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Barcellona: arrestato conferma, preparavamo grande attacco

Cronaca

 

​NEL COVO DEI KILLER TROVATO DOCUMENTO DELL’ISIS 

Mohamed Houli Chemal, 21 anni, uno dei quattro presunti terroristi della cellula di Ripoll detenuti, ha confermato davanti a un giudice a Madrid che i piani iniziali del gruppo prevedevano un attentato piu’ vasto, con esplosivi, a Barcellona. Un altro ha detto che l’imam Esatty voleva farsi esplodere contro la sagrada Familia. Nel covo di Alcanar e’ stato trovato un documento a firma Isis. Intanto le indagini si allargano, con perquisizioni in altre citta’ della Spagna. Tre arrestati restano in carcere mentre uno e’ stato liberato. Camere ardenti per le vittime italiane nei rispettivi paesi di origine: a Bassano del Grappa e Legnano.

I jihadisti che hanno attaccato Barcellona lo scorso 17 agosto avevano progettato di colpire i luoghi simbolo della città catalana in un attacco di portata persino superiore. Lo ha confessato ai giudici un sospetto membro della cellula terroristica responsabile dell’accaduto. Mohamed Houli Chemlal, 21 anni, ha detto di essere a conoscenza da due mesi del piano: lui e altri tre sospetti sono apparsi in tribunale per la prima volta dopo i due attentati che hanno provocato quindici morti e più di cento feriti. I quattro sono gli unici sospetti sopravvissuti di quella che si ritiene essere una cellula terroristica composta da dodici uomini, che ha lanciato un furgone contro i pedoni sulle Ramblas – una delle vie più caratteristiche di Barcellona costantemente affollata di turisti – giovedì scorso. Qualche ora dopo, i membri del gruppo hanno messo a segno un’azione quasi in “fotocopia” a Cambrils, più a sud. Dopo un giornata completa di udienza di fronte a un giudice, per Chemlal e un altro sospettato, il 27enne Driss Oukabir, è stata confermata la custodia cautelare e l’incriminazione per terrorismo. Ma al terzo uomo al quale appartiene l’auto utilizzata nell’attacco di Cambrils, Mohamed Aallaa, è stata concessa la libertà condizionata: per il giudice le prove a suo carico sono deboli.

Il giudice si è dato altri tre giorni per decidere se un quarto sospettato, Salh El Karib – che gestisce un phone center che consente di effettuare telefonate all’estero a tariffe vantaggiose – debba restare in carcere o possa essere rilasciato. Ieri a tarda ora è stata disposta una perquisizione della sua attività commerciale. Il giudice non ha dunque assecondato la richiesta del procuratore, che chiedeva che tutti e quattro fossero incriminati per reati di terrorismo e trattenuti in carcere. Chemlal, cittadino spagnolo, ha detto al giudice che la cellula stava pianificando “un attentato di portata persino superiore, che prendesse di mira monumenti” attraverso l’uso di bombe, ha indicato una fonte della magistratura. Era a conoscenza dei progetti di un attentato “da almeno due mesi”, ha aggiunto. Chemlal, in pigiama e con un bendaggio alla mano destra, è stato portato in tribunale dopo che un medico lo ha giudicato in condizioni idonee a sostenere un interrogatorio, ha detto un portavoce del tribunale. Era rimasto ferito in un’esplosione accidentale mercoledì sera nell’appartamento che il gruppo utilizzava per assemblare ordigni artigianali. Una delle persone uccise nell’esplosione era un imam, Abdelbaki Es Satty, che si ritiene responsabile della radicalizzazione di Chemlal e altri giovani sospetti. 

Chemlal si è salvato soltanto perchè era fuori dal porticato al momento della deflagrazione. Ha detto al giudice che l’imam voleva farsi saltare in aria. La fonte giudiziaria ha segnalato che tra i quattro sospetti, “due hanno accusato l’imam per il complotto mentre un altro ha negato di conoscerlo”. In precedenza, la polizia aveva svelato che i sospetti jihadisti avevano preparato ordigni “per un ulteriore attacco a Barcellona” o per più di uno. I dettagli dei piani sono stati elencati nella sentenza di quattordici pagine seguita all’udienza preliminare di ieri. La polizia che sta rimuovendo le macerie ad Alcanar ha ritrovato “un ingente quantitativo di bombole di gas butano, acetone, acqua ossigenata, bicarbonato, un grosso quantitativo di chiodi…e detonatori per innescare l’esplosione”, si legge nei documenti del tribunale. Si tratta di alcuni dei principali componenti del Tatp (perossido di acetone), l’esplosivo ‘marchio di fabbrica’ dello Stato Islamico, che ha rivendicato l’attacco. 

Tra le macerie, la polizia ha inoltre trovato un foglio di carta finito all’interno di un libro verde, che recita: “Una breve lettera dei soldati dello Stato Islamico sul territorio di Al Andalous ai crociati, ai peccatori, agli ingiusti e ai corruttori”. Al Andalous è il nome dei territori governati fino al 1942 dai musulmani, meglio noti come Mori. L’esplosione accidentale nel loro deposito di bombe – una casa ad Alcanar, sud di Barcellona – avrebbe costretto i sospettati a modificare (e accelerare) i loro piani. Dopo aver perso ordigni e due componenti nella deflagrazione ad Alcanar, la cellula ha deciso il giorno dopo di noleggiare un furgone. Anche qui i piani hanno subito un intoppo, visto che l’uomo alla guida è stato coinvolto in un incidente, non lontano da Cambrils. Un secondo furgone, affittato questa volta da Driss Oukabir, è stato utilizzato due ore dopo nell’azione di Barcellona. In tribunale, ieri, Oukabir ha ammesso di aver noleggiato il furgone ma ha chiarito di averlo fatto solo per necessità di spostamento. Aallaa, che ha avuto la libertà condizionale ed è il proprietario dell’Audi utilizzata nell’assalto di Cambrils, ha spiegato che la macchina è stata immatricolata a suo nome per ragioni legate all’assicurazione del veicolo, che utilizzava in realtà suo fratello Said, 19 anni. 


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