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Migranti: non solo barconi, anche (tanti) imprenditori

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Marco MarcocciMentre le imprese italiane faticano, quelle avviate da immigrati conseguono livelli di crescita a due cifre. Lo conferma uno studio di Intesa Sanpaolo

  • In questa calda estate più che mai, quando si parla migranti ci si riferisce quasi sempre ai barconi sovraffollati da uomini, donne e bambini che, sfidando le insidie del Mar Mediterraneo, fanno rotta verso le nostre coste.

    Tra le mille e più angolazioni dalle quali può essere fotografato il fenomeno migratorio, ve n’è uno che non viene mai messo a fuoco come meriterebbe, si tratta dell’imprese con titolare straniero.

    E pensare che proprio l’imprenditoria straniera continua a trovare nella penisola terreno fertile, e come! L’ennesima conferma arriva da uno studio di Intesa Sanpaolo dal quale emerge che mentre le imprese italiane annaspano, quelle avviate da imprenditori immigrati hanno conseguito negli anni della crisi una crescita a due cifre.

    Infatti la riduzione complessiva dello 0,9% delle imprese presenti in Italia verificatasi dal 2011 al 2015 esprime “la sintesi di una contrazione del 2,9% delle imprese italiane e di un aumento del 21,3% delle imprese fondate da migranti”.

    Così, a fine 2015, la quota delle imprese condotte da imprenditori immigrati aveva raggiunto il 9,1% del totale, una componente quindi indubbiamente rilevante della demografia industriale.

    Nell’indagine, dal titolo “Imprenditoria straniera in Italia: differenze nei modelli organizzativi e nelle performance”, emerge che le imprese straniere si configurano come soggetti di dimensioni più contenute, sono sottocapitalizzate e caratterizzate da una bassa intensità del capitale investito. Esse, poi, mostrano performance di crescita (fatturato, addetti, valore aggiunto) superiori alle italiane, ma con margini unitari inferiori.

    La forma giuridica che raccoglie circa l’80% delle aziendestraniere è quella dell’impresa individuale che nel periodo 2011-2015 ha registrato un tasso di crescita di quasi 20 punti percentuali. Tuttavia si vanno sempre più diffondendo delle forme giuridiche più complesse come le società di capitale, che sono aumentate del 44,2%, ed altre tipologie (consorzio, cooperativa, società consortile, ecc.), incrementate del 31,6%.

    Altro connotato proprio delle imprese straniere è la predisposizione, maggiore rispetto alle imprese italiane, a sviluppare attività di export e a registrare marchi internazionali di proprietà. Tale caratteristica, è stato osservato, potrebbe essere connessa ai rapporti che gli imprenditori hanno con i propri paesi di origine ed “in prospettiva questi elementi possono diventare leve di ulteriore differenziazione e fattori in grado di agevolare la crescita dimensionale”.

    Gli imprenditori stranieri provengono prevalentemente dai paesi dell’Est Europa, Romania e Albania in primis; a seguire è l’Asia ad avere uno spiccato spirito imprenditoriale, soprattutto grazie ai migranti cinesi.

    Insomma, i migranti non soltanto sinonimo di barconi e clandestini (come dice qualcuno), sono anche imprenditori.


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