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Dio non mette il dito tra moglie e marito

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Dopo aver partecipato alla trasmissione “La vita in diretta” (Rai 1) del 14 agosto, per parlare del tema “Meno matrimoni in chiesa, perché?”, il prete e scrittore Mauro Leonardi, ha postato un video sul suo blog “Come Gesù”, intitolato: “L’indissolubilità del matrimonio: l’amore chiede sempre l’eternità”.

Trascrivo:

“L’indissolubilità del matrimonio è che non c’è nulla che possa far venir meno il patto coniugale. Per questo è così importante che il matrimonio non sia a due ma a tre, per questo è così importante che nel matrimonio ci sia anche Dio, perché chiaramente in teoria è possibile che io voglia andare avanti per tutta la vita stando accanto alla persona che non amo più perché ho preso l’impegno, ma è molto difficile. Io credo che in pratica non sia possibile un matrimonio che non abbia dietro un sacramento. L’amore chiede sempre l’eternità, e siccome non abbiamo esperienza dell’eternità, abbiamo bisogno di Dio”.

Intanto vorrei far osservare a don Mauro che sono sempre esistiti matrimoni non celebrati in chiesa, mai sciolti nonostante fosse finito l’amore. E sono sempre esistiti matrimoni non celebrati in chiesa, in cui l’amore è continuato per tutta le vita. Aiuto di Dio anche in questi? Oppure Dio non c’entra né con questi né con quelli celebrati in chiesa?

Riguardo all’indissolubilità del matrimonio vorrei fare una considerazione che non so se sia mai stata fatta. “Quello che Dio ha congiunto l’uomo non separi”, dice Gesù. In questo divieto c’è qualcosa di strano, qualcosa che lo distingue da tutti gli altri divieti divini che riguardano i rapporti tra gli uomini. Di norma il divieto di fare una cosa non significa che quella cosa non la possiamo fare, nel senso che non abbiamo la possibilità di farla, significa che se la facciamo, compiamo il male e quindi pecchiamo. Però Dio non ci impedisce di infrangere il precetto.

Caino non deve uccidere Abele, però ha la possibilità di uccidere Abele, di eliminare Abele dalla sua vita, ed elimina definitivamente Abele dalla sua vita. Questa azione non limita in seguito la libertà di Caino nella vita.

Dio ci ordina di non rubare, ed è ovvio che non c’impedisce di rubare, altrimenti il divieto non avrebbe neppure senso. Non avrebbe senso proibire un atto che non abbiamo la possibilità di compiere. Il furto non limita per tutta la vita la libertà del ladro.

Non dobbiamo desiderare la donna d’altri, però abbiamo la possibilità di desiderare la donna d’altri e alle volte di avere la donna d’altri. Dio ce lo proibisce, ma non ce lo impedisce. Anche questo peccato non limita la nostra libertà nella vita.

Ora, l’infrazione del comandamento: “Quello che Dio ha congiunto l’uomo non separi”, fa eccezione alla regola. Gli sposi hanno, infatti, hanno la possibilità di separarsi, ma restano legati per tutta la vita. Dio li terrebbe legati per tutta la vita. In questo caso (guarda un po’) l’uomo non ha la possibilità di compiere fino in fondo il male. Incoerenza divina?

Inoltre: mentre nessun peccato, se non erro, limita dopo averlo compiuto, la libertà di chi lo compie, il peccato del divorzio limita per sempre la libertà di chi divorzia, giacché gli è vietato un nuovo amore ed ovviamente un nuovo matrimonio. Condannato alla castità per sempre.

“L’amore chiede sempre l’eternità”, dice don Mauro. Anche l’amore di un genitore per un figlio dovrebbe anelare all’eternità, eppure può svanire. Ogni legame tra gli uomini può spezzarsi, perché non dovrebbe spezzarsi il legame tra gli sposi?

Gesù avrebbe dovuto dire: “Quello che Dio ha congiunto per l’eternità, l’uomo non separi”. Dimenticò di aggiungere “per l’eternità”.

Ovviamente io non ritengo sia un male sciogliere il matrimonio qualora sia necessario. Divorziare, ad esempio, per liberare se stessi e i propri figli da un marito violento, non è solo un diritto ma anche un dovere. Ed ovviamente nessun male nel risposarsi.

Renato Pierri


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