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L’Arena del Sole e La Banlieue, luoghi di cultura, chiudono a San Giuliano Milanese

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di Paolo Rausa

Il pubblico e il privato, due luoghi che hanno scandito la vita sociale e culturale in questi anni difficili, il tentativo di far uscire  San Giuliano Milanese dalla condizione di paese dormitorio, una nomea che si era guadagnato in seguito alla grande corsa alla industrializzazione degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, chiudono i battenti, simultaneamente. Da una parte il coraggioso intervento pubblico con il risanamento di un’area dismessa in via Marzabotto, utilizzata come deposito incontrollato di rottami di auto e di altro materiale ferroso, dall’allora amministrazione Bordoni verso la metà degli anni ’90 che fece sgomberare l’area e concepì la realizzazione di un centro di aggregazione giovanile, un centro culturale in cui i ragazzi, i giovani e gli adulti potessero incontrarsi ed esercitarsi nell’arte e nelle attività ludiche, poi gestito dalla Azienda Comunale delle Farmacie.

Più di un decennio dopo, con atto del 2011, sorgeva in zona centrale di fronte al comune, in una bella palazzina che era stata costruita al posto di un edificio datato e insignificante, un circolo per iniziativa privata dal titolo significativo ‘La Banlieu, la periferia che cercava la strada del riscatto culturale e sociale, qui e altrove, in Francia soprattutto ferita proprio dal mancato effettivo inserimento degli immigrati. L’una e l’altra iniziativa sono giunte al capolinea. Le ragioni sono economiche e politiche. E chiamano a rendere conto l’amministrazione della città non per prendere parte a difendere o a denigrare le passate o l’attuale amministrazione ma per richiamare tutti alla necessità di preservare per un’idea di bellezza e di partecipazione i cittadini. E non è questo un compito dell’amministrazione pubblica?

Mi sconvolge il fatto che siano passate sotto silenzio e che non si sia presa l’iniziativa di discuterne pubblicamente per assumere i provvedimenti del caso e permettere la continuità delle attività fin qui svolte negli stessi luoghi o in altri appositamente ricercati. Quando il presente viene ignorato negli aspetti sociali o il passato si dimentica e si fanno deperire le strutture all’uopo destinate – per es. il Museo della Civiltà Contadina di Cascina Carlotta o il recupero dei borghi storici di Viboldone, Carpianello, ecc. – allora dobbiamo tremare perché insieme alla nostra storia stiamo morendo anche noi. Quindi tutte le forze in campo, pubbliche e private per porre rimedio e rilanciare questo territorio periferico ma dal cuore nobile e generoso!

 


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