ucraini hanno sterminato gli ebrei. Se lo costruissero e intorno al Memorial e iniziassero gli scandali previsti, o se non venissero autorizzati a costruirlo, questo sarebbe meraviglioso, in quanto potrebbe essere presentato come “l’Ucraina antisemita che impedisce la creazione di un Memoriale dell’Olocausto”. In ogni caso al contesto di Vladimir Putin si adatta bene”.
  • E come potremo impedire questo?
    “L’Ucraina affronta una sfida urgente e c’è solo una via d’uscita da questa situazione. Il governo ucraino, rappresentato dal presidente ucraino, deve assolutamente assumersi la responsabilità di risolvere il problema Babi Yar nella sua totalità. Cioè, devono finalmente fare quello che non è stato fatto in tutti gli anni precedenti”.
  • E esattamente cosa, a tuo avviso, dovrebbe fare il governo ucraino in questa situazione?
    “Questo dovrebbe essere un concetto trionfale. In primo luogo, è necessario creare un parco memoriale e ripulire il sito. In secondo luogo, dovrebbe essere creato il Museo di Babi Yar. In terzo luogo, dovrebbe essere creato il Museo dell’Olocausto”.

“Questi dovrebbero essere due musei separati. Purtroppo oggi non siamo abbastanza ideologicamente maturi per racchiuderli in una sola struttura. L’Olocausto è totalmente assente dalla storia nazionale dell’Ucraina. Questo è un processo complicato che non riflette solo un fenomeno mondiale, ma sviluppa su di esso una prospettiva ucraina. La complessità di questo compito è dovuta al fatto che l’Holodomor è accaduto qui. Infatti, non esistono altri paesi in cui quasi simultaneamente sono stati condotti questi genocidi su larga scala dai due regimi totalitari più terribili del secolo scorso. Questo fornisce opportunità eccezionali per una riflessione intellettuale, ma dobbiamo ancora andare molto avanti per riuscire a raggiungerla”.

“In linea di principio, i musei dell’Olocausto e Babi Yar potrebbero essere amalgamati in una sola struttura. La distruzione degli ebrei di Kyivan è un punto in cui la storia di Babi Yar, iniziata durante la guerra, e continua infatti fino ad oggi, s’interseca con la storia dell’Olocausto che ha coinvolto tutta l’Europa. Ma, sottolineo, questa è una sfida intellettuale molto complessa e in questo momento non siamo pronti. Pertanto, oggi è possibile creare due musei dedicati uno a Babi Yar e uno all’Olocausto, nonché ripulire il sito. Inoltre, i musei non dovrebbero essere in nessun caso situati nei luoghi di sepoltura e nel momento in cui venisse creato un parco memoriale si dovrebbe smettere di cercare ulteriori sviluppi”.

“Ora, il presidente dell’Ucraina è l’unica persona che per virtù del proprio ufficio può, per così dire, costringere tutti i gruppi interessati allo stesso tavolo e sostenere: ora cercheremo davvero un accordo. Cioè, il governo dovrebbe essere la forza leader di questo processo. Per quanto riguarda i finanziamenti, dovrebbe essere istituita una fondazione sui principi del partenariato pubblico-privato”.

“Abbiamo anche l’Istituto ucraino del Ricordo Nazionale, che è stato effettivamente escluso dalla maggior parte dei progetti commemorativi. Quando l’Istituto è stato creato durante la presidenza di Viktor Yushchenko, ha creato il Santuario di Babi Yar, i memoriali alle vittime dell’Holodomor e delle stragi di Bykivnia subordinate ad esso. Tuttavia, sotto Viktor Yanukovych, l’Istituto è stato trasformato in un’unica istituzione di ricerca, e tutti questi impianti sono stati trasferiti al Ministero della Cultura, dove sono ancora lì da allora. Tuttavia, sarebbe opportuno concentrarlo nell’ambito dell’Istituto del Ricordo Nazionale, perché, per quanto riguarda la repressione sovietica e nazista, abbiamo bisogno di una coerente politica di memoria”.

“Nel frattempo, l’Istituto nazionale delle scienze e della storia ucraina dovrebbe essere l’istituzione leader che sviluppa il concetto dei musei dell’Olocausto e Babi Yar. Naturalmente, dovrebbe reclutare specialisti provenienti da altre istituzioni e anche da altri paesi”.

  • Siwiec ha affermato di aver raccolto proprio questo – un gruppo internazionale diretto dallo scienziato olandese Karel Berkhoff.
    “Il direttore generale del Centro commemorativo dell’Olocausto di Babi Yar, Siwiec, ha anche affermato che da tanto tempo stanno conducendo una qualche discussione; ma quando l’Istituto del Ricordo Nazionale ha risposto al suo appello proponendo di tenere una serie di discussioni pubbliche con la partecipazione dei loro sponsor, con disposizioni per la registrazione, la pubblicazione delle posizioni dei partecipanti e con l’obbligo di prendere in considerazione i risultati di queste discussioni, lo stesso Siwiec si è rimangiato la parola affermando che non aveva alcuna autorità per accettarla. Cioè, tutti questi incontri si svolgono solo per pro forma, per consentire loro di presentare una lunga lista di studiosi con i quali sono stati effettuati dei presunti “consulti”. Tutto questo suona molto simile alle numerose storie degli scandalosi sviluppi delle proprietà con false “aste pubbliche” che coinvolgono nonne pagate, mentre i complotti per l’assegnazione dell’edificio sono custoditi da ragazzi duri”.

“Infatti, Berkhoff è un noto specialista della storia del regime occupazionale nazista e ha partecipato direttamente alla ricerca su Babi Yar; ma il problema è che, come quasi tutti i membri di questo gruppo di lavoro, è un outsider ed ha una prospettiva completamente diversa. Gli europei occidentali non hanno visto niente di più terribile dell’Olocausto, ed è naturale che lo separino da tutta la storia del XX secolo. Tuttavia, anche se l’Olocausto era, per sua stessa natura, un fenomeno mondiale, la sua prospettiva è diversa in ogni paese, perché era (o non lo era) anche una parte della storia locale. Pertanto, naturalmente, Berkhoff, così come alcuni altri specialisti, possono essere invitati a collaborare. È sempre bene ascoltare una persona dell’altra parte della barriera, in quanto offrirà una visione diversa e capirai qualcosa di nuovo. Tuttavia, il gruppo core dovrebbe essere composto da studiosi ucraini che devono offrire una visione ucraina delle storie dell’Olocausto e Babi Yar”.

“Allo stato attuale, il progetto del Centro Monumentale dell’Olocausto di Babi Yar è stato creato come un tipico progetto coloniale. L’Ucraina è percepita esclusivamente come un territorio abitato da nativi analfabeti, dove i russi civili, i polacchi e gli altri europei devono creare un museo per turisti provenienti da tutto il mondo. Tuttavia, invece, sono gli ucraini che dovrebbero creare il museo e il memoriale, non per i turisti, ma per i loro figli, scolaresche e studenti universitari, che verranno qui per riflettere sul proprio passato e pensare al proprio futuro”.