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Il patronato Acli di Wuppertal ha festeggiato il 50° compleanno

Estero

FRANCOFORTE – “Sabato 1 luglio 2017 il patronato Acli di Wuppertal Barmen ha festeggiato i 50 anni di attività. Numerose le autorità ed i connazionali che hanno partecipato alla manifestazione, aperta con la s. Messa nella chiesa St. Antonius e continuata con rinfresco e celebrazioni nella attigua sala parrocchiale”. A scriverne è Placido Tirendi sul “Corriere d’Italia”, diretto a Francoforte da Licia Linardi.

“Esattamente cinquant’anni or sono veniva eretto a Wuppertal-Barmen, presso i locali della Missione Cattolica Italiana – Normannenstr. 26, il Patronato A.C.L.I. in quanto ente sociale a servizio degli italiani presenti sia a Wuppertal che nelle zone limitrofe. Il Sig. Antonio Grosso, Sozialbetreuer des Caritas-verbandes, veniva investito del ruolo di referente in relazione ai diversi compiti che il sopracitato ente era chiamato a svolgere. La lettera con la quale ufficialmente veniva approvato un tale eminente servizio è datata 16. giugno 1967 ed è indirizzata, da parte del direttore generale della Caritas di Wuppertal Msgr. Hänisch, al missionario della Missione Cattolica Italiana di Wuppertal, Padre Marcato.
Gli enti-patronati A.C.L.I. devono la loro origine alle A.C.L.I., Associazione-Cattolica-Lavoratori-Italiani, e, pertanto, nascono nell’estate del 1947 come organismo all’interno della più ampia compagine del suddetto movimento. La stessa fondazione delle A.C.L.I. risale al 1945, esattamente a Roma, a seguito di diverse trattative segrete tra le più importanti correnti politiche del dopoguerra italiano ossia tra la Democrazia Cristiana et Azione Cattolica – vedi appartenenza cristiana – e Comunisti unitamente ai Socialisti di schieramento contrario. L’intento era quello di dare vita ad un sindacato unitario all’interno del quale le A.C.L.I. hanno svolto un ruolo alquanto fondamentale impegnandosi per la formazione religiosa, morale e sociale dei lavoratori cristiani, contribuendo così a salvaguardare la specificità ed il patrimonio ideale del cattolicesimo sociale.

Il fondatore, Achille Grandi, aspirava e si auspicava che le A.C.L.I. potessero rispondere pienamente a questo eminente compito. Uomo dalla solida formazione cattolica e con una difficile esperienza familiare alle spalle, in quanto costretto a soli 11 anni a guadagnarsi quel fondamentale sostentamento economico per aiutare la propria famiglia a sopravvivere, giunge alla conclusione che sarebbe stata assolutamente necessaria la fondazione di una organizzazione degli operai con strutture sindacali che potesse far valere i diritti dei lavoratori ed allo stesso tempo difenderli. Lascia le A.C.L.I. nel 1945 per approdare alla Democrazia Cristiana, all’interno della quale riesce a dare vita all’ala sinistra.

Le A.C.L.I., nel contesto dell’associazionismo cattolico del dopoguerra, rappresentano una novità assoluta. Si costituiscono, in questo consiste la novità, in quanto organizzazione autonoma e democratica, una presenza cristiana organizzata nel mondo del lavoro. Sono volute dagli alti vertici del mondo cattolico che, pertanto, le assegna un assistente ecclesiastico. Lo stesso Papa Pio XI le definisce “cellule dell’apostolato cristiano moderno”. Nel 1949 i tesserati raggiungono già una cifra abbastanza consistente: oltre mezzo milione di tesserati delle A.C.L.I. erano presenti ed organizzati in tutte le province. Si diffondono i circoli nelle diverse realtà sociali locali. Gli stessi iniziano a svolgere un compito alquanto vitale per l’agire delle A.C.L.I., perché si occupano concretamente dei vari servizi e dell’informazione interna. Attraverso i circoli nasce il Movimento femminile e, più tardi, la Gioventù aclista. Si giunge al 1952, non senza discrepanze all’interno delle A.C.L.I. per la direzione politica delle stesse, con una precisa consapevolezza della propria identità. Si definiscono, infatti, come movimento operaio complesso e dalle molteplici forme, mutualistica, sindacale cooperativa, educativa-culturale, politica, da non ridurre soltanto a nessuna delle sue particolari espressioni, e riconoscendosi con gli intenti dell’intera classe operaia. Nel 1955, esattamente il primo maggio, le A.C.L.I festeggiano il loro primo decennio di vita. Data storicamente memorabile in quanto le stesse sono accolte in udienza dal Papa Pio XI. Importantissimo evento, considerato dallo stesso Pontefice come espressione, finalmente cristiana, dei lavoratori ponendo fine a quell’antica manifestazione di tradizione marcatamente socialista. A questa giornata si deve il famoso discorso, identificativo delle A.C.L.I., che sottolinea un programma con a fondamento la fedeltà alla Classe lavoratrice, alla Democrazia e alla Chiesa. Lo stesso discorso venne riconfermato il primo maggio del 2000 e poi, successivamente, nell’Aprile del 2002 in udienza con Papa S. Giovanni Paolo II. Quest’ultimo evento, altrettanto importante per il prosieguo e la ripresa dei rapporti con la Chiesa Cattolica, dopo aver esperito un periodo molto difficile a partire dal 1956 e che giunge a crisi estrema con il pontificato di Papa Paolo VI.

