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Rossano, dove la cultura è impresa e l’impresa è cultura

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La Amarelli e le altre aziende leader nella Calabria che vuole rinascere

di Enzo Varricchio

Rossano, impropriamente detto “calabro”, non è solo la propaggine nobile e decaduta di una Calabria perennemente in lotta contro la ndrangheta e lo spopolamento demografico.

Rossano “Ravenna del sud” e i suoi monasteri bizantini, Rossano città del Codice Purpureo (uno dei vangeli più antichi al mondo e patrimonio UNESCO), Rossano arroccata sul dorso dei suoi calanchi rossastri, col suo mare cristallino e la contigua e selvaggia Sila greca, è terra di antichi mestieri e sapienti artigiani, oggi sede di imprese capaci di valorizzare l’identità del territorio, le sue tradizioni.

A Rossano c’è un’azienda che da sempre esporta la cultura calabrese in Italia e nel mondo. E’ la “Amarelli”, la fabbrica di liquirizia più famosa e certamente la più antica tuttora attiva.

Le origini della famiglia Amarelli si perdono nel lontano medioevo; pare che il capostipite fosse un nobile cavaliere che ebbe modo di conoscere Hugues de Payns, il fondatore dei cavalieri Templari. Infatti già all’epoca erano note le proprietà tonificanti delle radici di liquirizia, adoperate da soldati e pellegrini in viaggio verso Oriente. Alla fine del ‘400 si intraprese l’attività di commercializzazione e nel 1731 sorse un impianto protoindustriale per l’estrazione del succo in una grande capannone detto “concio”, poi restaurato e ancora parte integrante della fabbrica.

                                                                       Pina Amarelli, titolare della Amarelli Liquirizia;

                                                   un momento dell’inaugurazione del nuovo factory store a Rossano

                                                                   una scatola delle famose liquirizie

Oggi le liquirizie Amarelli sono vendute da New York a Tokio e questa impresa è una delle eccellenze italiane.

Per celebrare la sua storia antica e gloriosa la famiglia Amarelli ha aperto un museo d’impresa (con i suoi quarantamila visitatori all’anno è il secondo più visitato d’Italia dopo quello della Ferrari), un archivio storico e il suo nuovo flagship store, ristrutturato dall’architetto Geo Lanza, docente allo IED di Milano, inaugurato il 29 luglio scorso.

Sapientemente guidata dalla professoressa Pina Amarelli, cavaliere del lavoro e consigliere di amministrazione del Sole 24 Ore, la Amarelli vuol fare rete con altre eccellenze calabresi. Martedì 25 agosto alle ore 19:00, nell’auditorium della Amarelli, si parlerà di un’altra impresa storica, anch’essa ai vertici mondiali della qualità, il “Lanificio Leo” di Catanzaro, che dal 1873 intreccia la sua produzione con quella del territorio, le sue risorse naturali, culturali e umane, con un museo che racconta le sue vicende insieme a quelle della Calabria e dell’Italia intera.

Questo modo di essere così peculiare e radicato in una cultura antica e affascinante, ben rappresentato da unostory telling efficace, costituisce un vantaggio competitivo di notevole valore per le aziende che vorranno investire in un brand identitario fatto di archeologia, chiese, castelli, ma anche di innovazione, non solo tecnologica, quanto soprattutto creativa e artigianale.

Un rinnovato clima di fiducia imprenditoriale sarebbe la buona occasione per la rinascita di questa regione, sempre che la politica sappia coadiuvarlo.


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