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Celebrato a Montevideo il 210° anniversario della nascita di Garibaldi

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Una corona di fiori è stata deposta sotto la statua eretta in onore del patriota di fronte al porto di Montevideo in Piazza Manuel Herrera y Obes.
L’evento ha visto la partecipazione dell’ambasciatore Gianni Piccato oltre ai rappresentanti della collettività italiana e di alcune associazioni regionali tra i quali: friulani, giuliani, lombardi e veneti.
“La figura di Garibaldi ha unito Italia e Uruguay nella difesa dei valori della giustizia e della libertà”, ha esordito Milka Rappa, presidente dei garibaldini, invitando “tutta la collettività ad unirsi” nel ricordo del Generale. Accanto a lei anche Furio Percovich e Antonio Bona che hanno portato la corona di fiori con il tricolore.

“Oggi vogliamo rendere omaggio, oltre a Garibaldi, anche ai tanti garibaldini che hanno combattuto per la libertà”, ha affermato Daniele Pendezzini, giovane arrivato da pochi anni in Uruguay e deciso a rendere operativa l’associazione bergamasca. Tra i diversi personaggi storici ha ricordato Andrés Aguiar, nero uruguaiano figlio di schiavi che lottò per la difesa della Repubblica Romana, ma anche “tutti gli altri combattenti garibaldini nella guerra civile spagnola e nella resistenza italiana”.
Sulla principale eredità lasciata da Garibaldi, oggi, ha segnalato la “difesa della democrazia politica ed economica” oltre al principio del “ripudio della guerra” come sancito dalla nostra costituzione.

“Parlare di Garibaldi, oggi, può essere sia facile che difficile”, ha dichiarato l’ambasciatore Gianni Piccato nel suo saluto. Facile per i “valori universali per i quali ha lottato”, ma anche difficile per “non cercare di cadere nella retorica”. Quattro gli aggettivi proposti da Piccato per riassumere al meglio la vita dell’Eroe dei Due Mondi: “Coraggioso, anticonformista, onesto e umile”. In definitiva, “un modello da seguire per tutti noi e un punto di riferimento per la storia”.
Per quanto riguarda l’eredità da difendere attualmente, l’ambasciatore si è soffermato sui principi fondamentali della carta costituzionale e in particolare sul valore del lavoro (come affermato nel primo articolo) e sul ripudio della guerra. Su quest’ultimo punto ha poi fatto un ulteriore riflessione: “Le nostre due nazioni condividono il rispetto dei diritti umani e condannano l’uso della violenza nelle controversie internazionali. L’Uruguay è un caso molto interessante poiché, in relazione alla popolazione, offre un altissimo numero di persone coinvolte nelle missioni di pace nelle quali partecipa insieme all’Italia”.
Durante la cerimonia è intervenuto anche il segretario del Comites (Comitato degli Italiani all’Estero) Mario Coppetti che ha dichiarato: “Per me questa statua evoca ricordi speciali. Da bambino mio nonno mi portava a volte qui per rendere omaggio a Garibaldi. Si tratta di un simbolo della Ciudad Vieja e dell’intero Paese”.
Più dure le parole di Livia Boschiero, rappresentante del CAVU (Comitato delle Associazioni Venete in Uruguay), rivolte allo stato di crisi in cui veste oggi l’italianità in Uruguay: “Iniziative come queste devono cercare di far avvicinare tutti i connazionali senza divisioni regionali o quant’altro. Purtroppo non siamo stati capaci di proteggere la nostra italianità”.

L’Ente Bergamaschi ha mandato un messaggio di invito a tutti i partiti politici uruguaiani per quest’iniziativa. L’unico a rispondere è stato il Partito Comunista che ha mandato i suoi saluti nel “ricordo delle gesta dell’Eroe dei Due Mondi” ma anche “per la lotta di liberazione contro il nazifascismo nell’operato dei partigiani delle Brigate Garibaldi durante la resistenza”.
Nei prossimi giorni, ha annunciato il Circolo Garibaldino, ci sarà un’ulteriore iniziativa per l’anniversario numero duecentodieci della nascita di Giuseppe Garibaldi e consisterà in una visita guidata all’interno della casa museo, l’immobile dove visse il condottiero insieme alla famiglia durante il soggiorno uruguaiano”.


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