Le A.C.L.I., oggi si considerano strumento in vista di obiettivi vitali per l’odierna comunità sociale di stampo cristiano. Tra questi, anzitutto la valorizzazione e la difesa della pari dignità dell’uomo e della donna. Strumento che opera al fine di allargare i confini della solidarietà, della pace e dei diritti umani. I Patronati A.C.L.I, il Patronato di Wuppertal, guidato inizialmente dal Sig. De Francesco, poi dalla Sig.ra C. Biguzzi-Gladbach e, dal 2009, con la collaborazione della Sig.ra M. Gallitelli, di solida e robusta formazione cristiana, formatasi grazie all’instancabile e fruttuoso operare in loco dei missionari Scalabriniani, si è sempre battuto per aiutare, difendere e promuovere i lavoratori italiani a Wuppertal e non solo, e quanti si sono ritrovati a dover affrontare emergenze, quali l’emarginazione ed il bisogno. Lo stesso Patronato A.C.L.I. di Wuppertal, che compie quest’anno i suoi primi 50° anni, si è sempre distinto per quel lavoro molto prezioso finalizzato a garantire l’assistenza sociale ai lavoratori italiani all’estero nel contenzioso previdenziale di ogni genere e in tutti i rapporti con la pubblica amministrazione. Nel 1956 è datata la prima presenza del Patronato, non solo nel Nordrhein-Westfalen, ma anche in tutta la Germania, ed esattamente a Colonia, e, circa 10 anni dopo, si registra la presenza del Patronato di Wuppertal. Inizialmente, il lavoro del Patronato consisteva in un servizio specifico per gli emigrati; veniva considerato solo come luogo di assistenza per svariate necessità: il diritto al soggiorno; la libera circolazione; il ricongiungimento familiare; i Kindergeld; etc. . Non esisteva la cultura della presenza del Patronato, così come in Italia, espressione di una precisa prospettiva culturale e politica fondata sui valori cristiani. Poco alla volta, si è puntato allo sviluppo di una solida appartenenza al Patronato in quanto ente rappresentativo dal punto di vista politico e non solo, al fine di partecipare, con una propria identità, alla vita della comunità sociale tedesca. Tanti Aclisti oggi si impegnano nei cosiddetti Ausländerbeiräten come anche in altre forme della società: parrocchie; circoli sportivi; sindacati; gruppi per la solidarietà; gemellaggi tra le città e partiti; etc. .

Al Patronato A.C.L.I. si deve quell’instancabile, significativo ed inestimabile lavoro inerente l’integrazione degli emigrati italiani nella complessa struttura sociale tedesca. Non si può che lodare ed esprimere piena gratitudine al Patronato di Wuppertal, unitamente a quanti hanno concretamente contribuito, per il servizio reso fino ad oggi. È assodato l’auspicarsi che questa presenza possa ancora oggi continuare a mantenere un così autentico servizio evangelico. Questo auspicio, affinché non resti tale, esorta tutti i responsabili, sia da parte della comunità sociale che cristiana, ad impegnarsi in vista di un futuro servizio sempre più competente, considerato più che fondamentale proprio oggi in una Germania dove l’esodo di tanti italiani, che hanno deciso di non dare più spazio ad un sistema malato che calpesta quotidianamente la loro dignità personale, non sembra essere ormai solo retaggio di un lontano passato. Al Patronato A.C.L.I., alle A.C.L.I., occorre dunque riconoscere il merito di aver creduto fino in fondo, e continua ancora oggi a farlo, nella realizzazione di un sogno ossia quello di un mondo-casa accogliente per tutti”.


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