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Decisa presa di posizione dell’Alto Commissario ONU contro il Codice ONG

Emigrazione

Decisa presa di  posizione dell’Alto Commissario ONU  Agnes Callamard contro il Codice ONG  in quanto  “riduce la capacità  di salvare vite umane e rischia di violare i diritti umani”.

 

Nell’intricata ed ancora poco chiara  vicenda delle ONG, accusate di collusione con gli scafisti e di favorire l’emigrazione clandestina  ( le indagini sono in corso guidate dalla Procura di Catania ed è prudente non esprimere giudizi e tantomeno condannare ancor prima che le stesse arrivino ad una conclusione) per conseguire tornaconti di tipo economico e decisamente poco umanitari, si inserisce la dichiarazione di Agnes Callamard dell’Unhcr, la quale senza mezzi termini ieri, giornata ferragostana,  ha dichiarato che c’è il fondato  sospetto che l’Italia, la Commissione Ue e gli altri Stati europei “considerino il rischio e la realtà delle morti in mare un prezzo da pagare per dissuadere migranti e rifugiati dall’intraprendere viaggi disperati e drammatici, spesso senza speranza.  L’autorevole Commissario dell’ONU ritiene che i cospicui finanziamenti concessi dall’Unione Europea alla Libia espongono, inoltre, chi viene bloccato sui barconi e riportato nel Paese a “violenze abominevoli”.

L’organizzazione umanitaria italiana Intersos rincara la dose sostenendo che  “Grazie alle scelte di Minniti migliaia di innocenti verranno torturati” Il Codice di condotta delle ONG che operano nel Mediterraneo, scritto dal governo italiano con la collaborazione della Commissione Ue, impone “procedure che potrebbero ridurre la capacità delle organizzazioni di effettuare attività di salvataggio di vite”. Questo “potrebbe portare a più morti in mare, alla perdita di vite umane e poiché tale scenario  è prevedibile ed evitabile, ove mai si dovesse verificare, costituirebbe una grave violazione degli obblighi dell’Italia in materia di diritti umani“. La rappresentante dell’ONU Agnes Callamard, relatrice speciale dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani (Unhcr), fa rilevare che dopo che le maggiori organizzazioni non governative come l’ONG tedesca Sea Eye, Medici senza Frontiere e Save the Children hanno annunciato la sospensione delle operazioni di soccorso nel Mediterraneo per motivi di sicurezza, per l’ eccessiva espansione delle acque territoriali libiche e per le reiterate minacce alle ONG, è aumentato a dismisura  il rischio delle morti in mare; ma quello che è veramente incettabile è che queste morti non servono a dissuadere i migranti e rifugiati dal compiere la traversata dalla Libia all’Italia. Sempre per la relatrice Onu : “il finanziamento di 46 milioni di euro dalla Commissione europea alla Libia per appoggiare la sua guardia costiera e le sue operazioni di ricerca e salvataggio possono esporre i migranti e i rifugiati che vengono riportati in Libia a “più violenze abominevoli“. “Alcuni vengono assassinati deliberatamente, altri muoiono in conseguenza di tortura, malnutrizione e negligenza medica” ed aggiunge che ci sono notizie in ordine ad una prassi diventata ormai costante: quella delle  violazioni del diritto alla vita da parte della guardia costiera libica, secondo le quali gli agenti hanno sparato contro imbarcazioni di migranti o impiegato tecniche di individuazione pericolose.

La relatrice segnala inoltre che il numero di immigrati e rifugiati riportati in Libia pare superi il numero di persone che risultano registrate nei centri di detenzione per immigrati, il che indica che alcuni vengono portati in strutture “non ufficiali e luoghi in cui possono essere privati della libertà e a rischio di gravi abusi, morte compresa“. Callamard ha ammesso che la guardia costiera libica ha bisogno di migliorare il suo lavoro, ma questo appoggio da parte dell’Ue “non si può fornire senza garanzie dimostrabili che i diritti dei migranti intercettati vengano rispettati e che i migranti stessi vengano protetti da violazioni e abusi da parte di agenti statali, milizie armate e trafficanti”, conclude l’esperta, che ha chiesto chiarimenti a Ue, Italia e Libia su tutte queste questioni. Attacca, inoltre, le scelte del governo anche l’organizzazione umanitaria italiana Intersos, impegnata con progetti di risposta all’emergenza e protezione dei più vulnerabili in 16 paesi del mondo e in Italia, con un intervento a tutela dei minori stranieri non accompagnati. “Sulla migrazione il ministro Minniti vede la luce.

Purtroppo grazie alle sue scelte, sostenute dal Governo Italiano e dall’Unione Europea, migliaia di persone innocenti vedranno il buio del carcere, delle torture, dello stupro e della morte in Libia“, scrive in una nota l’ONG replicando alla consueta conferenza stampa del ministro dell’Interno il 15 agosto.  “Nella sua conferenza di ferragosto il ministro dell’ Interno ha ancora una volta omesso di chiarire le conseguenze che la scelta di appaltare la gestione dei flussi migratori alla Libia avrà per uomini, donne e bambini. Uomini, donne e bambini che quando vengono fermati dalla Guardia Costiera libica subiscono frequentemente rapine e violenze, per poi essere portati in centri di detenzione dove sono tenuti prigionieri in condizioni inumane. Un’altissima percentuale degli uomini e dei bambini transitati dai centri di detenzione libici portano i segni di violenze e torture, la stragrande maggioranza delle donne subisce stupri ripetuti. Buona parte del paese, a cominciare dalle regioni vicine alla frontiera meridionale, sono prive di autorità statale, in mano a gruppi armati. Le prove di questi abusi sono enormi e riconosciute nei rapporti ufficiali delle Nazioni Unite“, spiega la ONG. Intanto il Corriere scrive che a fine agosto è in agenda un vertice tra il ministro degli Interni e le maggiori ONG, compresa Medici senza Frontiere che si è rifiutata di firmare il codice di condotta. Nel corso dell’incontro., particolarmente atteso, sempre secondo la fonte del Corriere: “si parlerà del codice ma anche di “resettlement e dell’attivazione di  autentici corridoi umanitari“.

 

Giacomo Marcario

Comitato di Redazione de “ Il Corriere Nazionale”


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