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Esperanto: in Basilicata l’84° congresso della federazione Italia e Norvegia

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ROMA – “Se la saggezza nella condotta delle relazioni internazionali e reazioni internazionali significano incontri di persone ed esperienze diverse, messa in comune di percorsi alle volte disparati, desiderio di identificare un terreno comune che sia di beneficio reciproco, l’appuntamento di fine agosto in Basilicata è senza dubbio unico e vedrà convergere la lingua internazionale Esperanto, i Parchi letterari italiani, la Scandinavia e talune eccellenze della Basilicata e del nostro Mezzogiorno. A Policoro, l’antica Heraclea, dal 26 agosto al 2 settembre avrà infatti luogo il 84.imo Congresso della Federazione Italiana di Esperanto (la lingua pianificata proposta nel 1887 dal medico polacco Ludovico Lazzaro Zamenhof, e che oggi, secondo varie stime, conta alcuni milioni di parlanti diffusi in 120 Paesi)”. A scriverne è Domenico Letizia su “Notizie Geopolitiche”.

“Durante i lavori congressuali, come sempre, ci saranno corsi di lingua articolati in più livelli, presentazioni delle ultime novità editoriali e store editoriali dove poter comprare libri e manuali sulle tematiche legate all’esperanto. Il Congresso di Esperanto sarà anche l’occasione per scambi e collaborazioni con i Parchi Letterari italiani e quindi con la Società Dante Alighieri, e vedrà anche una particolare attenzione dedicata al Grande nord, alla Norvegia e all’affascinante situazione linguistico-culturale di quell’area.
Molti sono i protagonisti di spicco, a cominciare dalla presidente della Federazione Esperantista Italiana-FEI Michela Lipari, attivissima a livello nazionale e internazionale, a lungo membro del Consiglio direttivo dell’Unione Esperantista Mondiale – (Universala Esperanto Asocio-UEA) ed una dei principali organizzatori del Congresso Mondiale di Esperanto tenutosi a Firenze nel 2006 con il patrocinio del presidente della Repubblica italiana. E’ atteso a Policoro (Matera) il professor Renato Corsetti, professore di psicopedagogia alla Sapienza di Roma e attuale segretario dell’Accademia di Esperanto. Di quest’ultima è membro un altro illustre partecipante, il professor Carlo Minnaja, già ordinario di matematica presso l’Università di Padova e che ha curato per l’occasione un’antologia in lingua Esperanto di autori lucani. Vi saranno la professoressa Neria De Giovanni, presidente dell’Associazione Critici Letterari; Raffaele Nigro, giornalista e scrittore; Anna Loewenstein, scrittrice in inglese ed Esperanto.

Forte presenza di letterati, dunque. Ed infatti il Congresso vivrà un momento di forte intensità con la tavola rotonda organizzata ad Aliano, uno dei Parchi Letterari più belli d’Italia, dedicato a Carlo Levi, il celebre autore di “Cristo si è fermato ad Eboli”.
I partecipanti saranno accolti da Stanislao de Marsanich, presidente dell’ente Parchi Letterari italiani, e dal Presidente dello stesso Parco Carlo Levi, Antonio Colaiacovo. Letteratura in lingua Esperanto e letteratura in lingua italiana si incontreranno e dialogheranno dunque in una regione che sta attirando su di sé l’attenzione di tutta Europa, grazie alla scelta di Matera come capitale 1europea della cultura 2019. L’attenzione su Matera e quindi sulla Basilicata è molto viva anche in Norvegia, come riferirà nei suoi interventi sia all’evento di apertura Policoro che ad Aliano l’ambasciatore Giorgio Novello, che appunto rappresenta l’Italia in Norvegia ed in Islanda.

L’ambasciatore tratterà in particolare della straordinaria ricchezza linguistica della Norvegia e della sua seconda lingua ufficiale, il neo-norvegese, la cui genesi per diversi aspetti può essere comparata a quella dell’Esperanto. Del resto, la Associazione Universale di Esperanto vanta un ulteriore legame con la Norvegia, in quanto è stata più volte candidata al Premio Nobel per la Pace che viene appunto assegnato ogni anno ad Oslo. Recentemente Giorgio Novello è stato nominato membro del Comitato di Patronato della Associazione Mondiale di Esperanto (del quale ha fatto parte tra gli altri, fino alla sua recente scomparsa, il Premio Nobel per l’economia e massimo esperto mondiale della teoria dei giochi non cooperativi Richard Selten). Il Comitato in tutto ha sette membri: vi siede un altro italiano, Giuliano Turone, giudice emerito della Suprema corte di Cassazione, protagonista di processi fondamentali della nostra storia degli ultimi decenni, appassionato linguista e promotore del progetto “Dante poliglotta”.

L’ambasciatore Novello si è accostato all’esperanto nel 1974, come lui stesso ama ricordare, “grazie al meraviglioso libro sulle lingue inventate di Alessandro Bausani” (illustre orientalista e a sua volta esperantista), e dal 2004 al 2006 è stato vice rappresentante dell’Associazione Esperantista Mondiale presso le Nazioni Unite a Vienna. Governata da 16 regole senza eccezioni e fondata su un vocabolario di radici latine, germaniche e slave, capace di produrre da sé neologismi comprensibili per tutti i suoi locutori, l’Esperanto, forte di una storia ormai ultracentenaria è perfettamente in grado di essere utilizzato come lingua internazionale (che affianchi e non sostituisca le singole lingue nazionali) ed in tal modo facilitare enormemente l’intercomprensione internazionale, ad iniziare dall’Europa , dall’Atlantico agli Urali, dall’Italia alla Norvegia.

L’Esperanto vanta una ben ricca cultura nella quale possiamo ritrovar in filigrana molteplici contributi, ad iniziare dalle radici intellettuali ebraico-balto-slave su sfondo germanico-prussiano del suo fondatore Zamenhof (o, come gli esperantisti dicono, “iniziatore”). La vitalità dell’Esperanto è oggi immediatamente percepibile nei media: Wikipedia in Esperanto è tra le più ricche, con oltre 150mila articoli; la versione in Esperanto dei corsi di lingua online Dulinguo ha raggiunto il milione di studenti, di cui 50mila lo hanno già completato; la nuova app Amikumi, lanciata pochi mesi fa, consente ad ogni parlante Esperanto di trovarne altri nelle immediate vicinanze in qualsiasi parte del mondo. Se c’è un insegnamento che l’Esperanto oggi può consegnare all’Europa è che le lingue non si fermano alle frontiere, non appartengono a Stati o governi, ma sono della gente che le parla”. (aise) 


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